
Il Canada ha preso in considerazione anche lo scenario estremo di un’azione militare degli Stati Uniti sul proprio territorio. A rivelarlo è stato il primo ministro canadese Mark Carney, che in un’intervista al New York Times ha spiegato di aver esaminato questa eventualità dopo le ripetute dichiarazioni del presidente americano Donald Trump sulla possibilità di trasformare il Canada nel 51esimo Stato degli Usa.
Carney ha però chiarito che Ottawa non considera un’invasione americana uno scenario probabile. Il premier l’ha definita un «extreme tail risk», espressione utilizzata nel campo della gestione del rischio per indicare un evento estremamente improbabile ma dalle conseguenze potenzialmente enormi.
Carney: «Sarebbe irresponsabile non prepararsi»
Interrogato direttamente sulla possibilità che le parole di Trump sul Canada come 51esimo Stato potessero tradursi in qualcosa di più concreto, Carney ha spiegato di aver affrontato la questione nell’ambito della pianificazione dei rischi più estremi.
«Credo che quando si ricoprono certi ruoli si abbia la responsabilità di prendere in considerazione rischi estremi. È semplicemente gestione del rischio. Non è lo scenario di base, ma sarebbe irresponsabile non prepararsi», ha affermato il primo ministro canadese.
Carney non ha però voluto spiegare quali misure siano state concretamente prese né che cosa abbia comportato l’esame di una possibile azione militare americana. Alla richiesta di fornire maggiori dettagli, il premier ha preferito non approfondire.
Le dichiarazioni di Trump sul «51esimo Stato»
Le valutazioni di Ottawa si inseriscono nel contesto delle tensioni che negli ultimi mesi hanno caratterizzato i rapporti tra Canada e Stati Uniti, in particolare sul fronte commerciale.
Trump ha ripetutamente evocato l’idea che il Canada possa diventare il 51esimo Stato americano. Allo stesso tempo, quando nel gennaio 2025 gli venne chiesto esplicitamente se avrebbe utilizzato la forza militare per ottenere l’annessione del Canada, il presidente americano escluse questa possibilità, facendo invece riferimento all’eventuale utilizzo della «forza economica».
È dunque in questo quadro che vanno lette le parole di Carney: il premier canadese non ha affermato che Ottawa ritenga imminente o probabile un’invasione, ma che un governo abbia il dovere di valutare anche scenari considerati estremamente remoti.
Le tensioni tra Washington e Ottawa
I rapporti tra i due Paesi si sono deteriorati anche a causa delle controversie commerciali. I negoziati tra Washington e Ottawa sono entrati in difficoltà durante l’estate e i due governi hanno adottato misure tariffarie contrapposte.
Nell’intervista Carney ha affrontato anche il tema della forte dipendenza economica canadese dagli Stati Uniti e la necessità, secondo il suo governo, di diversificare maggiormente partner e fornitori.
Nonostante le tensioni, il primo ministro ha fatto sapere di continuare ad avere contatti frequenti con Trump. I due leader, ha spiegato Carney in precedenti dichiarazioni, mantengono un canale di comunicazione anche dopo le difficoltà incontrate nei negoziati commerciali.
La rivelazione sull’ipotesi di un’invasione assume quindi soprattutto il significato di una pianificazione di emergenza: uno scenario che lo stesso Carney considera remoto, ma che sostiene di aver ritenuto necessario esaminare per le possibili conseguenze sulla sicurezza nazionale canadese.


