
La vicenda giudiziaria di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo una rapina nel suo negozio, continua ad alimentare il confronto politico e giuridico. Al centro del dibattito c’è il tema del risarcimento riconosciuto ai familiari delle vittime e al rapinatore sopravvissuto, rilanciato anche dalle dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha annunciato una norma per impedire a chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato di ottenere un risarcimento.
Intervistato da Tgcom24, il penalista ed ex presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane Giandomenico Caiazza spiega perché, alla luce dell’attuale ordinamento, il risarcimento rappresenti una conseguenza giuridica inevitabile e definisce invece “manifestamente incostituzionale” la norma così come prospettata dal governo.
“La sentenza impone il risarcimento”
Secondo Caiazza, la sentenza definitiva della Cassazione non lascia margini interpretativi.
“Mario Roggero deve risarcire i familiari delle due persone a cui ha tolto la vita e il terzo rapinatore che ha tentato di uccidere: questo dice la sentenza definitiva”, afferma il penalista.
L’avvocato ricorda però che il fatto che le vittime stessero compiendo una rapina costituisce un elemento che dovrà essere attentamente valutato nella quantificazione definitiva del danno.
Perché è stata esclusa la legittima difesa
Caiazza sottolinea che il punto decisivo della vicenda riguarda proprio la valutazione compiuta dai giudici nei tre gradi di giudizio.
La legittima difesa è stata esclusa perché, secondo la ricostruzione accolta dalle sentenze, la rapina era ormai terminata e i malviventi si stavano allontanando. In quel momento, spiega il penalista, non esisteva più “l’attualità del pericolo” per la vita del gioielliere o dei suoi familiari, né il requisito della proporzionalità tra offesa e reazione.
Per questo motivo, aggiunge, la frase utilizzata da Giorgia Meloni — “Mi aggredisci, mi difendo e dovrei risarcirti io?” — rappresenta una semplificazione che non tiene conto dell’accertamento definitivo dei fatti operato dalla magistratura.
“I familiari hanno un diritto autonomo”
L’ex presidente dell’Unione delle Camere Penali affronta anche il tema dei risarcimenti destinati ai familiari dei rapinatori uccisi.
Secondo Caiazza, il loro diritto nasce autonomamente dal danno subito e non può essere eliminato solo perché il congiunto stava commettendo un reato.
“Una legge non può cancellare questo diritto senza porsi fuori dai principi generali del nostro ordinamento”, osserva il penalista.
Diverso, invece, è il discorso relativo all’entità del risarcimento, che dovrà necessariamente tenere conto del comportamento illecito e violento delle vittime, le quali avevano accettato il rischio di una possibile reazione armata.
“La proposta del governo è incostituzionale”
Caiazza ritiene che la norma annunciata dall’esecutivo, se approvata nella formulazione attuale, presenti evidenti problemi di costituzionalità.
A suo giudizio sarebbe invece più coerente introdurre una disciplina che consenta di ridurre sensibilmente il risarcimento quando il danno sia stato provocato anche dalla condotta illecita della vittima, senza però eliminarlo completamente.
“Abbattimento sì, eliminazione no”, sintetizza il penalista.
“Chi ha visto quel video sa cosa è accaduto”
Alla domanda se ritenga giusto che Roggero debba risarcire il rapinatore ferito e i familiari dei due uomini uccisi, Caiazza risponde che, alla luce delle regole del diritto, si tratta di una conseguenza “semplicemente inevitabile”.
Infine richiama il principio secondo cui le decisioni della magistratura devono essere valutate sulla base delle norme vigenti e conclude con una riflessione netta: “Chiunque abbia visto il video del fatto sa perfettamente, dentro la propria coscienza, di avere assistito a un omicidio volontario plurimo”. Per il penalista, dunque, non esiste alcun paradosso giuridico, ma soltanto l’applicazione della regola sintetizzata dall’antico principio latino: “Dura lex, sed lex”.


