
Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra da soli non basteranno per vincere le prossime elezioni. È il messaggio lanciato da Matteo Renzi ai leader del campo largo durante l’intervista a Lo Stato delle Cose, il programma condotto da Massimo Giletti su Rai 3. L’ex presidente del Consiglio individua nella presenza dei riformisti uno dei possibili fattori decisivi per rendere competitivo il centrosinistra.
“Quei quattro lì”, dice riferendosi a Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, “da soli perdono, ma non perché sono cattivi”. Renzi sostiene che il quadro politico sia diventato più aperto rispetto ai mesi scorsi anche per effetto della nascita di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, che a suo giudizio sottrae consenso soprattutto ai partiti del centrodestra.
Renzi: “Con Vannacci la destra si è divisa”
Secondo il leader di Italia Viva, fino a poco tempo fa Giorgia Meloni poteva guardare alle prossime elezioni con maggiore sicurezza, mentre oggi la presenza di Vannacci avrebbe modificato gli equilibri.
“Meloni era nettamente convinta di vincere, poi è accaduta una cosa a destra: è arrivato Vannacci. E nel momento in cui arriva Vannacci da destra, la destra è divisa e il centrosinistra diventa competitivo”, afferma Renzi.
Si tratta della valutazione politica dell’ex premier, non di una previsione certa sull’esito delle elezioni. Il nuovo soggetto guidato da Vannacci viene comunque seguito con attenzione perché punta a intercettare una parte dell’elettorato della Lega, di Forza Italia e, più in generale, dell’area di destra.
“Meloni è a un bivio”
Renzi insiste proprio sul rapporto tra Giorgia Meloni e Roberto Vannacci, descrivendolo come uno dei principali problemi strategici per il centrodestra.
“Secondo me Vannacci fa un risultato molto importante alle prossime elezioni politiche e la Meloni lo sa”, sostiene il leader di Italia Viva. Poi aggiunge: “Giorgia, quindi, è a un bivio: se perde Vannacci, perde le elezioni. Se prende Vannacci, perde la faccia. La Meloni è in difficoltà”.
Anche in questo caso si tratta di una lettura politica formulata da Renzi. Al momento non è definito quale sarà l’assetto definitivo delle coalizioni con cui i partiti si presenteranno alle prossime elezioni, né se Futuro Nazionale correrà autonomamente o cercherà un’intesa con il centrodestra.
L’avvertimento a Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni
Renzi sposta poi l’attenzione sul centrosinistra e lancia il suo messaggio ai quattro leader che oggi rappresentano il nucleo principale dell’opposizione.
“Quei quattro da soli non ce la fanno, arrivano al 40%. C’è bisogno del 2-3-4% dei riformisti“, afferma. Il riferimento è soprattutto all’area centrista e liberal-democratica che Italia Viva vuole rappresentare e che Renzi considera indispensabile per costruire una coalizione in grado di competere con il centrodestra.
È il punto sul quale da mesi si concentra una parte significativa del confronto nel campo largo: stabilire fino a dove possa estendersi la coalizione e quali forze possano convivere all’interno dello stesso progetto politico.
Il peso di Italia Viva
Renzi rivendica quindi il ruolo di Italia Viva, accreditata secondo diverse rilevazioni di una quota di consenso limitata ma potenzialmente significativa in uno scenario nel quale le due coalizioni dovessero trovarsi molto vicine.
Il ragionamento dell’ex premier è che anche pochi punti percentuali possano diventare rilevanti in presenza di una competizione serrata. Per questo insiste sulla necessità di non escludere l’area riformista dalla costruzione dell’alternativa al governo Meloni.
Il nodo resta però politico oltre che numerico, perché tra Italia Viva e alcune delle forze del campo largo persistono differenze rilevanti su diversi temi, a partire dalla politica estera, dall’economia e dal rapporto con le imprese.
Renzi vede le primarie per scegliere il leader
Secondo Renzi, alla fine il candidato alla guida della coalizione potrebbe essere scelto attraverso le primarie. Alla domanda di Giletti sulla possibilità che si arrivi effettivamente a una consultazione aperta, il leader di Italia Viva risponde: “Secondo me sì”.
Il tema resta ancora aperto nel centrosinistra. Nei mesi scorsi Elly Schlein ha insistito sulla necessità di costruire prima il programma comune, mentre Giuseppe Conte e altri esponenti della coalizione hanno indicato priorità differenti sul metodo con cui individuare la leadership.
Renzi ritiene invece probabile che, una volta definito il perimetro dell’alleanza, le primarie possano diventare lo strumento per scegliere il candidato.
Prima serve un accordo sulla politica estera
L’ex premier indica però una condizione preliminare: raggiungere un’intesa sulla politica estera. “Sulla politica estera si dovrà arrivare prima a un accordo condiviso”, spiega.
È uno dei terreni più delicati per il campo largo, soprattutto per le differenze tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle su Ucraina, spese militari, Nato e sostegno a Kiev. Proprio negli ultimi mesi questi temi hanno più volte provocato tensioni tra le forze dell’opposizione.
Per Renzi, quindi, non basta sommare percentuali elettorali: prima di arrivare alle primarie e alla scelta del leader serve un’intesa su alcune questioni fondamentali, a cominciare dalla collocazione internazionale dell’Italia.
La partita del campo largo resta aperta
L’intervento di Renzi arriva in una fase nella quale il centrosinistra continua a discutere della costruzione della coalizione e della leadership. Il Pd, il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno intensificato il confronto, mentre resta da definire il rapporto con le forze centriste e riformiste.
Renzi prova a inserirsi proprio in questo spazio e manda un messaggio netto a Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni: senza un allargamento verso il centro e verso l’area riformista, a suo giudizio, la coalizione rischia di non avere numeri sufficienti.
La partita resta quindi aperta sia sul perimetro dell’alleanza sia sul nome del candidato premier. E per il leader di Italia Viva la conclusione è semplice: da soli, “quei quattro”, non bastano.


