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Israele, bufera su Naza: Ben Gvir ai registi premiati a Venezia, «Vergogna, andatevene»

Pubblicato: 13/09/2026 21:34

Il premio ottenuto alla Mostra del Cinema di Venezia si trasforma in un caso politico in Israele. Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha attaccato duramente Yuval Abraham e Rachel Szor, i due registi israeliani di Naza, documentario sulla guerra a Gaza che alla Mostra ha conquistato il Premio Speciale della Giuria. «Siete una vergogna e un disonore per l’intero popolo di Israele. Andatevene», ha scritto il ministro, accusando i due cineasti di denigrare i soldati israeliani impegnati nel conflitto. Poi l’affondo ancora più duro: secondo Ben Gvir, i loro «amici» di Hamas sarebbero pronti ad accoglierli a Gaza.

Ma quello di Ben Gvir non è stato un attacco isolato. Contro Abraham e Szor è intervenuto anche il ministro israeliano della Cultura Miki Zohar, che ha definito Naza un’opera «vile» e ha parlato apertamente di «tradimento dello Stato», arrivando a minacciare la revoca della cittadinanza ai due registi. Zohar ha inoltre collegato il caso alla sua riforma dei finanziamenti pubblici al cinema israeliano, sostenendo che i cittadini non debbano essere costretti a finanziare opere considerate dannose per l’immagine dell’esercito e dello Stato.

Cosa racconta Naza, il documentario premiato a Venezia

Naza, della durata di 80 minuti, è stato girato in gran parte di notte sui tetti di Tel Aviv e raccoglie le testimonianze di 24 militari e appartenenti all’intelligence israeliana, le cui identità sono state protette modificandone digitalmente volti e voci. Il titolo riprende un acronimo utilizzato in ambito militare israeliano per indicare le vittime civili previste o considerate come danni collaterali durante un attacco.

La tesi sostenuta dai registi è molto pesante: secondo le testimonianze raccolte, l’elevato numero di vittime civili a Gaza non sarebbe semplicemente la conseguenza inevitabile della guerra, ma sarebbe legato anche ai sistemi utilizzati per selezionare gli obiettivi e alla soglia di perdite civili accettata nelle operazioni militari. Il documentario affronta inoltre l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei processi di individuazione dei possibili bersagli. L’esercito israeliano ha riconosciuto l’impiego di sistemi di IA come supporto, ma sostiene che la decisione finale su ogni attacco rimanga affidata a esseri umani e ribadisce che Hamas opera all’interno di zone densamente popolate utilizzando infrastrutture civili.

Lo scontro arriva dentro Israele

A Venezia il film ha avuto un’accoglienza molto forte ed è stato poi premiato dalla giuria con il Premio Speciale, uno dei riconoscimenti ufficiali della Mostra. Abraham e Szor erano già conosciuti internazionalmente per aver partecipato alla realizzazione di No Other Land, il documentario israeliano-palestinese vincitore dell’Oscar.

Il successo veneziano ha così amplificato uno scontro che va molto oltre il cinema. Da una parte i registi sostengono di avere utilizzato la loro posizione di israeliani per raccontare dall’interno il funzionamento della macchina militare e interrogarsi sulle responsabilità del proprio Paese. Dall’altra esponenti di primo piano del governo accusano il film di colpire la reputazione dei soldati israeliani proprio mentre la guerra è ancora in corso.

Con le parole di Ben Gvir e soprattutto con la minaccia sulla cittadinanza avanzata da Zohar, però, la polemica compie un salto di livello: non riguarda più soltanto cosa racconti Naza, ma fino a che punto, in Israele, la critica alle scelte dell’esercito e del governo possa essere considerata legittimo dissenso oppure, come sostengono i due ministri, un attacco allo Stato. E il premio arrivato da Venezia ha trasformato questa frattura interna in un caso internazionale.

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Ultimo Aggiornamento: 13/09/2026 21:35

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