
Un nuovo capitolo si apre attorno al caso Garlasco, questa volta sul terreno giudiziario e televisivo. Stefania Cappa, cugina di Chiara Poggi e avvocata, ha denunciato Milo Infante per ricettazione. A rendere pubblica la notizia è stato lo stesso giornalista e conduttore durante la puntata di mercoledì 26 agosto di Verità Nascoste – Il diario, in onda su Canale 5.
«Fa un po’ effetto che un avvocato contesti a un giornalista un reato molto grave, infamante, che non appartiene alla professione giornalistica», ha commentato Infante in apertura di trasmissione, sottolineando la professione esercitata da Cappa. Il conduttore ha poi definito la ricettazione un reato «talmente difficile da provare che di fatto non esiste quasi più».
Perché Stefania Cappa ha denunciato Milo Infante
Secondo quanto ricostruito dallo stesso Infante in trasmissione, la denuncia sarebbe arrivata dopo quanto accaduto nella puntata di martedì. In quell’occasione il giornalista aveva mostrato una denuncia presentata dalla stessa Stefania Cappa.
È proprio la disponibilità e la divulgazione di quel documento ad aver portato alla nuova iniziativa giudiziaria. Infante ha quindi affrontato pubblicamente la questione, contestando l’ipotesi di ricettazione formulata nei suoi confronti.
«Il reato dei giornalisti è la diffamazione, ma la diffamazione deve essere provata», ha sostenuto il conduttore. Poi ha rivendicato il proprio lavoro giornalistico: «Se racconti la verità non è diffamazione, la verità che spesso è nascosta e qualcuno vorrebbe che non venisse fuori».
La ricettazione, disciplinata dall’articolo 648 del Codice penale, riguarda chi, fuori dai casi di concorso nel reato, acquista, riceve oppure occulta denaro o cose provenienti da un delitto, o comunque interviene per farli acquistare, ricevere od occultare, con lo scopo previsto dalla norma. Saranno naturalmente gli eventuali accertamenti giudiziari a stabilire se nel caso specifico sussistano o meno i presupposti dell’ipotesi contestata.
La telefonata con Mauro Crippa
Infante ha raccontato anche di aver informato della vicenda Mauro Crippa, direttore generale dell’Informazione Mediaset, ricevendo dall’azienda una manifestazione di sostegno.
«Mi ha risposto: non ti preoccupare, Mediaset c’è e ti tuteleremo», ha riferito il giornalista davanti alle telecamere.
Il conduttore ha tuttavia precisato di volersi assumere personalmente le conseguenze del proprio operato: «Ringrazio, ma sollevo l’azienda da qualsiasi responsabilità e mi assumo tutta la responsabilità che eventualmente dei giudici dovessero attribuirmi».
La denuncia aggiunge così un ulteriore fronte alle vicende collaterali nate intorno al delitto di Garlasco e alla nuova attenzione mediatica sul caso di Chiara Poggi, uccisa nella villetta di famiglia il 13 agosto 2007. Sul piano giudiziario, la responsabilità per l’omicidio è stata attribuita in via definitiva ad Alberto Stasi, condannato nel 2015 a 16 anni di reclusione.


