
Gli scontri avvenuti al cantiere della Torino-Lione a Chiomonte, durante la manifestazione del movimento No Tav, riaccendono il confronto politico anche sulle scelte compiute negli anni passati. In un intervento, Ercole Incalza ripercorre la vicenda della linea ferroviaria ad alta velocità, sostenendo che le decisioni assunte nel 2018 dal governo guidato da Giuseppe Conte abbiano rallentato l’opera, alimentato incertezze e incrinato i rapporti dell’Italia con Francia e Unione europea.
Secondo Incalza, nel 2018 l’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli decisero di fermare l’avanzamento del progetto sulla base dell’analisi costi-benefici affidata al professor Marco Ponti, che aveva espresso una valutazione negativa sull’opera. In quel periodo, ricorda l’ex dirigente del ministero, il governo sostenne che mancassero adeguati finanziamenti europei e che il progetto fosse ancora in una fase preliminare.
Il confronto con Francia e Unione europea
Nel suo intervento, Incalza richiama anche le dichiarazioni rilasciate nel 2021 dalla coordinatrice europea del Corridoio Mediterraneo, Iveta Radičová, che invitò l’Italia ad accelerare sulla realizzazione della Torino-Lione, sottolineando come in Francia fossero già stati firmati contratti per oltre 3 miliardi di euro relativi alla tratta internazionale.
L’autore evidenzia inoltre come lo stesso Conte, successivamente, riconobbe che il quadro era cambiato grazie all’aumento del cofinanziamento europeo della tratta transfrontaliera dal 40 al 55% e alla conferma dell’impegno francese nel progetto. In quell’occasione, l’allora premier spiegò che un eventuale stop unilaterale avrebbe comportato la perdita dei finanziamenti europei e possibili conseguenze economiche derivanti dalla rottura dell’accordo con la Francia.
Le critiche al Movimento 5 Stelle
Incalza sostiene che il lungo periodo di incertezza abbia ritardato l’iter dell’opera e contribuito ad alimentare le aspettative del movimento No Tav. Per questo critica anche alcune recenti dichiarazioni di esponenti del Movimento 5 Stelle, tra cui Chiara Appendino e i parlamentari Antonino Iaria ed Elena Pirro, che, pur condannando le violenze avvenute durante gli scontri, hanno ribadito la loro contrarietà alla Torino-Lione, definendola un’opera inutile, dai costi elevati e fonte di spreco di denaro pubblico.
L’intervento si conclude con una serie di interrogativi sulle conseguenze politiche di quelle scelte, sostenendo che i ritardi accumulati abbiano inciso sia sul rapporto con i partner europei sia sul clima che continua a circondare la realizzazione dell’infrastruttura.


