
Il centrosinistra accelera il confronto interno per arrivare più compatto ai prossimi appuntamenti politici. Mentre in Parlamento si moltiplicano le iniziative comuni tra Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva, dietro le quinte proseguono i contatti per definire il futuro assetto del cosiddetto campo largo.
Tra gli incontri più significativi delle ultime ore c’è quello tra Dario Franceschini e Giuseppe Conte, che secondo il Corriere della Sera si sono confrontati a Montecitorio su alcuni dei principali nodi ancora irrisolti: dalla leadership della coalizione alle primarie, fino al possibile coinvolgimento di Matteo Renzi.
Franceschini lavora per ricucire con il Movimento 5 Stelle
L’obiettivo condiviso dai partiti dell’opposizione è quello di rafforzare la collaborazione parlamentare e trasmettere l’immagine di uno schieramento unito e alternativo al governo.
Negli ultimi giorni questa strategia si è già tradotta nella presentazione di iniziative comuni, come le risoluzioni sull’autonomia differenziata sottoscritte anche da Italia Viva, oltre alla richiesta condivisa del voto segreto sulla legge elettorale che ha portato alla bocciatura dell’emendamento della maggioranza sulle preferenze.
Secondo quanto riferito, Franceschini ritiene però necessario definire fin da subito un percorso politico più chiaro e, soprattutto, favorire un confronto diretto tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, anche alla luce delle recenti tensioni emerse sulla politica estera e dopo i contrasti registrati a Napoli.
Sul tavolo anche il nodo delle primarie
Uno dei temi affrontati durante il colloquio riguarda la questione della leadership del futuro schieramento. Franceschini avrebbe voluto comprendere le reali intenzioni di Conte sia sull’ipotesi di ricorrere alle primarie sia sull’allargamento della coalizione ad altre forze centriste.
Secondo l’esponente democratico, infatti, il centrosinistra non può permettersi di escludere Matteo Renzi, il cui ruolo potrebbe diventare decisivo nel nuovo quadro elettorale.
La nuova legge elettorale cambia gli equilibri
A rendere ancora più delicata la partita politica contribuisce una modifica introdotta durante l’esame della legge elettorale.
Un emendamento approvato alla Camera prevede infatti che, ai fini del raggiungimento della soglia necessaria per ottenere il premio di maggioranza, non vengano conteggiati i voti delle liste alleate che non superano il 3%, fatta eccezione per quella che, tra le escluse, ottenga il risultato migliore.
La norma spinge quindi le forze moderate e riformiste a presentarsi unite, evitando la dispersione dei consensi.
Renzi punta sulla “Casa riformista”
In questo scenario Matteo Renzi guarda con interesse alla riorganizzazione dell’area centrista. L’ex presidente del Consiglio può contare su un partito già strutturato, due gruppi parlamentari e, grazie alla rappresentanza già presente in Parlamento, non dovrà raccogliere le firme necessarie per presentare le liste.
L’obiettivo dichiarato è quello di trasformare Italia Viva nella casa politica delle forze riformiste che non intendono aderire direttamente all’asse formato da Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Resta però da capire se il progetto riuscirà a raccogliere un consenso sufficiente per incidere realmente sugli equilibri della futura coalizione.


