
Il ritorno di Matteo Renzi alle Feste dell’Unità diventa un segnale politico nel centrosinistra e riaccende il confronto sugli equilibri della futura alleanza. Il leader di Italia Viva sarà ospite di tre appuntamenti nel cuore dell’Emilia-Romagna, territorio simbolo della tradizione della sinistra italiana, con tappe che coinvolgeranno una platea storicamente legata al Pci, al Pds e ai Ds. Una scelta che arriva mentre il Movimento 5 Stelle continua a manifestare dubbi su un possibile ingresso di Renzi nella coalizione, rinviando ogni valutazione alla definizione del programma comune.
La presenza dell’ex presidente del Consiglio nelle feste emiliane assume quindi un valore che va oltre il calendario degli incontri. La decisione di invitarlo, soprattutto in una fase in cui il centrosinistra cerca di allargare il proprio perimetro, viene letta come un’apertura nei confronti di un esponente che per anni è stato al centro di divisioni profonde con una parte della base dem.
Le tappe in Emilia e il caso Calenda
Il primo appuntamento è previsto il 3 agosto a Borgo Albergati, nel Modenese, dove Renzi dialogherà con Stefano Bonaccini, presidente dell’Assemblea nazionale del Pd. Il 7 agosto sarà invece a Villalunga di Casalgrande, in provincia di Reggio Emilia, per un confronto con il governatore emiliano-romagnolo Michele De Pascale, considerato vicino alle sue posizioni. Tra la fine di agosto e settembre è prevista poi la partecipazione alla Festa dell’Unità di Bologna, mentre non è escluso un invito anche alla festa nazionale di Reggio Emilia.
Proprio la scelta di Bologna ha assunto un significato particolare anche per l’assenza di Carlo Calenda, leader di Azione, che non è stato inserito tra gli ospiti. Il segretario del Pd bolognese Enrico Di Stasi ha spiegato che Renzi era stato invitato come già accaduto l’anno precedente, mentre su Calenda ha parlato di una distanza emersa dopo alcune dichiarazioni recenti. L’ex ministro ha risposto con ironia sui social, commentando sarcasticamente la mancata convocazione.
Dal gelo alla possibile riapertura del dialogo
Il rapporto tra Renzi e il mondo delle Feste dell’Unità è stato negli anni caratterizzato da fasi molto diverse. Quando era segretario del Pd aveva vissuto momenti di forte consenso, ma anche contestazioni e tensioni. Per lungo tempo la sua presenza negli appuntamenti della base democratica emiliana era venuta meno: nel 2025 aveva partecipato alla festa di Milano e nel 2024 a Pesaro, mentre nel 2023 non era stato invitato alla manifestazione di Firenze, città di cui è stato sindaco.
Il momento più difficile nei rapporti con il partito era arrivato nel 2019, quando il Pd milanese aveva scelto di non inserirlo tra i propri ospiti. Poche settimane dopo, dopo la nascita del governo Conte II, Renzi lasciò il Partito democratico per fondare Italia Viva. Ancora prima, nel 2018, anche la festa di Rignano sull’Arno, suo paese d’origine, aveva scelto di non coinvolgerlo nel programma.
Oggi lo scenario appare cambiato. Dopo il fallimento del progetto del Terzo Polo, Renzi ha progressivamente puntato su un’alleanza ampia di centrosinistra, dichiarandosi favorevole a una coalizione guidata da Elly Schlein. Un posizionamento che sembra aver favorito il riavvicinamento con una parte della base democratica e che potrebbe rendere più complesso il confronto interno al centrosinistra sulla definizione dei confini della coalizione.


