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Maradona, si scopre solo adesso: “L’ha detto prima di morire”

Pubblicato: 07/08/2026 16:35

La vicenda giudiziaria legata al decesso di Diego Armando Maradona si arricchisce di un capitolo profondo e straziante a causa delle ultime dichiarazioni rese in aula da Nicolas Taffarel. Il massaggiatore personale dell’ex Pibe de Oro ha ricostruito con estrema precisione i giorni e le ore immediatamente precedenti alla scomparsa del campione argentino, restituendo l’immagine drammatica di un uomo ormai provato nell’anima e nel corpo. Davanti ai giudici del Tribunale penale numero 7 di San Isidro, la deposizione del collaboratore ha delineato un quadro di profondo isolamento e declino fisico, culminato in un dialogo emblematico che suona oggi come un triste addio alla vita e a ogni forma di cura.

La testimonianza in tribunale tra dolore e abbandono

Durante l’udienza, Taffarel ha descritto le condizioni psicofisiche in cui versava Maradona nel periodo trascorso all’interno della residenza di Tigre, dove l’ex calciatore stava affrontando una complessa convalescenza domiciliare. Il racconto ha evidenziato un degrado costante delle funzioni motorie e cognitive dell’ex fuoriclasse, afflitto da tremori diffusi, forte debilitazione e un’incapacità quasi totale di compiere i movimenti quotidiani più semplici. Con il passare del tempo, Maradona aveva espresso un rifiuto categorico verso qualsiasi tipo di stimolo esterno, manifestando la chiara volontà di non alzarsi dal letto, di non nutrirsi e di evitare perfino le sedute di massaggio necessarie per il suo recupero. La sensazione descritta dal massaggiatore era quella di un uomo del tutto arreso al proprio destino, ormai incapace di reagire alle sollecitazioni di chi gli stava accanto.

Le ultime parole di un mito stanco di lottare

Il momento più toccante della deposizione ha riguardato la ricostruzione del loro ultimo dialogo, avvenuto la mattina del ventiquattro novembre duemilaventi, ventiquattro ore prima della tragica scomparsa. Taffarel ha raccontato di essere entrato nella stanza da letto nel tentativo di incoraggiare Maradona a reagire, invitandolo ad alzarsi per consumare qualcosa insieme. La risposta dell’ex calciatore è stata estremamente concisa ma intrisa di una forte carica drammatica: l’ex Pibe de Oro ha espresso con fermezza la volontà di non volere più nulla, chiedendo solamente di essere lasciato in pace. Di fronte all’ulteriore richiesta di chiarimento da parte del suo assistente, il campione ha ribadito il suo rifiuto totale, pronunciando così le sue ultime parole definitive prima del blocco cardiaco che ne avrebbe causato la morte il giorno seguente.

Nel corso del suo intervento di fronte al pubblico ministero Patricio Ferrari, Taffarel ha sofferto nel ripercorrere la gestione medica a cui era sottoposto Maradona. Il massaggiatore ha notato un gonfiore anomalo ed esteso che dalle gambe si era progressivamente diffuso fino al volto e alle braccia. Questo quadro clinico visibilmente deteriorato lo aveva spinto a chiedere chiarimenti allo staff infermieristico riguardo ai farmaci somministrati, scoprendo con sorpresa che la somministrazione dei diuretici era stata interrotta senza una chiara motivazione. Preoccupato per il possibile insorgere di complicazioni polmonari o cardiache gravissime, Taffarel aveva cercato più volte di contattare il medico personale di Maradona, Leopoldo Luque, oltre a informare i familiari e i collaboratori più stretti, senza tuttavia riscontrare interventi tempestivi o contromisure sanitarie adeguate al costante peggioramento delle condizioni cliniche.

Lo stato del processo e le accuse dello staff sanitario

Il procedimento giudiziario in corso a San Isidro rappresenta il secondo dibattimento relativo alla scomparsa dell’ex capitano dell’Argentina, nato a seguito dell’annullamento del primo processo per questioni procedurali riguardanti il collegio giudicante. Gli imputati nell’attuale filone processuale sono sette membri della squadra medica che gestiva la salute del calciatore, tra i quali figurano il neurochirurgo Leopoldo Luque, la psichiatra Agustina Cosachov, lo psicologo Carlos Díaz, oltre ad alcuni coordinatori e infermieri della struttura domiciliare. L’accusa mossa dalla Procura è di omicidio semplice con dolo eventuale, sostenuta dalle perizie della commissione medica che hanno definito la gestione sanitaria di Maradona del tutto inadeguata, imprudente e negligente. Secondo i dati emersi dall’autopsia, la causa finale del decesso è stata un’insufficienza cardiaca acuta unita a edema polmonare acuto, in un soggetto affetto da miocardiopatia dilatativa, un esito che un ricovero ospedaliero tempestivo e appropriato avrebbe potuto contrastare con maggiore efficacia.

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