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“Poco prima..”. Morte Fakir, la verità salta fuori proprio ora: clamoroso. Piantedosi: “Non temiamo nulla”

Pubblicato: 22/07/2026 12:49

Ogni intervento di emergenza nasce da pochi secondi di comunicazione tra chi segnala una situazione di pericolo e chi deve decidere quale tipo di risposta mettere in campo. Una descrizione iniziale, una parola utilizzata per definire una condizione, può influenzare la valutazione della gravità e determinare l’invio di un determinato tipo di soccorso.

È proprio su quei primi momenti che si concentra ora una parte degli accertamenti sulla morte di Abderrahim Fakir, avvenuta durante un intervento delle forze dell’ordine. Al centro delle verifiche della Procura c’è anche la ricostruzione dei passaggi che hanno preceduto l’arrivo dei soccorritori e la valutazione fatta nella fase iniziale della richiesta di aiuto.
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La prima segnalazione al 118

Secondo quanto ricostruito, la prima comunicazione effettuata dalla polizia al 118 non avrebbe descritto una persona in piena crisi psichiatrica, ma un “soggetto agitato”.

Una fonte che avrebbe ascoltato la chiamata riferisce che nella segnalazione non sarebbero stati utilizzati riferimenti a deliri o a un possibile episodio psicotico. La definizione iniziale della situazione avrebbe quindi rappresentato un quadro differente rispetto a quello di un’emergenza psichiatrica conclamata.

Questo aspetto è ora sotto esame da parte degli inquirenti, chiamati a stabilire se la classificazione iniziale dell’intervento abbia avuto conseguenze sulla tipologia di soccorso inviata e sui tempi di arrivo del personale sanitario.

Secondo la ricostruzione, la richiesta avrebbe portato all’invio, alle 12.17, di un’ambulanza con quattro volontari della Croce Rossa, senza la presenza di un medico a bordo. La valutazione come caso di minore urgenza avrebbe infatti determinato un intervento differente rispetto a quello previsto per una situazione di maggiore criticità.

Piantedosi: “Non temiamo nulla”

“Esiste un pregiudizio per cui si rovescia e si inverte l’onere della prova quando c’è qualcosa che riguarda l’azione delle forze dell’ordine: si presume, da parte di alcuni, la non legittimità. Ma noi non abbiamo timore di nulla” . Lo ha detto il ministro Piantedosi.  “Tutti gli episodi che sono successi sono ampiamente documentati. Viviamo un’epoca in cui la documentazione video e fotografica è molto diffusa, di questo ne siamo contenti e quindi andiamo avanti così” ha concluso Piantedosi.

L’arrivo dei soccorritori e il cambio della valutazione

La situazione sarebbe apparsa diversa una volta che i volontari sono arrivati sul posto. Dopo una prima valutazione diretta, i soccorritori avrebbero compreso che il quadro era più complesso rispetto alla segnalazione iniziale.

Dopo pochi minuti sarebbe stata richiesta nuovamente l’assistenza del 118, con la necessità di ricevere indicazioni operative e l’invio di un medico.

Le immagini disponibili dell’intervento mostrerebbero uno dei soccorritori impegnato in più tentativi di contatto con la centrale operativa, seguendo le indicazioni ricevute telefonicamente e verificando le condizioni di Fakir.

Durante queste fasi sarebbe stato controllato anche lo stato vitale della persona, con una verifica del respiro e del battito cardiaco. Il riferimento a un possibile episodio psicotico sarebbe emerso soltanto successivamente, dopo una valutazione più approfondita della situazione sul luogo dell’intervento.

L’arrivo dell’automedica e gli accertamenti della Procura

L’automedica sarebbe arrivata alle 12.53, quando i tentativi di rianimazione non avrebbero più consentito di salvare la vita di Abderrahim Fakir.

La Procura sta ora cercando di ricostruire ogni passaggio della vicenda per capire se la valutazione iniziale comunicata al servizio di emergenza abbia inciso sulla gestione dell’intervento.

Gli investigatori dovranno stabilire se la definizione iniziale di “soggetto agitato”, invece di una possibile emergenza psichiatrica, abbia determinato un diverso livello di priorità e se questo elemento possa aver avuto un ruolo nella successione degli eventi.

La verifica riguarderà anche gli altri aspetti dell’intervento, compresi quelli legati alle modalità di contenimento e alle condizioni in cui si trovava Fakir nei momenti precedenti alla morte.

L’attesa per gli esami e la ricostruzione completa

L’inchiesta dovrà mettere insieme tutti gli elementi disponibili per arrivare a una ricostruzione completa. Oltre alle comunicazioni intercorse tra forze dell’ordine e 118, saranno fondamentali gli altri accertamenti già avviati per chiarire le cause del decesso.

L’obiettivo degli investigatori è stabilire con precisione cosa sia accaduto durante quei minuti decisivi e se eventuali ritardi, valutazioni iniziali o altre circostanze abbiano influito sull’esito finale.

La morte di Abderrahim Fakir resta quindi al centro di un’indagine che dovrà analizzare ogni fase dell’intervento, dalla prima richiesta di soccorso fino agli ultimi tentativi di assistenza sanitaria.

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Ultimo Aggiornamento: 22/07/2026 20:31

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