
Ratko Mladić, ex comandante militare dei serbo-bosniaci, è morto all’Aja mentre stava scontando una condanna all’ergastolo per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. La notizia, diffusa dai media serbi, è stata confermata da ANSA.
La condanna per il genocidio di Srebrenica
Mladić era stato condannato all’ergastolo nel 2017 dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia. Nel 2021 la condanna era stata confermata in appello. Tra i crimini per i quali era stato riconosciuto colpevole figurava il genocidio di Srebrenica, dove nel luglio 1995 furono uccisi oltre 8mila uomini e ragazzi bosgnacchi.
Durante la guerra in Bosnia-Erzegovina, tra il 1992 e il 1995, Mladić fu una delle principali figure militari delle forze serbo-bosniache. Fu inoltre ritenuto responsabile di gravi crimini commessi durante l’assedio di Sarajevo e in altre zone del Paese.
Sedici anni di latitanza e l’arresto
Dopo la fine della guerra, Mladić rimase latitante per quasi sedici anni. Fu arrestato in Serbia nel maggio 2011 e successivamente trasferito all’Aja, dove iniziò il procedimento giudiziario a suo carico.
Negli ultimi mesi le sue condizioni di salute si erano aggravate. In aprile era stato riferito di un ictus e di un quadro clinico considerato grave.
La sua morte chiude la vicenda personale e giudiziaria di una delle figure più controverse e simboliche delle guerre jugoslave degli anni Novanta.


