
Dai «badogliani del centrodestra» al «Camposanto». Nel giorno in cui Fratelli d’Italia vota alla Camera l’emendamento di Futuro Nazionale sulle preferenze, Roberto Vannacci alza il livello dello scontro. Dal palco di Civitanova Marche, l’ex generale attacca sia gli alleati di governo sia le opposizioni, ma lascia aperto uno spiraglio a un’intesa con il centrodestra, purché vengano rispettate le condizioni poste dal suo movimento.
Gran parte del comizio è dedicata proprio al voto di Montecitorio. Per Vannacci, il vero tradimento nei confronti della premier sarebbe arrivato dall’interno della maggioranza. «I badogliani del centrodestra hanno sparato alle spalle del proprio schieramento con le munizioni fornite dal Partito democratico», afferma, prendendo di mira quei parlamentari che hanno contribuito all’affossamento dell’emendamento durante lo scrutinio segreto.
Nel mirino finisce anche il Campo largo, ribattezzato con sarcasmo «Camposanto». Secondo il leader di Futuro Nazionale, la bocciatura della proposta dimostrerebbe che «la politica ha paura della sovranità popolare». Da qui la sfida lanciata direttamente a Giorgia Meloni: «Tiri fuori gli attributi e faccia approvare il nostro emendamento con le preferenze senza il capolista bloccato».
Le dichiarazioni arrivano poche ore prima dell’apertura di Fratelli d’Italia alla possibilità di ripresentare proprio l’emendamento firmato da Edoardo Ziello. La proposta era stata respinta dall’Aula, ma aveva raccolto il sostegno di 139 deputati, tra i voti di FdI, Noi Moderati e dei parlamentari futuristi. Un risultato che viene letto come un primo segnale politico nei confronti del movimento guidato da Vannacci.
Ad alimentare le tensioni è anche Laura Ravetto, che punta il dito contro gli alleati della maggioranza. «Chi è la stampella della sinistra?», domanda, riferendosi al voto contrario di Lega e Forza Italia. Una polemica che conferma quanto la vicenda delle preferenze abbia aperto nuove crepe all’interno del centrodestra.
Nonostante gli attacchi, Vannacci non chiude però la porta a un’intesa politica con gli attuali partiti di governo. «Siamo pronti a collaborare, ma devono essere rispettati i nostri principi, i nostri valori e le nostre linee rosse», chiarisce dal palco marchigiano. Come esempio cita proprio Civitanova Marche, amministrata da un sindaco futurista sostenuto dal centrodestra, osservando che «è stato qualcun altro a dire che non siamo compatibili», in riferimento alle posizioni espresse da Marina Berlusconi e Maurizio Lupi.
Se da Fratelli d’Italia arrivano segnali di dialogo, dal fronte delle opposizioni la risposta è durissima. Il leader di Azione, Carlo Calenda, invoca un vero e proprio «cordone sanitario» attorno a Vannacci e al suo movimento. Sui social lo definisce «un fascista asservito a Putin» e «un traditore della patria che ha disonorato la divisa», alimentando ulteriormente il clima di scontro politico.
Sul fronte parlamentare, intanto, i deputati di Futuro Nazionale incassano una lettera di censura decisa dal Collegio dei questori della Camera per aver registrato le operazioni del voto segreto. Si chiude invece senza ulteriori conseguenze il caso che aveva coinvolto Domenico Furgiuele, accusato da alcuni esponenti del centrosinistra di aver pronunciato la parola «Hitler» durante il dibattito. Un episodio che, chiarisce il questore Paolo Trancassini, «non è stato ravvisato».
La giornata si conclude con un’altra polemica. L’inviato di Pulp Podcast, Ivan Grieco, denuncia sui social di essere stato aggredito durante il comizio di Civitanova Marche. Secondo il suo racconto, una persona dell’entourage di Vannacci lo avrebbe strattonato, sottraendogli la telecamera e scaraventandola a terra. Un episodio sul quale potrebbero ora esserci ulteriori accertamenti.


