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Mafia, l’allarme del procuratore De Lucia: “Lo Stato ha perso il controllo delle carceri”

Pubblicato: 24/07/2026 16:13

Le carceri italiane non sarebbero più pienamente sotto il controllo dello Stato e Cosa Nostra starebbe tornando a rafforzare il proprio potere sul territorio, con una ripresa del racket e la disponibilità di armi da guerra. È il quadro tracciato dal procuratore capo di Palermo, Maurizio De Lucia, intervenuto all’incontro “A Palermo tornano le intimidazioni del racket. Cosa Nostra sta rialzando la testa?”, organizzato da Assostampa Sicilia ai Cantieri culturali alla Zisa. Il magistrato ha descritto una situazione definita particolarmente critica, sia all’interno degli istituti penitenziari sia sul fronte della criminalità organizzata.

Secondo De Lucia, nelle carceri si sarebbero sviluppati sistemi di comunicazione illeciti che consentirebbero contatti tra detenuti reclusi in istituti diversi e persone all’esterno. «Noi paghiamo il fatto che le carceri non sono più sotto il controllo dello Stato. Vi sono call conference tra chi sta fuori, chi sta dentro e chi è in un altro carcere», ha affermato il procuratore.

Sovraffollamento e controllo delle organizzazioni criminali

Il magistrato ha collegato questa situazione anche ai problemi strutturali del sistema penitenziario, parlando di istituti sovraffollati e di un sistema di assistenza non adeguato per molti detenuti, in particolare quelli con problemi di tossicodipendenza. Secondo De Lucia, le carceri non esplodono soltanto perché le organizzazioni criminali avrebbero interesse a mantenere l’attuale equilibrio.

Sul fronte della criminalità organizzata, il procuratore ha parlato di una recrudescenza del racket, soprattutto nelle periferie di Palermo, sottolineando come il fenomeno estorsivo continui a interessare gran parte del territorio cittadino. In alcune aree, ha spiegato, il pagamento del pizzo prosegue per una consolidata consuetudine, mentre nel quartiere San Lorenzo sarebbe in atto una strategia mirata a ristabilire il controllo mafioso anche attraverso un ritorno alla violenza.

“Armi da guerra anche dai conflitti internazionali”

De Lucia ha inoltre evidenziato l’utilizzo di armi da guerra, citando non solo fucili Kalashnikov ma anche ordigni ad alto potenziale. Secondo il procuratore, questi armamenti proverrebbero da diversi scenari, tra cui l’ex conflitto nei Balcani e l’attuale guerra tra Russia e Ucraina, per poi entrare nei circuiti illegali europei e arrivare anche in Sicilia.

Infine, il magistrato ha commentato l’ipotesi di un impiego dell’Esercito a Palermo, osservando che le Forze armate hanno compiti diversi rispetto alle forze di polizia. Pur ritenendo che un supporto limitato, ad esempio nei presidi fissi, possa risultare utile, ha avvertito che questa soluzione non può sostituire il ruolo ordinario delle forze dell’ordine né rappresentare una risposta strutturale al problema della sicurezza.

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