
Elly Schlein prova a evitare la rottura con Giuseppe Conte e, per tenere insieme il campo largo, sposta ancora il baricentro del Pd sulla guerra in Ucraina. Dopo le tensioni esplose per la lettera sull’energia inviata a Giorgia Meloni senza un preventivo confronto con gli alleati, la segretaria dem sceglie la strada della ricucitura e rassicura i 5 Stelle: «Troveremo l’accordo su tutto».
Il nodo più delicato resta la politica estera. Conte ha ormai assunto una posizione netta contro nuovi invii di armi a Kiev e ha fatto del tema uno degli elementi identitari del Movimento 5 Stelle. Schlein, senza arrivare a una rottura formale con la linea europea di sostegno all’Ucraina, cambia però linguaggio e priorità: meno enfasi sugli armamenti, più spazio a negoziati, cessate il fuoco e protezione dei civili.
Schlein cerca la mediazione con Conte
Intervenendo al congresso dell’Unione degli universitari, Schlein ha insistito sulla necessità di difendere il diritto internazionale, rafforzare le sedi multilaterali e privilegiare il dialogo rispetto all’uso della forza. Una formulazione che punta chiaramente a ridurre la distanza con il Movimento 5 Stelle e a respingere l’accusa di “bellicismo” più volte rivolta da Conte al Pd.
La segretaria democratica ha parlato della necessità di essere «costruttori di pace» per ucraini, palestinesi e iraniani, mettendo al centro il negoziato e la tutela dei civili. Il tema degli invii di armi, che rappresenta invece il punto più divisivo tra Pd e M5S, resta sullo sfondo.
È qui che si misura il tentativo di mediazione di Schlein: non sconfessare apertamente la posizione sostenuta finora dal Partito democratico, ma attenuarne i toni per rendere possibile una convergenza con Conte. Una scelta che potrebbe però alimentare nuove tensioni con l’area riformista del Pd, da sempre più ferma sul sostegno militare a Kiev.
Non solo Ucraina: campo largo ancora diviso
Le distanze tra Pd e 5 Stelle non riguardano soltanto la guerra. Restano aperti anche i dossier sulla scelta del candidato premier, sulle primarie e sul perimetro della coalizione.
Schlein ha indicato due possibilità: affidare la candidatura al leader della forza politica più votata oppure ricorrere alle primarie. Conte considera invece “egemonica” la prima ipotesi e preferisce lasciare aperta anche la possibilità di una candidatura condivisa, costruita sul modello delle intese raggiunte nelle elezioni regionali.
Le divergenze riguardano inoltre tempi e regole dell’eventuale consultazione. Schlein preferirebbe arrivare alle primarie a ridosso delle elezioni, mentre Conte vorrebbe chiudere prima la partita. Restano poi le differenze sul perimetro del campo largo, con il leader del M5S contrario al coinvolgimento di Matteo Renzi e la segretaria del Pd intenzionata invece a evitare esclusioni preventive.
Il confronto entrerà nel vivo dopo il passaggio parlamentare sulla legge elettorale previsto a ottobre. Ma il primo segnale è già arrivato: per non perdere Conte, Schlein prova a rendere più compatibile con i 5 Stelle la linea del Pd sull’Ucraina. E la tenuta del campo largo passa anche da qui.


