Vai al contenuto

Strage di Bologna, 46 anni dopo: l’orologio fermo alle 10:25, le vittime e la verità definitiva sulla bomba

Pubblicato: 02/08/2026 09:17

Alle 10:25 del 2 agosto 1980 una violentissima esplosione nella sala d’attesa di seconda classe della stazione di Bologna cambiò per sempre la storia della Repubblica italiana. La bomba provocò 85 morti e oltre 200 feriti, segnando quello che ancora oggi resta il più grave attentato terroristico avvenuto in Italia in tempo di pace. A distanza di 46 anni, Bologna rinnova il ricordo delle vittime con il tradizionale corteo, la cerimonia istituzionale in piazza Medaglie d’Oro e il concerto commemorativo. L’anniversario arriva dopo la conclusione del lungo iter giudiziario che, con le sentenze definitive del 2025, ha definito il quadro delle responsabilità dell’attentato.

Il 2 agosto 1980: l’esplosione che sconvolse l’Italia

Quel sabato estivo la stazione era affollata da migliaia di viaggiatori in partenza per le vacanze. Una valigia contenente circa 23 chilogrammi di esplosivo, composta da tritolo, T4 e gelatinato, venne collocata nella sala d’attesa di seconda classe. L’esplosione distrusse l’ala ovest dell’edificio, provocò il crollo della pensilina del primo binario mentre transitava il treno Ancona-Chiasso e devastò un’ampia porzione della stazione.

Il bilancio fu drammatico: 85 vittime e oltre 200 feriti. Tra i morti c’erano bambini, giovani, anziani, lavoratori e turisti stranieri. Nelle prime fasi si ipotizzò perfino l’esplosione accidentale di una caldaia, ma ben presto divenne evidente che si trattava di un attentato. I soccorsi furono immediati: tassisti, autisti degli autobus e semplici cittadini contribuirono al trasporto dei feriti verso gli ospedali cittadini.

Le vittime e il ricordo che continua ogni anno

Ogni 2 agosto Bologna ricorda le vittime leggendo pubblicamente tutti gli 85 nomi durante la commemorazione ufficiale. La più giovane aveva appena pochi anni, la più anziana aveva superato gli ottant’anni. L’elenco completo e le biografie delle vittime sono custoditi dall’Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna, costituita nei mesi successivi all’attentato e impegnata da oltre quattro decenni nella ricerca della verità e della giustizia.

Quest’anno, per la prima volta, le celebrazioni sono guidate da Paolo Lambertini, succeduto a Paolo Bolognesi, storico presidente dell’associazione e protagonista della lunga battaglia giudiziaria che ha accompagnato le indagini sulla strage.

Chi sono gli esecutori materiali secondo le sentenze

Il percorso giudiziario è stato lungo e complesso, segnato da decenni di depistaggi e false piste investigative. Le sentenze passate in giudicato hanno individuato come esecutori materiali Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, appartenenti ai Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR).

Successivamente il quadro si è completato con la condanna definitiva di Gilberto Cavallini, divenuta irrevocabile nel gennaio 2025, e con quella di Paolo Bellini, ex militante di Avanguardia Nazionale, riconosciuto come il cosiddetto “quinto uomo” del commando. Determinante, nel suo caso, è stato anche un fotogramma girato da un turista tedesco la mattina dell’attentato, nel quale Bellini è stato riconosciuto dall’ex moglie.

I mandanti, la P2 e i depistaggi

Le più recenti sentenze hanno ricostruito anche il contesto organizzativo dell’attentato. Secondo la ricostruzione giudiziaria, la strage fu ideata e finanziata dai vertici della loggia massonica P2, in particolare Licio Gelli e Umberto Ortolani, con la copertura garantita da appartenenti ad apparati deviati dello Stato.

Parallelamente è stata accertata l’esistenza di un vasto sistema di depistaggi che ha rallentato per decenni l’accertamento della verità. Nel luglio 2025 sono diventate definitive anche le condanne dell’ex capitano dei Carabinieri Piergiorgio Segatel e di Domenico Catracchia, ritenuti responsabili di avere fornito elementi falsi o fuorvianti agli investigatori. Le loro condanne si aggiungono a quelle già pronunciate negli anni passati nei confronti di esponenti del SISMI coinvolti nell’occultamento della verità.

Un processo durato oltre quarant’anni

La vicenda giudiziaria si è sviluppata attraverso diversi procedimenti. Il primo ha riguardato gli esecutori materiali; successivamente si sono svolti il processo a Gilberto Cavallini e quello che ha coinvolto Paolo Bellini, Piergiorgio Segatel e Domenico Catracchia.

Nelle motivazioni della sentenza di primo grado, raccolte in oltre duemila pagine, la Corte d’Assise di Bologna ha definito l’attentato un atto eversivo inserito nel contesto della strategia della tensione, sottolineando come i depistaggi abbiano rappresentato una costante nell’inchiesta e in altre grandi stragi della storia repubblicana.

La verità giudiziaria dopo 46 anni

Con le decisioni della Corte di Cassazione del 2025, il quadro giudiziario può considerarsi sostanzialmente definito. Le sentenze stabiliscono che la strage fu un attentato di matrice neofascista ed eversiva, organizzato con finalità destabilizzanti in uno dei momenti più delicati della storia italiana. Bologna non fu scelta casualmente: oltre a rappresentare uno dei principali nodi ferroviari del Paese, era anche una città dal forte valore simbolico sul piano politico.

Permangono alcuni aspetti ancora oggetto di discussione storica, in particolare riguardo ad alcuni eventuali complici e a singoli passaggi della catena dei finanziamenti. Tuttavia, il nucleo centrale della ricostruzione dei fatti, relativo agli esecutori, ai mandanti e ai depistaggi, è oggi fissato da sentenze passate in giudicato che rappresentano il punto di arrivo di oltre quattro decenni di indagini e processi.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure