
Il dibattito sulla politica estera accende una violenta miccia all’interno delle forze di minoranza, riaprendo storiche linee di frattura che da mesi ostacolano la costruzione di un’alternativa di governo compatta. A scatenare il nuovo scontro sono state le forti dichiarazioni del leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, pronunciate sul palco della manifestazione di Napoli. Davanti ai sostenitori della coalizione, l’ex premier ha messo direttamente in discussione l’entità delle spese militari e l’allarmismo internazionale, definendo la “minaccia russa” come una dinamica “costruita” per orientare l’opinione pubblica verso un massiccio riarmo. Le sue parole hanno immediatamente innescato la reazione durissima dei centristi di Azione, guidati da Carlo Calenda, e degli esponenti di Forza Italia, mentre la segretaria del Pd Elly Schleinha preferito mantenere una linea di assoluto silenzio.
Durante il suo intervento, l’ex presidente del Consiglio ha contestato apertamente i costi economici della strategia di difesa continentale. L’analisi si è concentrata sugli impegni finanziari assunti dall’esecutivo in sede internazionale: “Noi non possiamo continuare a buttare soldi nelle armi. Adesso si è concluso il vertice in Turchia. Meloni conferma gli impegni per la NATO. Sapete in quanto sono stati quantificati questi impegni da vari istituti indipendenti, come Milex? Da qui al 2035 dovremmo rispettare, per arrivare al 5%, una spesa aggiuntiva addirittura di 500 miliardi. È insostenibile”. Secondo il leader pentastellato, queste risorse verranno sottratte a capitoli cruciali come la sanità e l’istruzione pubblica. “Pensate che stanno costruendo una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti per andare a contrastare e a far guerra. E dicono anche una data, il 2030” ha incalzato l’ex premier dal palco.
La citazione del generale e il fuoco incrociato dei leader
Per sostenere la propria tesi, l’esponente dei 5 Stelle ha richiamato alcune dichiarazioni attribuite al vertice militare dell’Alleanza Atlantica, il generale Grynkewich: “Ho studiato tutte le fonti di intelligence, tutte le informazioni disponibili e posso dire che oggi e né domani la Russia rappresenta una minaccia per l’Europa”. L’accuratezza della citazione è stata tuttavia contestata dagli analisti, poiché il militare, parlando in un contesto pubblico, aveva in realtà rassicurato sulla tenuta difensiva dei Paesi baltici di fronte a possibili calcoli di rischio da parte di Mosca. Ciononostante, l’ex premier ha rivendicato la bontà della sua impostazione anche sui canali social e in tv, ribadendo: “Io lo confermo: non penso che la minaccia numero uno per gli italiani sia la volontà della Russia di invaderci”.
Le reazioni politiche non si sono fatte attendere, spaccando il fronte progressista. “Ma vi rendete conto che Giuseppe Conte dice testualmente da un palco dell’alleanza di sinistra ‘stanno costruendo apposta una minaccia russa’!!! Nel silenzio di Elly Schlein” ha tuonato duramente Calenda. All’interno dello stesso Partito Democratico si registrano profonde frizioni, con esponenti dell’ala riformista come Pina Picierno e Giorgio Gori che hanno espresso forte disagio per la mancata presa di distanza dei vertici. Sul fronte opposto, Nicola Fratoianni ha difeso la linea pacifista contraria alla corsa agli armamenti, mentre Matteo Renzi ha respinto fermamente le tesi del Movimento 5 Stelle: “La Russia ha invaso l’Ucraina e questo è un fatto, per giunta un fatto criminale, non una narrazione occidentale”. La polemica ha lambito anche lo schieramento di governo, dove la capogruppo di Forza Italia al Senato, Stefania Craxi, ha accusato il leader di diffondere una ricostruzione pericolosa, mentre l’eurodeputato Roberto Vannacci ha liquidato la vicenda con una battuta, rifiutando ogni accostamento ideologico.


