
Alan Friedman attacca Giorgia Meloni sulla gestione dell’emergenza migratoria legata a Ceuta e mette in dubbio le motivazioni che hanno portato il governo italiano a intervenire sui controlli alle frontiere. Ospite di 4 di Sera, su Rete 4, il giornalista americano ha sostenuto che dietro la linea adottata dall’esecutivo potrebbe esserci soprattutto una ragione politica: la crescita di Roberto Vannacci e di Futuro Nazionale.
Secondo Friedman, l’immigrazione sarebbe tornata ancora una volta a essere utilizzata come terreno di scontro politico. «Matteo Salvini ha usato l’immigrazione in tutte le sue campagne, ha fatto la sua carriera su questo. Nel 2022 Giorgia Meloni ha parlato addirittura di un blocco navale, che poi non ha fatto», ha affermato durante la trasmissione.
Friedman: “Gli italiani hanno il diritto di sapere”
Il giornalista ha quindi concentrato il suo intervento sulla decisione di ripristinare i controlli collegati alla frontiera con la Spagna dopo la crisi di Ceuta. Per Friedman gli italiani avrebbero il diritto di sapere se la misura sia stata determinata da un’effettiva esigenza di sicurezza oppure da valutazioni prevalentemente politiche.
«L’immigrazione, quando c’è una campagna elettorale, diventa un tema molto utile ai demagoghi populisti di destra e di sinistra», ha sostenuto Friedman. Poi l’affondo direttamente contro la presidente del Consiglio: «Il pubblico italiano ha il diritto di sapere se la sospensione di Schengen con la Spagna veramente significa che gli italiani sono a rischio, oppure se è stata una strumentalizzazione politica di Meloni che teme la crescita di Vannacci e voleva mostrare che lei è più di destra». Friedman non ha lasciato dubbi sulla propria interpretazione: «Io direi che è la seconda».
L’attacco sulla sicurezza dopo la crisi di Ceuta
Il passaggio più netto dell’intervento è arrivato quando Friedman ha escluso che quanto accaduto a Ceuta rappresentasse di per sé una minaccia per la popolazione italiana. «Il pubblico italiano non è mai stato minacciato da chi è arrivato a Ceuta», ha dichiarato, contestando quindi la necessità della misura adottata dal governo.
Friedman ha richiamato anche le regole europee: «Leggendo Schengen, perché se uno studia si impara, ho visto che può essere sospeso soltanto ed esclusivamente quando c’è un’emergenza di sicurezza». Quindi la battuta: «A Fiumicino, non credo, o a Linate c’è stata un’emergenza dall’arrivo dei turisti spagnoli».
Il ragionamento del giornalista riduce però la questione al rischio rappresentato dai normali viaggiatori provenienti dalla Spagna, mentre il dibattito sulla sicurezza apertosi dopo l’ingresso irregolare di decine di migliaia di migranti a Ceuta riguarda soprattutto la possibilità che parte delle persone possa successivamente spostarsi all’interno dello spazio europeo.
Il dossier sul rischio di infiltrazioni
Nel quadro valutato dalle autorità italiane rientra infatti anche il rischio di possibili infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori, indicato dalle informazioni di intelligence emerse dopo la crisi nell’enclave spagnola. È proprio questo uno degli elementi utilizzati per sostenere l’esistenza di una questione di sicurezza che vada oltre il territorio della Spagna.
Il punto centrale dello scontro diventa quindi l’interpretazione della minaccia. Friedman considera la decisione del governo soprattutto una mossa politica per contrastare da destra la crescita di Vannacci; l’esecutivo la inserisce invece in una strategia preventiva legata alla sicurezza e al controllo degli spostamenti successivi alla crisi di Ceuta.
Due letture radicalmente differenti che hanno trasformato ancora una volta immigrazione, sicurezza e Schengen in uno dei terreni più accesi dello scontro politico italiano.


