
Una decisione storica destinata a scuotere dalle fondamenta l’intero impianto della giustizia sportiva italiana ed europea, ridefinendo i confini del potere sanzionatorio delle federazioni. Le sanzioni sportive che incidono sulle libertà garantite dal diritto Ue devono poter essere sottoposte a un giudice con il potere di annullarle e di adottare misure provvisorie. Lo ha stabilito la Corte Ue nel caso di due ex dirigenti della Juventus, sanzionati nell’ambito del procedimento Figc sulle plusvalenze fittizie. I dirigenti in questione sono Andrea Agnelli, ex presidente della Vecchia Signora, e Maurizio Arrivabene, dal 30 giugno del 2021 ad del club fino al gennaio del 2023.
La pronuncia dei giudici di Lussemburgo mette in discussione il principio di assoluta autonomia che i tribunali sportivi hanno spesso rivendicato nei confronti della giustizia ordinaria. Il divieto di esercitare un’attività professionale in tutti gli Stati membri può essere giustificato solo se persegue un obiettivo legittimo ed è proporzionato, spiega la sentenza. Spetterà al giudice italiano verificare che il sistema di giustizia sportiva garantisca un controllo effettivo e indipendente; non è necessario un doppio grado di giudizio. In sostanza le sanzioni sportive che riguardano libertà garantite dal diritto Ue devono essere sottoposte a un giudice con la facoltà di poterle annullare.
Dalla Procura di Torino a Lussemburgo: le tappe del caso
Il pronunciamento europeo rappresenta l’ultimo, clamoroso capitolo di una complessa vicenda giudiziaria che ha tenuto col fiato sospeso il mondo del calcio per anni. Ricordiamo che la faccenda che vede coinvolti Agnelli e Arrivabene ha il suo inizio nel maggio del 2021 con l’indagine Prisma portata avanti dalla Procura di Torino. I faldoni passano poi negli uffici della Procura Federale della Figc con la Corte Federale d’Appello che infligge 24 mesi di inibizione ad Agnelli e 16 mesi ad Arrivabene.
Queste pesanti sanzioni erano state in seguito confermate dal Collegio di Garanzia dello Sport del Coni, ultimo grado della giustizia sportiva, blindando apparentemente il verdetto. Tuttavia, la svolta decisiva si è consumata successivamente. Nel 2024 infine Agnelli impugna la decisione del Tar che rileva un potenziale contrasto tra le norme statali italiane e il diritto dell’Unione Europea. Oggi poi la pronuncia della Corte di Giustizia Europea che farà discutere, aprendo di fatto una nuova era per i diritti dei tesserati di fronte ai provvedimenti disciplinari delle federazioni.


