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Meteo, El Nino raggiunge il picco: l’estate cambia scenario, cosa succede

Pubblicato: 07/08/2026 21:28

Il fenomeno climatico periodico noto come El Niño, ufficialmente iniziato nel giugno del 2026, sta progressivamente intensificando la propria presenza sulla scena meteorologica mondiale. Secondo gli ultimi aggiornamenti forniti dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale, la fase di rafforzamento attuale è destinata a culminare nel trimestre compreso tra agosto e ottobre del 2026, periodo nel quale l’influenza del fenomeno diventerà dominante sulla circolazione atmosferica globale. L’innalzamento anomalo delle temperature delle acque superficiali nell’Oceano Pacifico tropicale sta innescando una reazione a catena che altera l’equilibrio climatico di intere regioni, portando a una maggiore probabilità di temperature ampiamente superiori alla norma su gran parte della superficie terrestre e modificando in modo significativo i pattern tradizionali delle precipitazioni. Le conseguenze più immediate e gravose si concentrano principalmente nell’America Centro-meridionale, un’area storicamente vulnerabile a questo genere di oscillazioni, dove gli impatti si traducono in eventi meteorologici estremi, scompensi idrici ed emergenze agricole.

Un’influenza indiretta sul continente europeo

L’impatto di El Niño sul continente europeo e sul bacino del Mediterraneo segue logiche differenti rispetto a quanto si osserva nelle latitudini tropicali. In queste aree, infatti, l’effetto del fenomeno risulta prevalentemente indiretto e decisamente più limitato. Le recenti ondate di calore eccezionali che hanno interessato l’Italia e diverse altre nazioni europee non possono essere attribuite in modo diretto alla presenza di questo evento oceanico. La risalita e il progressivo potenziamento dell’anticiclone africano sono infatti determinati da una specifica disposizione della circolazione atmosferica a scala euro-atlantica, la quale risponde a dinamiche regionali autonome. Un’estate caratterizzata da temperature roventi si sarebbe potuta verificare anche in totale assenza di El Niño. Tuttavia, la sua presenza agisce come un catalizzatore di sottofondo che innalza la temperatura media globale, creando un contesto generale nettamente più favorevole alla genesi e alla persistenza delle bolle di calore.

La concomitanza con il dipolo dell’Oceano Indiano

A complicare ulteriormente il quadro climatico mondiale interviene un secondo fattore oceanico evidenziato dalle analisi della Wmo, ovvero lo sviluppo di una fase positiva del Dipolo dell’Oceano Indiano. Questo indice misura la differenza nella temperatura superficiale dell’acqua tra la parte occidentale e quella orientale dell’Oceano Indiano. Quando il dipolo si trova in fase positiva, le acque occidentali adiacenti alle coste africane registrano valori nettamente superiori alla media, mentre la porzione orientale vicina all’Australia e all’Indonesia risulta più fredda della norma. La contemporanea presenza di questa anomalia e di El Niño crea una combinazione in grado di amplificare drammaticamente le criticità meteorologiche nei paesi affacciati su questo bacino oceanico, esasperando il rischio di prolungate siccità da un lato e scatenando devastanti inondazioni e incendi boschivi dall’altro.

I moniti delle istituzioni internazionali

Le implicazioni di questa convergenza di fattori climatici hanno raccolto ferme prese di posizione ai vertici delle istituzioni internazionali. Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha sottolineato come la fase attuale rappresenti solo l’inizio di una dinamica ben più complessa e pericolosa. Il fenomeno si sta sviluppando su un pianeta già provato da condizioni preesistenti di surriscaldamento, caratterizzato da cupole di calore persistenti, incendi di vasta portata e temperature superficiali dei mari che toccano picchi mai registrati prima. Nel discorso istituzionale viene evidenziato come l’uso continuato e l’espansione dei combustibili fossili stiano fornendo la spinta primaria a questa crisi sistematica. Senza un intervento strutturato volto a mitigare le cause profonde del cambiamento climatico e ad attuare adeguate strategie di protezione per le popolazioni, i pericoli legati agli eventi estremi sono destinati ad aumentare in frequenza e gravità nei prossimi anni.

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Ultimo Aggiornamento: 07/08/2026 22:19

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