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“Solo una macchia”. E invece è una malattia terribile: morta così, rabbia e dolore

Pubblicato: 15/07/2026 17:03

Una diagnosi arrivata con cinque mesi di ritardo è costata una condanna a una struttura sanitaria della provincia di Parma. Il Tribunale di Parma ha disposto un risarcimento di circa 320mila euro in favore delle tre figlie di una donna deceduta nel 2011 a causa di un tumore al colon, ritenendo accertata una responsabilità sanitaria legata al ritardo nella diagnosi.

La vicenda risale al febbraio 2009, quando la paziente si sottopose ad alcuni accertamenti diagnostici per un’alterazione cutanea. Tra gli esami effettuati figuravano una Tac e un’ecografia addominale, che però non portarono all’individuazione della neoplasia.

Il tumore al colon venne infatti diagnosticato soltanto il 31 luglio 2009, circa cinque mesi dopo i primi controlli. Un ritardo che, secondo quanto stabilito dal tribunale, avrebbe inciso in modo significativo sulle possibilità di trattamento della malattia.

Nella sentenza, firmata dal giudice Marco Vittoria, viene evidenziato che una corretta interpretazione degli esami eseguiti nei mesi precedenti avrebbe consentito di individuare la patologia in una fase più precoce, permettendo un intervento terapeutico tempestivo.

Secondo i periti nominati dal tribunale, il ritardo diagnostico sarebbe stato determinato dal mancato approfondimento di un referto della Pet, elemento che avrebbe richiesto ulteriori verifiche da parte del personale sanitario.

Uno dei punti centrali del procedimento riguardava la possibilità che una diagnosi anticipata avrebbe potuto modificare le probabilità di sopravvivenza della paziente. I consulenti tecnici non hanno espresso una valutazione definitiva su questo specifico aspetto.

I periti hanno però evidenziato che, se la malattia fosse stata individuata nei tempi corretti, sarebbe stato possibile procedere con un intervento chirurgico in condizioni cliniche ancora favorevoli e con un rischio contenuto, circostanza che il ritardo ha compromesso.

Per il tribunale, il ritardo nella diagnosi ha determinato un peggioramento della qualità della vita della donna durante il decorso della malattia. Un danno che i giudici hanno ricondotto a un’omissione colposa del personale sanitario, ritenuta non giustificabile alla luce delle risultanze processuali.

Alla luce di queste valutazioni, il Tribunale di Parma ha condannato la struttura sanitaria al pagamento di circa 320mila euro, somma che comprende il risarcimento dei danni, le spese legali e gli interessi riconosciuti alle tre figlie della paziente.

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