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Sculli e Pepe accusati di fingersi procuratori, indagine per falso ed estorsione

Pubblicato: 24/07/2026 20:45

Due ex calciatori di Serie A finiscono al centro di un’inchiesta giudiziaria. Simone Pepe e Giuseppe Sculli sono indagati dalla Procura di Roma con accuse che comprendono esercizio abusivo della professione di agente sportivo, falso e tentata estorsione.

Nel fascicolo coordinato dal pm Saverio Francesco Musolino risultano coinvolti anche l’agente sportivo Luigi Iachini Bellisarii e l’avvocato Alessandro Buccieri.

L’accusa: trattative e contratti senza abilitazione

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Pepe e Sculli avrebbero svolto attività proprie di un procuratore sportivo pur non avendo la necessaria abilitazione, occupandosi di trattative e accordi economici per alcuni giovani calciatori.

L’accusa sostiene inoltre che sarebbero stati depositati presso il Coni contratti contenenti firme considerate false. Al centro della vicenda ci sarebbero i rapporti professionali con due giocatori: Costantino Favasuli, cresciuto nel settore giovanile della Fiorentina, e Davide Bettella, ex difensore con esperienze nei vivai di Inter, Atalanta e Frosinone.

La presunta richiesta di una penale

Secondo la Procura, quando i due calciatori avrebbero deciso di interrompere il rapporto professionale, gli indagati avrebbero tentato di ottenere il pagamento di una penale prevista in caso di recesso anticipato dal mandato, per un importo indicato nell’inchiesta come molto elevato.

Per gli investigatori, l’unico agente sportivo regolarmente abilitato sarebbe stato Iachini Bellisarii, mentre il ruolo operativo nelle trattative sarebbe stato svolto da Pepe, Sculli e Buccieri, che avrebbero individuato i giocatori e negoziato gli accordi.

La difesa respinge tutte le accuse

Gli avvocati Cesare Placanica ed Ernesto Rodriguez, difensori di Sculli e Pepe, hanno respinto ogni contestazione, definendo l’impianto accusatorio «destituito di ogni minimo fondamento».

I legali hanno sottolineato che una perizia calligrafica disposta dal collegio di garanzia del Coni avrebbe confermato l’autenticità delle firme ritenute false dagli inquirenti, elemento che secondo la difesa rappresenterebbe uno dei punti centrali dell’accusa.

I difensori hanno inoltre evidenziato che Costantino Favasuli avrebbe comunicato alla Procura la propria volontà di non procedere nei confronti degli indagati.

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