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“Me lo ha strappato e lo ha ingoiato”. Violenza disumana in Italia, una scena spaventosa

Pubblicato: 07/07/2026 08:12

Ci sono sere in cui il confine tra la normalità e l’incubo si assottiglia fino a scomparire, trasformando un gesto quotidiano e generoso in un appuntamento con la ferocia più cieca. Una tranquilla uscita tra amici, la musica in sottofondo e le chiacchiere estive possono svanire in pochi istanti, inghiottite dal caos di un’aggressione improvvisa e spietata. È la cronaca di una metamorfosi brutale, dove il tempo sembra fermarsi e la realtà si tinge dei colori cupi di un film dell’orrore, lasciando ferite destinate a non rimarginarsi mai più.

Il fenomeno delle violenze della movida e dei branchi che si accaniscono contro vittime indifese continua a riempire le pagine dei giornali, sollevando interrogativi profondi sulla sicurezza e sulla gratuità di certi comportamenti. Quando un gruppo di persone decide di accerchiare e colpire, la forza del singolo si annulla e subentra il panico. Spesso, a scatenare la furia dei malintenzionati è semplicemente la volontà di difendere qualcuno in difficoltà, un atto di coraggio che viene pagato a carissimo prezzo sotto i colpi di una violenza inaudita che non conosce limiti né pietà.
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Orrore sul lungolago di San Lorenzo Nuovo

La violenza più selvaggia si è materializzata la notte tra l’1 e il 2 luglio 2022 sul lungolago Prati Renari, detto anche Oppietti, a San Lorenzo Nuovo. In una recente e concitata udienza del processo a carico di tre dei quattro giovani tra i 22 e i 27 anni, accusati di far parte del branco, sono emersi dettagli agghiaccianti. La vittima, un bar-manager romano di 34 anni, ha ripercorso quei momenti drammatici vissuti dopo essere uscito da una paninoteca per recuperare la borsa di un’amica in macchina. Quell’amica, che fu portata all’ospedale di Orvieto, ha riportato la frattura di tre costole a causa del pestaggio.

Al termine della drammatica testimonianza, il collegio ha rinviato l’udienza per unificare il procedimento a quello in corso per lesioni aggravate al presunto “cannibale”. Si tratta di un 24enne per cui si è proceduto fin qui in solitaria in quanto immediatamente identificato. Lui è imputato ”solo” di lesioni gravissime mentre agli altri tre viene contestata in concorso l’aggravante dello sfregio permanente al volto. La vittima ha riportato una lesione giudicata permanente, evidente allo sguardo e non recuperabile con la chirurgia plastica. Un quinto indagato è stato assolto dal gup che lo ha giudicato col rito abbreviato. Dopo la feroce aggressione, gli imputati sarebbero scappati su due auto, dileguandosi per le campagne attorno al lago di Bolsena.

Il giallo del lobo scomparso nell’aula di tribunale

Ripercorrendo i fatti di quella notte, il 34enne, parte civile con gli avvocati Giovanni Bartoletti e Corrado Cocchi e già sentito in aula il 21 maggio 2024, ha concluso dicendo: “Mi ha strappato l’orecchio con un morso e lo ha ingoiato”. Una frase che ha spinto gli agguerriti difensori degli imputati – gli avvocati Remigio Sicilia, Giuseppe Picchiarelli e Angelo Di Silvio – a contestargli come nel verbale redatto nell’immediatezza abbia invece dichiarato: “Lo ha sputato per terra”.

“Me lo hanno riferito i carabinieri che hanno cercato il lobo ovunque senza trovarlo, a partire dalla pozza di sangue di circa 15×10 centimetri, perché i sanitari dissero che se fosse stato trovato lo avrebbero potuto riattaccare. Per cui è stato dedotto che dovesse averlo ingoiato”, ha chiarito l’uomo in aula. Il racconto si è fatto ancora più drammatico: “Ho sentito colare il sangue sulla faccia, allora mi sono toccato con le mani e il lobo del mio orecchio non c’era più”.

Le contestazioni della difesa e le indagini web

Particolari cruenti a parte, le difese hanno duramente contestato l’identificazione degli imputati da parte del 34enne. Il riconoscimento è avvenuto su input di un amico che gli avrebbe fornito nomi e cognomi con un messaggio trovato sul suo telefonino quando si è svegliato dall’anestesia, dopo l’intervento chirurgico urgente cui è stato sottoposto all’ospedale Santa Rosa per suturare la ferita.

“Quello che mi ha strappato l’orecchio lo avevo visto benissimo, ho il suo volto stampato, l’ho indicato subito. Per gli altri tre è stato facile, una volta saputi i nomi, è bastato fare un giro sui social per trovare anche i loro volti e riconoscerli”, ha ribadito con fermezza la vittima. Solo per l’imputato difeso da Picchiarelli, il 24enne ha espresso qualche dubbio: “Non sono sicuro che mi abbia colpito, ma anche lui era tra la decina di persone che mi hanno accerchiato e preso a calci e pugni mentre ero disteso a terra sanguinante”.

Un’aggressione nata per difendere una ragazza

Tutto l’orrore della serata sarebbe scaturito dal tentativo di difendere una ragazza vittima di molestie. “In tre, mi stavano davanti di spalle, mentre lei era davanti a loro. Due si sono girati verso di me con fare minaccioso, mentre il terzo mi si è fatto alle spalle e mi ha strappato l’orecchio con un morso, dopo avere detto ‘vuoi vedere che adesso ti ammazzo?’”, ha ricordato l’uomo davanti ai giudici.

Sullo sfondo della vicenda emergono anche i precedenti del presunto aggressore principale. Il giovane, originario di Montefiascone, solo qualche ora prima del pestaggio era stato trovato dai carabinieri con 8 grammi di marijuana e 14 dosi di cocaina nelle mutande, arrestato per spaccio e rimesso subito in libertà su disposizione del pm. La tensione non si sarebbe spenta quella notte: pochi giorni dopo, il 6 luglio, un noto pluripregiudicato, anche lui di Montefiascone, si sarebbe fatto vivo con la vittima e con uno degli amici che erano con lui per minarli pesantemente.

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