
Con l’arrivo dell’autunno torna la domanda su quando si possono accendere i termosifoni. Nel 2026 non esiste una data unica valida per tutto il territorio nazionale: il periodo di accensione degli impianti di riscaldamento varia in base al Comune e alla relativa zona climatica. Cambia anche il numero massimo di ore durante le quali è consentito utilizzare il riscaldamento.
Il calendario nazionale divide il territorio in sei fasce, dalla zona A alla zona F, sulla base delle caratteristiche climatiche dei diversi comuni. Le prime accensioni riguardano le aree più fredde, mentre nelle zone con temperature più miti bisogna attendere novembre o dicembre. Per i comuni della zona F, invece, non sono previsti limiti stagionali nazionali.
Per molti cittadini il primo appuntamento importante è il 15 ottobre, data dalla quale possono essere accesi i termosifoni nei comuni della zona E. È una delle fasce più estese e comprende numerose città del Nord Italia.
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Milano, Torino e Bologna: riscaldamento dal 15 ottobre
A Milano, Torino e Bologna i termosifoni possono essere accesi dal 15 ottobre. Le tre città appartengono alla zona climatica E, nella quale il periodo di funzionamento arriva fino al 15 aprile.
Il limite previsto è di 14 ore al giorno. La stessa disciplina interessa diversi altri capoluoghi settentrionali, tra cui Venezia, Verona, Brescia, Bergamo e Trieste.
Per chi vive nella Pianura Padana, quindi, il calendario prevede uno dei periodi più lunghi di utilizzo del riscaldamento tra quelli stabiliti dalle regole nazionali.
Scendendo verso il Centro Italia le date cambiano. A Roma, per esempio, l’accensione è prevista dal 1° novembre e il funzionamento può proseguire fino al 15 aprile. La Capitale appartiene alla zona climatica D, con un limite massimo di 12 ore al giorno.
Nella stessa fascia rientrano, tra le altre, Firenze, Ancona, Perugia e Genova. Anche a Firenze, dunque, il periodo autorizzato va dal 1° novembre al 15 aprile, con un massimo di 12 ore quotidiane.
La classificazione non è necessariamente uniforme all’interno di una stessa regione. La Toscana, per esempio, comprende comuni inseriti in zone climatiche differenti, anche in relazione alla posizione geografica e all’altitudine.

Napoli, Bari e Lecce aspettano il 15 novembre
Nel Centro-Sud l’accensione dei termosifoni viene ulteriormente posticipata. Napoli, Bari e Lecce appartengono alla zona climatica C, nella quale gli impianti possono essere accesi dal 15 novembre.
In questa fascia il periodo di funzionamento termina il 31 marzo e il limite massimo è di 10 ore al giorno. La stessa disciplina riguarda anche Taranto e altri capoluoghi del Mezzogiorno.
Tra le città comprese nella medesima fascia vengono indicate anche Palermo, Catania e Reggio Calabria. La differenza rispetto alle città settentrionali dipende dalla classificazione climatica nazionale, che tiene conto delle caratteristiche termiche dei territori.
Il calendario previsto per il 2026 è quindi articolato in questo modo:
- Zona A: dal 1° dicembre al 15 marzo, massimo 6 ore al giorno.
- Zona B: dal 1° dicembre al 31 marzo, massimo 8 ore al giorno.
- Zona C: dal 15 novembre al 31 marzo, massimo 10 ore al giorno.
- Zona D: dal 1° novembre al 15 aprile, massimo 12 ore al giorno.
- Zona E: dal 15 ottobre al 15 aprile, massimo 14 ore al giorno.
- Zona F: nessuna limitazione stagionale nazionale.

Zona F, nessun limite stagionale
La zona climatica F rappresenta un caso particolare. Per i comuni che ne fanno parte non è prevista una data nazionale di accensione e non esiste un limite massimo giornaliero stabilito dal calendario stagionale.
Si tratta dei territori caratterizzati dalle condizioni climatiche più rigide. Tra gli esempi indicati figurano Bormio e Cortina d’Ampezzo, oltre ai comuni alpini situati a quote superiori ai 600 metri.
Il calendario delle accensioni non è però l’unico parametro da rispettare. Esistono anche indicazioni relative alla temperatura degli ambienti. Per le abitazioni e gli altri edifici a uso civile il riferimento indicato è di 20 °C, con una tolleranza di 2 °C.
Per gli immobili destinati ad attività industriali o artigianali, invece, il limite indicato è di 18 °C, sempre con una tolleranza di 2 °C.
Le regole puntano a conciliare il comfort negli ambienti con il contenimento dei consumi energetici. L’utilizzo del riscaldamento per un numero maggiore di ore o l’impostazione di temperature più elevate può infatti aumentare il consumo dell’impianto.
Le sanzioni per chi non rispetta le regole
Il rispetto del calendario riguarda sia la data di accensione sia la durata quotidiana del funzionamento e la temperatura impostata negli ambienti. Il mancato rispetto delle disposizioni può comportare sanzioni amministrative, con importi che, secondo il materiale di riferimento, possono andare da alcune centinaia fino a qualche migliaio di euro in funzione della normativa applicabile.
Prima di accendere i termosifoni è quindi necessario verificare la zona climatica del proprio Comune e il relativo periodo autorizzato. Le date indicate fanno riferimento alle regole nazionali riportate nel materiale di partenza, mentre eventuali provvedimenti specifici di Governo, Regioni o Comuni possono introdurre deroghe.


