
Un colloquio durato quasi tre ore nel carcere di Rebibbia. L’avvocato Arturo Cola ha incontrato Valter Lavitola, detenuto dopo l’arresto nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato sotto casa di Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore di Report. Al termine dell’incontro, il legale ha riferito le parole e lo stato d’animo del suo assistito.
«Lavitola vive una condizione psicologica certamente non facile, perché, per una scelta autonoma, ha provocato dei guai a due persone che sono per lui un figlio, e parlo di Gomes, e un fratello, in riferimento a Ranucci. È pentito per avere messo nei guai persone a cui tiene», ha spiegato Cola.
Il passaggio centrale riguarda però la responsabilità dell’iniziativa contestata dagli inquirenti. Secondo quanto riferito dal difensore, Lavitola avrebbe rivendicato come esclusivamente propria la decisione: «La scelta dell’attentato è solo sua, una iniziativa solo sua».
Il presunto avvertimento a Ranucci prima dell’attentato
Il legale è tornato anche su uno degli aspetti ancora da chiarire nell’inchiesta: il presunto avvertimento che Lavitola avrebbe rivolto a Ranucci prima dell’esplosione avvenuta il 16 ottobre a Pomezia.
Prima di entrare a Rebibbia, Cola aveva dichiarato: «Noi riteniamo che Lavitola avvisò Ranucci sul rischio di attentati prima di quanto avvenuto il 16 ottobre».
Dopo il colloquio, l’avvocato ha fornito anche una possibile spiegazione del perché il conduttore di Report non avrebbe riferito agli investigatori di quell’allarme. «Lavitola ritiene che Ranucci avesse reputato la cosa non importante, l’avesse affrontata con superficialità, non gli avesse dato retta. Quindi proprio per questo forse Ranucci non ha riferito nulla su questo aspetto agli inquirenti».
Secondo questa ricostruzione, l’avvertimento sarebbe arrivato circa un mese e mezzo prima dell’attentato. Si tratta di un elemento che dovrà essere verificato nell’ambito degli accertamenti degli investigatori.
L’inchiesta sull’attentato
Lavitola si trova in carcere con l’accusa di essere il mandante dell’attentato avvenuto nei pressi dell’abitazione di Ranucci a Pomezia. Il rapporto personale tra i due è uno degli aspetti che rendono particolarmente delicata la vicenda: lo stesso legale ha descritto il giornalista come una persona che Lavitola considererebbe «un fratello».
Le dichiarazioni riferite dal difensore rappresentano ora un nuovo elemento nel quadro investigativo. Spetterà agli inquirenti verificare la ricostruzione, a partire dal presunto avvertimento precedente all’esplosione e dalle circostanze che avrebbero portato alla decisione di organizzare l’attentato contro Ranucci.


