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“Noi giovani non vogliamo…”. Virginia Libero fa esplodere lo studio di Lilli Gruber così

Pubblicato: 18/09/2026 10:05

Il tema della guerra, del riarmo e del ruolo dei giovani torna al centro del confronto politico. A riaccendere il dibattito sono le parole di Virginia Libero, segretaria dei Giovani Democratici, intervenuta a Otto e mezzo su La7 dopo le polemiche nate dal suo intervento alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia. Il suo discorso aveva aperto un confronto sul pacifismo, sull’eventuale aumento della spesa militare e sulla posizione da assumere rispetto ai conflitti internazionali.
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In televisione, davanti a Lilli Gruber, Libero ha ribadito il senso delle sue parole, sostenendo che la sua generazione non intende farsi coinvolgere direttamente nei conflitti. Una posizione che ha incontrato critiche e che ha riportato nel dibattito anche il paragone con i giovani che parteciparono alla Resistenza, oltre al tema della guerra in Ucraina. Alla trasmissione sono intervenuti anche Pier Luigi Bersani e Diego Bianchi, con osservazioni sul significato storico e politico delle parole della segretaria dei Giovani Democratici.

«I giovani in Italia non hanno nessuna intenzione di imbracciare le armi per andare a combattere una guerra per Trump, Putin o Netanyahu». È la posizione ribadita da Libero durante la trasmissione. La segretaria dei Giovani Democratici ha spiegato così il senso dell’intervento pronunciato a Reggio Emilia, dove aveva parlato della volontà dei giovani di non diventare soldati delle guerre altrui. Le sue parole avevano alimentato un confronto anche all’interno del Partito Democratico.

Il confronto sui partigiani

Gruber ha chiesto a Libero se si aspettasse le critiche arrivate dall’area riformista del Pd. La conduttrice ha ricordato l’obiezione secondo cui i giovani partigiani che decisero di partecipare alla Resistenza non si sarebbero tirati indietro. Nel confronto è intervenuto anche Pier Luigi Bersani, che ha contestato questa ricostruzione: «Ma non è vero, molti partigiani disertarono la Repubblica Sociale».

Libero ha quindi raccontato di aver ricevuto solidarietà soprattutto all’interno dell’organizzazione giovanile. «Intanto, tutta la solidarietà è arrivata non tanto a me quanto proprio all’organizzazione giovanile. Tendenzialmente tutte le critiche che ho ricevuto non sono state dai miei coetanei».

La segretaria dei Giovani Democratici ha detto di essere rimasta sorpresa dalla reazione alle sue parole, definite «un messaggio così banale e semplice». Da qui la sua riflessione sul rapporto tra la generazione più giovane e le decisioni sulla guerra.

«Che i giovani non vogliono impugnare le armi nelle guerre di guerrafondai in giro per il mondo che decidono da oligarchi che noi, figli degli ultimi, dobbiamo andare a combattere le loro guerre, forse è strano. Il quadro geopolitico è sempre più preoccupante ma la nostra generazione non ha mai spazio per esprimersi. E troppo spesso voi più grandi vi dimenticate che al fronte dovremmo andarci proprio noi».

Il no al riarmo e il ruolo dei giovani

Nel corso dell’intervista, Libero ha rivendicato anche la presenza dei Giovani Democratici nel Paese reale e ha sottolineato il lavoro svolto quotidianamente dall’organizzazione.

«Noi nel Paese reale ci siamo, facciamo anche tutti i giorni campagne dal basso. Ci preoccupa tantissimo l’ipotesi che la presidente Meloni possa pensare di spendere il 5% del nostro Pil in armamenti quando i nostri diritti costituzionali sono sotto attacco ogni giorno».

Il riferimento alla possibile crescita della spesa militare si inserisce nel quadro delle posizioni espresse da Libero nei giorni precedenti. La segretaria dei Giovani Democratici ha ribadito la propria posizione sui temi della guerra e del riarmo, distinguendo la questione ucraina dal significato delle sue dichiarazioni.

A Gruber, che le ha chiesto se nel Pd ci sia spazio per i pacifisti, Libero ha risposto senza esitazioni: «Certo, il Pd è un partito pacifista».

La segretaria dei Giovani Democratici ha quindi richiamato la linea di Elly Schlein sui temi della pace e della giustizia sociale, definendola una posizione «non strumentalizzabile». Secondo Libero, i giovani non dovrebbero essere costretti a manifestazioni eclatanti per riuscire a ottenere ascolto.

«Noi la politica la facciamo tutti i sacrosanti giorni. Abbiamo una linea, che è quella del Pd, anche rispetto alla questione della pace. Ma spazio per noi non ce n’è mai, la politica ci usa come oggetto e non come soggetto di discussione».

Il confronto sulla guerra in Ucraina

Nel dibattito è intervenuto anche Diego Bianchi, che ha riportato il confronto sul significato storico della Resistenza e sul conflitto in Ucraina.

Secondo Bianchi, il riferimento ai partigiani deve essere letto considerando anche la storia del conflitto ucraino: «Quella era una storia di resistenza e all’inizio del conflitto una persona di sinistra vedeva in quella storia lì la storia di altri partigiani. La storia pacifica di questo Paese parte anche da lì».

Bianchi ha poi sottolineato la differenza tra il contesto storico della Resistenza e quello attuale. «Oggi siamo in una situazione completamente diversa. Non so chi stia vincendo in Ucraina, ma l’impressione che ho è che in Italia abbia vinto Putin, stando a televisioni, giornali, Parlamento, dibattiti».

Libero non ha condiviso questa lettura. Il confronto si è così mantenuto sulle differenti interpretazioni della situazione internazionale e sul ruolo che il pacifismo dovrebbe avere all’interno del centrosinistra.

La discussione si è conclusa con l’intervento di Gruber, che, considerato il ritardo accumulato dalla trasmissione, ha chiuso il confronto promettendo a Virginia Libero un nuovo invito. Le sue dichiarazioni hanno riportato al centro dell’attenzione il dibattito interno al Partito Democratico sul rapporto tra giovani, pace, guerra e politiche di difesa.

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