
Un tassello cruciale si aggiunge alle complesse indagini sul grave atto intimidatorio ai danni di una delle firme più note del giornalismo d’inchiesta italiano. Si è avvalsa della facoltà di non rispondere Marika De Filippis, la donna arrestata lo scorso 30 giugno insieme ad altre tre persone con l’accusa di aver organizzato e compiuto l’attentato dinamitardo fuori dall’abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci avvenuto nell’ottobre 2025. L’interrogatorio si è svolto in videoconferenza da Avella, nell’Avellinese, dove la donna si trova ai domiciliari. A lei e agli altri tre, detenuti nel carcere di Rebibbia, la procura contesta le accuse, a vario titolo, di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, con l’aggravante del metodo mafioso. La linea del silenzio scelta dall’indagata rallenta momentaneamente la strategia degli inquirenti, determinati a fare piena luce sui mandanti.
La rete dei contatti e i prossimi interrogatori
Il quadro accusatorio delinea una fitta rete di complicità e collegamenti che superano i confini della criminalità locale, toccando ambienti contigui a contesti di rilievo nazionale. Domani sono previsti gli interrogatori di garanzia per gli altri tre, Antonio Passariello, Saverio Mutone e Pellegrino D’Avino. Quest’ultimo, secondo gli inquirenti, avrebbe tenuto i contatti con Gomes Clesio Tavares, il ‘factotum’ di Valter Lavitola, con il ruolo di intermediario nell’organizzazione dell’attentato. Le prossime ore saranno decisive per capire se la strategia difensiva rimarrà compatta. Tutti e tre, a quanto si apprende, dovrebbero avvalersi della facoltà di non rispondere, trincerandosi dietro lo stesso muro di silenzio sollevato oggi dalla prima indagata durante il confronto con il giudice.

