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Salute, oltre dieci milioni di italiani li usano: cosa cambia ora su quei medicinali

Pubblicato: 14/07/2026 18:16
Medicinali omeopatici in farmacia

Più di 10 milioni di italiani hanno usato medicinali omeopatici nell’ultimo anno. Un dato che riaccende il confronto su omeopatia, regole, informazione e ricerca scientifica: il settore vale 160 milioni di euro e coinvolge un pubblico tutt’altro che marginale.

Il tema è approdato al Senato, nella Sala Caduti di Nassiriya, durante l’incontro promosso dal senatore di Fratelli d’Italia Giovanni Satta. Al centro della discussione, il quadro normativo italiano, ancora non pienamente allineato agli altri Paesi europei, e le prospettive di un comparto che conta 25 aziende e circa 2mila addetti.

Il nodo delle regole e dell’informazione

«Quando milioni di cittadini ricorrono a questi medicinali, è dovere delle istituzioni promuovere un confronto serio, basato sulla ricerca, sulla trasparenza e sulla tutela del paziente», ha detto Satta aprendo i lavori.

Una posizione condivisa dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, che ha insistito sulla necessità di avvicinare la normativa italiana a quella europea. A partire da uno strumento concreto, spesso sottovalutato: il foglietto illustrativo. «L’obiettivo è un’informazione sempre più chiara e qualificata: quando oltre 10 milioni di italiani dichiarano di avere utilizzato medici i omeopatici nell’ultimo anno, il tema non può essere considerato affatto marginale», ha dichiarato Gemmato, ricordando anche il tavolo di confronto istituito al Ministero della Salute per il comparto, inclusa la dimensione degli integratori.

I numeri del mercato omeopatico

A moderare l’incontro è stato Alessandro Pizzoccaro, presidente di GUNA. Il messaggio è netto: niente scontro ideologico, ma un confronto sui dati e sul diritto dei cittadini a ricevere informazioni corrette. «Non servono contrapposizioni ideologiche, ma un dialogo fondato sulle evidenze scientifiche e sul diritto dei cittadini a essere informati correttamente».

Silvia Nencioni, presidente di Omeoimprese, ha illustrato le cifre di un mercato che vede l’Italia al terzo posto in Europa. Secondo l’indagine Eumetra 2026, il 97% degli italiani conosce i medicinali omeopatici; 22,5 milioni li hanno acquistati almeno una volta, mentre 10,4 milioni lo hanno fatto nell’ultimo anno. Il dato che pesa di più riguarda però la richiesta di chiarezza: «Otto italiani su dieci chiedono informazioni più chiare e trasparenti. La vera sfida oggi non è far conoscere l’omeopatia, ma consentire ai cittadini di comprenderla meglio».

Ricerca scientifica e medicina convenzionale

Sul fronte scientifico sono intervenuti Valter Santilli, ordinario di Medicina fisica e riabilitativa alla Sapienza, e Sergio Bernasconi, professore emerito di Pediatria ed ex presidente della Società italiana di pediatria. Santilli ha richiamato una distinzione centrale: l’assenza di prove definitive non coincide, secondo il docente, con una prova di inefficacia. Da qui la richiesta di più ricerca indipendente e di metodi adeguati per valutare le terapie non convenzionali.

Bernasconi ha invece esaminato la ricerca preclinica e clinica disponibile, con particolare attenzione alla Low Dose Medicine, basata sulle molecole segnale, e al profilo di sicurezza dei medicinali. «In specifici contesti clinici», ha spiegato Bernasconi, «la farmacologia omeopatica può rappresentare una terapia complementare da integrare con la medicina convenzionale».

Il punto finale, al Senato, è uno solo: superare lo stallo che da anni accompagna il dibattito sull’omeopatia in Italia. La richiesta è costruire un quadro normativo più chiaro e coerente con l’Europa, mettendo al centro pazienti, informazione e Servizio sanitario nazionale.

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