
Il dibattito sul costo della benzina e del diesel torna periodicamente al centro dell’attenzione politica ed economica. Nonostante le pressioni delle opposizioni e di alcune associazioni di categoria, il governo guidato da Giorgia Meloni ha mantenuto una linea ferma: niente taglio generalizzato delle accise. Ma quali sono le ragioni dietro questa scelta impopolare agli occhi di molti automobilisti? La risposta risiede in un complesso equilibrio tra stabilità di bilancio, equità sociale e strategie di lungo periodo.
La ragione principale: il buco da 40 miliardi nel bilancio
La motivazione più forte, e puramente aritmetica, riguarda l’impatto devastante che un’abolizione o una riduzione strutturale delle accise avrebbe sulle casse dello Stato.
- Perdita di gettito: Un taglio parziale delle accise costerebbe allo Stato circa 12 miliardi di euro all’anno.
- Impatto totale: Se si considerasse una riduzione che intacchi anche la base imponibile dell’IVA, il “buco” nelle entrate salirebbe a circa 40 miliardi di euro.
Queste cifre non sono trascurabili. Il governo sostiene che tali risorse sono già state allocate per finanziare misure considerate più strutturali e socialmente utili, come il taglio del cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti, il rinnovo dei contratti pubblici e il sostegno alle pensioni minime. Inoltre, l’extragettito generato dall’aumento dell’IVA sui carburanti (dovuto all’inflazione) è ormai stato incorporato nei bilanci come entrata ordinaria, rendendo impossibile usarlo per finanziare sconti temporanei senza creare nuovi debiti.
Dalla logica emergenziale agli interventi selettivi
L’Esecutivo critica aspramente l’approccio seguito durante il governo Draghi nel 2022. Quel taglio delle accise, nato come misura emergenziale dopo l’invasione dell’Ucraina per tamponare un’impennata dei prezzi senza precedenti, è stato definito “transitorio” e ormai superato.
Secondo il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, e la maggioranza, mantenere uno sconto generalizzato a prezzi ormai rientrati nella media decennale sarebbe un errore per due motivi:
- Inefficienza inflattiva: Non ha fermato strutturalmente l’inflazione nel lungo periodo.
- Iniquità sociale: Ha avvantaggiato tutti, inclusi i ceti abbienti e chi possiede più auto, diluendo le risorse.
La strategia del bonus mirato
La nuova direzione punta su interventi selettivi. L’ipotesi sul tavolo è l’istituzione di un bonus anti-rincari destinato esclusivamente a:


