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“Non appena sarò morto…”. Francesco Guccini, l’ultimo desiderio: brividi

Pubblicato: 06/08/2026 16:33

La morte non era un argomento che Francesco Guccini evitava. Anzi, negli anni il cantautore aveva affrontato il tema con la sua consueta ironia, mescolando disincanto e profondità. Oggi, scomparso all’età di 86 anni, tornano alla memoria alcune delle sue riflessioni più intime sul tempo che passa e sull’ultimo saluto.

Tra le frasi che meglio raccontano il suo modo di guardare alla fine della vita ce n’è una diventata ormai celebre: “Quando morirò seppellitemi in una vigna, acciocché possa ridare alla terra tutto quello che ho bevuto nella mia vita”. Una battuta dal sapore poetico, riportata nella biografia curata da Giorgio Dell’Arti, che racchiude perfettamente il suo spirito ironico e il legame con la terra.

In un’altra intervista, concessa al giornalista Concetto Vecchio, Guccini aveva parlato della morte con estrema naturalezza. Alla domanda se ci pensasse spesso, aveva risposto senza giri di parole: “Sono in pista di lancio. Voglio essere cremato”. Una dichiarazione che oggi assume un significato ancora più forte.

La famiglia, annunciando la scomparsa dell’artista, ha fatto sapere che saranno rispettate le sue volontà. Le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni in forma strettamente privata, mentre nel mese di settembre verrà organizzata una cerimonia commemorativa aperta a tutti coloro che hanno amato la sua musica e la sua figura.

Dietro l’immagine pubblica del grande cantautore si nascondeva però un uomo profondamente timido. In un’intervista rilasciata ad Andrea Scanzi per Il Fatto Quotidiano, Guccini raccontò di aver ricevuto dai genitori un’educazione improntata alla discrezione: “Mi hanno insegnato a stare basso, mi hanno cresciuto ‘masato’. Sempre basso profilo”.

Quella formazione, spiegava lui stesso, aveva contribuito a renderlo una persona insicura. “Non ho assolutamente autostima”, confessava, aggiungendo che anche durante i concerti era assalito dall’ansia. Salire sul palco, raccontava, gli provocava lo stesso timore che provava quando doveva affrontare gli esami universitari.

Il ricordo del suo ultimo concerto è rimasto impresso anche per un episodio che avrebbe cambiato definitivamente la sua carriera. Era il 3 dicembre 2011, a Bologna. Raffreddato e con problemi alla voce, assunse della paracodina nel tentativo di migliorare la performance. Dopo una seconda dose, però, accusò un malore.

Gli amici medici presenti gli consigliarono di andare immediatamente al pronto soccorso, ma lui reagì con il suo consueto spirito: “No, andiamo a cena”. Fu proprio in quel momento che maturò una decisione destinata a segnare la sua vita artistica: quello sarebbe stato il suo ultimo concerto.

Nonostante una carriera costellata di canzoni entrate nella storia della musica italiana, Guccini confessò che il riconoscimento di cui andava più fiero non riguardava il palco. Alla domanda se fosse felice di vedere alcune sue canzoni studiate a scuola, rispose che sì, gli faceva piacere. Ma la soddisfazione più grande era essere stato inserito in una Meridiana Mondadori dedicata ai grandi scrittori italiani del Novecento. Con la consueta autoironia concluse: “Essendo sotto sotto un fighetto snob, ha dato più gioia al mio ego questo riconoscimento di qualsiasi canzone”.

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