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Conte contro il riarmo: “Non chiedeteci nemmeno un euro”. Poi l’attacco a Meloni, alla Nato e a Trump

Pubblicato: 05/08/2026 14:31

Nuovo durissimo attacco di Giuseppe Conte al governo e alla maggioranza sul tema del riarmo e delle spese per la difesa. Intervenendo in Aula, il presidente del Movimento 5 Stelle ha ribadito il netto rifiuto del suo partito a qualsiasi aumento degli investimenti militari, sostenendo che la sicurezza dell’Europa non possa essere costruita attraverso una corsa agli armamenti ma debba poggiare sulla diplomazia e sulla cooperazione internazionale.

Secondo l’ex presidente del Consiglio, la linea perseguita dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni rischia di trascinare l’Italia e l’Europa verso una vera e propria “economia di guerra”, destinata a modificare profondamente le priorità politiche ed economiche del Paese.

“Non un euro per il riarmo”

«Non chiedeteci nemmeno un euro per il riarmo. Il progetto progressista significa una vera alternativa alla politica del riarmo che state perseguendo», ha dichiarato Conte nel suo intervento. Il leader pentastellato ha sostenuto che la sicurezza dell’Europa dovrebbe essere costruita attraverso il dialogo e la diplomazia, strumenti che, a suo giudizio, sono stati progressivamente abbandonati.

«Ci state portando verso un’economia di guerra. È una strada senza ritorno», ha affermato, accusando il governo di voler trasformare il deterrente militare nel principale strumento della politica estera. Una scelta che, secondo Conte, comporta costi enormi e rischia di sottrarre risorse ai servizi essenziali.

L’ex premier ha definito quella dell’esecutivo una politica «regressista», sostenendo che le decisioni assunte finiranno per deformare le democrazie europee e compromettere anche la sicurezza sociale dei cittadini.

L’affondo contro il governo: “Dovete andare a casa”

Nel corso del suo intervento Conte ha poi allargato l’attacco all’intera azione del governo Meloni, sostenendo che l’esecutivo abbia imboccato una strada destinata a produrre conseguenze pesanti per il Paese.

«Il Movimento 5 Stelle dice convintamente no al riarmo. È un no che rappresenta una visione completamente alternativa. Dovete andare a casa. Tocca a noi», ha scandito dai banchi dell’opposizione.

Secondo il leader pentastellato, le risorse destinate alla difesa dovrebbero essere impiegate per rafforzare settori ritenuti prioritari come sanità, istruzione, lavoro, ricerca e innovazione, oltre che per garantire una maggiore sicurezza urbana. Conte ha accusato la maggioranza di avere fallito anche su quest’ultimo fronte, sostenendo che gli investimenti previsti per il comparto militare non rispondano ai bisogni concreti dei cittadini.

Le accuse sul Patto di stabilità e sul 5% Nato

Conte ha poi criticato duramente le scelte compiute dall’esecutivo in politica economica e internazionale. Secondo l’ex presidente del Consiglio, Giorgia Meloni avrebbe trovato all’inizio della legislatura una situazione finanziaria favorevole grazie ai 209 miliardi di euro del Pnrr, lasciando però in eredità, a suo dire, due “camicie di forza” destinate a pesare sul futuro del Paese.

La prima sarebbe rappresentata dal nuovo Patto di stabilità europeo, che, secondo Conte, costringerà l’Italia a ridurre gli investimenti in sanità, scuola, ricerca e politiche sociali.

La seconda riguarda invece l’impegno assunto in sede Nato ad aumentare progressivamente le spese per la difesa fino al 5% del Pil. Una decisione che il leader del Movimento 5 Stelle ha definito «un grave errore», sostenendo che sia stata presa «per omaggiare Donald Trump».

“Così si favorisce una corsa agli armamenti”

Nella parte finale del suo intervento Conte ha rivolto un’ulteriore critica al progetto di rafforzamento militare europeo. Secondo il presidente del M5S, un aumento delle spese per la difesa senza la creazione di una vera difesa comune europea finirebbe soltanto per alimentare una competizione tra gli Stati membri.

«Un riarmo europeo senza uno straccio di difesa comune significa semplicemente consentire a ogni Paese di armarsi a piacimento», ha affermato.

L’ex premier ha infine sostenuto che questo scenario favorirebbe soprattutto la Germania, che potrebbe tornare a essere una grande potenza militare grazie alla propria capacità economica. «Chi ha più soldi diventerà una superpotenza», ha concluso, arrivando ad affermare che il rischio sarebbe quello di consegnare «un arsenale militare nelle mani di neonazisti», con un riferimento alla crescita dell’AfD in Germania.

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