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Ricina, il giallo verso la svolta: il cerchio si restringe a quattro persone

Pubblicato: 31/08/2026 13:54

Dopo otto mesi di interrogatori, oltre 200 audizioni, analisi scientifiche e dispositivi elettronici passati al setaccio, l’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15, potrebbe essere arrivata a un passaggio decisivo. Madre e figlia sono morte dopo essere state avvelenate con la ricina nella loro casa di Pietracatella, in provincia di Campobasso. Il procedimento è stato condotto finora contro ignoti per duplice omicidio premeditato, ma presto potrebbero esserci le prime iscrizioni nel registro degli indagati.

Secondo quanto riferito lunedì 31 agosto da Morning News su Canale 5, gli investigatori avrebbero raccolto una serie di elementi che potrebbero portare ai primi avvisi di garanzia. Tutto il materiale è stato trasmesso alla Procura di Larino, alla quale spetterà valutare se procedere con eventuali iscrizioni.

Anche il numero delle persone al centro degli approfondimenti si sarebbe ridotto: secondo la trasmissione, l’attenzione investigativa sarebbe ora concentrata su quattro persone, e non più sulle sei inizialmente prese in considerazione. Al momento, tuttavia, non risultano responsabilità accertate e gli elementi emersi rappresentano ancora ipotesi investigative e ricostruzioni giornalistiche.

Il «vettore» della ricina potrebbe essere decisivo

Uno dei principali interrogativi riguarda il modo in cui la ricina è stata somministrata ad Antonella e Sara. Individuare il cosiddetto “vettore”, cioè il mezzo attraverso il quale la tossina è arrivata alle vittime, potrebbe consentire agli investigatori di restringere ulteriormente il campo.

Secondo indiscrezioni riportate da Morning News, il vettore sarebbe già stato individuato. Parallelamente proseguono gli approfondimenti scientifici affidati agli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino, dai quali sono attesi elementi utili per ricostruire il percorso della sostanza.

Capire se la ricina sia stata inserita in un alimento, in una bevanda o attraverso un altro mezzo potrebbe permettere agli investigatori di verificare chi avesse concretamente la possibilità di entrarvi in contatto.

La crisi matrimoniale e la pista sentimentale

Tra le ipotesi approfondite nelle ultime settimane avrebbe assunto un peso crescente quella di un possibile movente sentimentale.

Secondo quanto ricostruito da Repubblica, un’amica di Antonella avrebbe raccontato agli investigatori che la cinquantenne aveva intenzione di separarsi dal marito Gianni Di Vita, commercialista ed ex sindaco di Pietracatella.

Gli investigatori hanno inoltre approfondito il rapporto tra Di Vita e Monia, un’insegnante di matematica e sua amica d’infanzia. I due sono stati messi a confronto in Questura per circa sei ore.

Durante il faccia a faccia sarebbe emersa una discrepanza su una circostanza considerata importante dagli investigatori: le loro versioni non avrebbero coinciso. Non è stato reso noto quale fosse l’argomento oggetto della contestazione né a chi gli investigatori attribuiscano la versione ritenuta non corretta.

Antonella avrebbe inoltre interrotto da tempo i rapporti con l’insegnante e alcune persone vicine alla vittima avrebbero riferito dell’esistenza di tensioni tra le due donne. Elementi sui quali gli inquirenti stanno effettuando verifiche, ma che allo stato attuale non dimostrano alcun coinvolgimento nell’avvelenamento.

I contatti tra Antonella e il marito dell’insegnante

Tra le persone sulle quali si sarebbero concentrati gli approfondimenti figura anche Marco, marito dell’insegnante, che lavora come tecnico di laboratorio in un istituto agrario.

Gli investigatori stanno cercando in particolare di comprendere il significato di alcuni contatti con Antonella avvenuti nelle settimane precedenti all’avvelenamento. Il contenuto e la rilevanza di queste comunicazioni devono ancora essere chiariti.

Dovrebbe essere nuovamente ascoltato anche don Stefano, parroco di Pietracatella. Secondo quanto precisato da Morning News, il sacerdote non sarebbe considerato un sospettato, ma un testimone dal quale gli investigatori sperano di ottenere ulteriori elementi sui rapporti personali all’interno della comunità.

L’analisi di telefoni e computer

Un impulso importante all’inchiesta sarebbe arrivato dopo Ferragosto, quando sono stati approfonditi i risultati delle analisi effettuate su telefoni, computer e altri dispositivi elettronici sequestrati.

Gli investigatori hanno quindi convocato nuovamente Alice Di Vita, la figlia maggiore di Antonella, il padre Gianni e l’insegnante di matematica.

Alice e Gianni Di Vita sono i due componenti della famiglia sopravvissuti. Il padre avrebbe riferito di aver accusato disturbi gastrointestinali nelle stesse ore in cui Antonella e Sara stavano male, ma, secondo le ricostruzioni disponibili, non avrebbe ingerito ricina.

Rimane aperta anche un’altra questione fondamentale: chi era il vero obiettivo dell’avvelenamento? Gli investigatori devono stabilire se la sostanza fosse destinata ad Antonella, se Sara sia stata coinvolta senza essere il bersaglio iniziale oppure se il veleno potesse essere diretto a un’altra persona.

Possibili primi avvisi di garanzia

Il materiale raccolto è ora nelle mani della Procura di Larino. Dovranno essere messi insieme i risultati degli accertamenti scientifici, le testimonianze, le comunicazioni recuperate dai dispositivi elettronici e quanto emerso dalle numerose audizioni.

Se gli elementi verranno ritenuti sufficienti, il prossimo passaggio potrebbe essere rappresentato dalle prime iscrizioni nel registro degli indagati e dai conseguenti atti di garanzia necessari per proseguire determinati accertamenti.

Dopo otto mesi, dunque, l’inchiesta potrebbe avvicinarsi a una svolta. Restano però ancora da sciogliere i nodi fondamentali del caso: come la ricina sia entrata nella casa di Pietracatella, chi l’abbia somministrata e quale fosse il vero bersaglio dell’avvelenamento che ha provocato la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara.

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