
Un terremoto mediatico scuote i sotterranei dell’informazione e della politica, ridisegnando i confini di un legame che sembrava indissolubile. Volano i piatti in una rottura pubblica consumata a colpi di dichiarazioni incrociate. Valter Lavitola, già «amico geniale» di Sigfrido Ranucci, con una gragnuola di interviste (ben quattro rilasciate solo venerdì) dice e allude. Manda messaggi. Parla. E comincia a raccontare dettagli e circostanze di un rapporto andato avanti per anni. Crolla così la narrazione della strana coppia che per molto tempo ha condiviso confidenze e indiscrezioni in un noto locale di Monteverde, un sodalizio oggi scoppiato fragorosamente in cui il giornalista resta, in ogni caso, parte lesa.
Il silenzio tra i due è ormai totale, interrotto soltanto dalle pesanti indiscrezioni che l’ex direttore fa filtrare attraverso gli organi di stampa. Lavitola fa sapere proprio ora di aver ospitato (gratis) un cronista di Report nel suo bed and breakfast ai tempi del Covid. Al quotidiano Domani aggiunge parole durissime: «se Sigfrido dubita di me sono pronto a sputargli in faccia». Dal canto suo, il volto della trasmissione d’inchiesta difende il valore storico del loro legame pur scusandosi per aver menzionato dinamiche strettamente private: «Non cambio idea su Valter e non ci voglio credere: mi spiace per aver tirato in mezzo la vicenda del figlio malato alla radice della nostro legame, mi scuso», dichiara pubblicamente.
Lo scontro sulla sicurezza e le tensioni nella redazione Rai
I retroscena svelano una fitta rete di scambi d’opinione su scottanti vicende d’attualità. L’ex faccendiere sostiene di aver persino protetto il conduttore da clamorosi passi falsi, come la pista legata a un presunto viaggio del ministro della Giustizia Carlo Nordio in Uruguay da Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani, avvertendolo che si trattava di una fake news. Una ricostruzione parzialmente smentita dal cronista, che ridimensiona il ruolo dell’interlocutore attribuendo il tempismo del commento a fatto già compiuto.
Nel frattempo, la pressione interna alla scuderia televisiva si fa insostenibile di fronte al rischio di uno stallo istituzionale. «Se avete dubbi su di me sono pronto a un passo indietro», ieri mattina Ranucci ha ribadito al telefono a un gruppo di inviati di Report la sua totale buona fede sull’attentato subìto, un caso reso ancor più opaco dal coinvolgimento di Lavitola. Tra i collaboratori serpeggia il timore di pesanti contraccolpi deontologici per la credibilità dei prossimi servizi, mentre il direttore degli Approfondimenti Rai Paolo Corsini osserva l’evoluzione di una vicenda che rischia di paralizzare l’intera struttura in vista della ripresa autunnale.


