
Serve molta più rigidità da parte della magistratura, bisogna colpirne uno per educarne cento. Un vecchio detto di Mao rispolverato dal vicepresidente del Consiglio per parlare di sicurezza e convalida degli arresti. E subito scoppia un nuovo terremoto politico tra governo e toghe, con l’Anm che parla di logica contraria a ogni Stato di diritto e le opposizioni che accusano Tajani di usare frasi da regime.
L’affondo di Tajani sulla sicurezza
Serve molta più rigidità da parte della magistratura sulla convalida degli arresti. Chiedo a tutti i magistrati che decidono sugli arresti di dare segnali che garantiscano ai cittadini che i ceffi non possano agire impuniti. Sono queste parole di Antonio Tajani ad accendere, per l’ennesima volta, lo scontro tra governo e magistratura. Nella mattinata di sabato, il vicepremier e leader di Forza Italia ha fatto visita al Villaggio della legalità e ha rispolverato addirittura un vecchio detto di Mao: Colpirne uno per educarne cento credo che serva. E credo che alcuni magistrati debbano mettersi una mano sulla coscienza, ha detto Tajani in un botta e risposta con una cittadina. Parole che hanno immediatamente fatto il giro del web e innescato la reazione durissima delle toghe.
La replica durissima dell’Anm
L’uscita del vicepremier non è passata inosservata. A rispondergli, mentre intorno già montava una nuova polemica politica, ci ha pensato direttamente la giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati. Le parole del vicepresidente del Consiglio si legge in una nota lasciano esterrefatti perché danno spazio a una logica contraria a ogni Stato di diritto. I magistrati devono semplicemente applicare la legge. La sicurezza non si garantisce scaricandone la responsabilità sulla magistratura. La giustizia non è e non può essere uno strumento di intimidazione nei confronti di nessuno. Una nota secca, durissima, che bolla come intimidazione l’invito di Tajani a dare segnali ai cittadini.
Il nuovo post di Tajani su X
Neanche il tempo di leggere la replica e Tajani torna all’attacco, questa volta affidando il proprio pensiero a un post pubblicato su X: Troppe persone arrestate in flagranza di reato vengono subito rimesse in libertà da magistrati perdonisti. Questo crea allarme sociale e demotiva polizia e carabinieri. È sufficiente parlare con le forze dell’ordine e con chi vive nei quartieri ad alta densità criminale per capire quello che intendo. Dopodiché, il leader azzurro prova a correggere il tiro rispetto alle parole pronunciate poche ore prima: Non ho mai chiesto di disapplicare la legge, ma al contrario di applicarla in pieno. E ho chiesto ai magistrati di mettersi una mano sulla coscienza ogni volta che scelgono di rilasciare chi è stato colto sul fatto e, una volta libero, è pronto a reiterare il reato. La percezione di impunità aiuta solo i malviventi. Invocare lo Stato di diritto con gli arrestati in flagranza è quindi strumentale. Lo Stato di diritto prevede che nessun innocente debba finire in carcere. Non che gli arrestati in flagranza possano tornare a delinquere il giorno dopo.
Opposizioni all’attacco
Se l’Anm si concentra sull’attacco ai magistrati, dalle opposizioni c’è chi contesta al vicepremier di aver utilizzato un vecchio detto di Mao Zedong. Colpirne uno per educarne cento, frase da regime, non da vicepresidente del Consiglio. Tajani dovrebbe sapere che in uno Stato di diritto i giudici non devono dare segnali, devono applicare la legge, attacca Maria Elena Boschi, presidente dei deputati di Italia Viva. Sulla stessa linea anche Riccardo Magi, segretario di Più Europa, che aggiunge: Evocare il lessico delle Brigate Rosse dà il senso che hanno certi ministri di questo governo per lo Stato di diritto, e soprattutto suonano come un invito ai magistrati a calpestare il diritto e le leggi che invece devono far rispettare. Ancora una volta, il tema sicurezza e giustizia spacca la maggioranza e infiamma il dibattito politico.


