
Ci sono storie che prendono forma lentamente, attraverso frammenti raccolti in momenti diversi e parole pronunciate quando ormai gli eventi sono già accaduti. Le testimonianze, le conversazioni e i ricordi delle persone coinvolte diventano così tasselli di una ricostruzione ancora da completare, mentre gli investigatori cercano di stabilire cosa sia successo e quale sia stata la successione dei fatti.
In casi come questo, ogni dettaglio assume un peso particolare. Una telefonata, una videochiamata, una frase apparentemente incomprensibile o un acquisto effettuato nei giorni successivi possono diventare elementi utili per ricostruire una vicenda complessa. È proprio attraverso questi elementi che gli inquirenti stanno cercando di mettere ordine nelle diverse versioni e di chiarire le responsabilità individuali.
Leggi anche: Torino, il racconto dell’omicidio Colapietro: “La prof prese il controllo, poi facemmo a pezzi il corpo”
Il racconto di Morando
La vicenda riguarda la morte di Fabio Colapietro, 39 anni, e si è sviluppata in un’abitazione di via Tommaso Gulli a Torino. Tra gli elementi contenuti nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Torino Antonio Borretta ci sono le dichiarazioni di Cristian Matheus De Oliveira Morando, 26 anni.
Il giovane, intercettato mentre parlava con la madre e con l’ex compagna Miruna Ene, avrebbe indicato nella professoressa Nicole Formichetti, 46 anni, la persona che avrebbe avuto un ruolo centrale nelle decisioni prese dopo la morte dell’uomo.
“La direzione dell’attività svolta era sotto il controllo della professoressa che chiamavamo ‘Satana’”, avrebbe raccontato Morando. Secondo la sua ricostruzione, Formichetti sarebbe stata la persona maggiormente orientata a trovare una soluzione per liberarsi del corpo e tornare alla normalità.
La vicenda, secondo il racconto del 26enne, sarebbe iniziata la sera del 20 settembre, durante una festa caratterizzata dal consumo di droga e alcol. Morando avrebbe riferito di aver aggredito Colapietro, stringendogli un braccio intorno al collo e colpendolo al volto.
“Ha perso conoscenza. Sono entrato nel panico e per due ore ho provato a rianimarlo”, avrebbe raccontato.

Le ore successive alla morte
Dopo la morte, sempre secondo la versione di Morando, la situazione sarebbe proseguita all’interno dell’abitazione. Il giovane ha raccontato che lui, Formichetti e la 22enne Keith Butig avrebbero continuato a fare uso di sostanze stupefacenti mentre il corpo si trovava ancora nella casa.
“Per riuscire a fare tutto abbiamo continuato a drogarci”, avrebbe detto il 26enne.
Nella sua ricostruzione, i tre avrebbero acquistato sacchi, candeggina, nastro adesivo e altri materiali con l’intenzione di ripulire l’appartamento e nascondere il cadavere.
“Era l’unica tra i tre che puntava a trovare un modo per sbarazzarsi del cadavere e tornare a una vita normale”, avrebbe detto Morando riferendosi a Formichetti.
In una prima fase sarebbe stata presa in considerazione l’ipotesi di portare il corpo al lago di Garda, dopo averlo legato con delle catene. Successivamente, secondo il racconto, sarebbe stata presa un’altra decisione. I tre sarebbero quindi andati in ferramenta per acquistare, tra le altre cose, una mannaia e un affilatore.
La frase delle arance
Un altro elemento della ricostruzione arriva dalla testimonianza della madre di Morando, riportata nell’ordinanza. La donna avrebbe riferito agli investigatori una frase pronunciata dal figlio: “Mio figlio mi ha detto che c’era odore di arance, la metafora per spiegarmi che c’era un cadavere in casa”.
Secondo quanto riferito dalla donna, quella frase avrebbe avuto un significato legato alle usanze del Paese d’origine della famiglia: le arance immerse nell’acqua avrebbero il compito di assorbire le esalazioni associate alla presenza di una persona morta.
Il giovane, sempre secondo la ricostruzione, avrebbe quindi cercato di comunicare indirettamente alla madre la gravità della situazione senza parlare apertamente al telefono. Nell’abitazione di via Gulli, secondo quanto riportato nell’ordinanza, il corpo di Fabio Colapietro si sarebbe trovato nella vasca da bagno da diversi giorni.
La versione di Keith Butig
Anche Keith Butig avrebbe fornito agli investigatori una propria versione dei fatti. Nel racconto di Morando, la giovane avrebbe partecipato alla fase iniziale dello smembramento, per poi riuscire ad allontanarsi dall’abitazione.
La 22enne avrebbe invece sostenuto di essere stata minacciata: “Dicevano che i cadaveri potevano diventare due, io ho solo comprato i sacchi”.
Le versioni dei protagonisti non coincidono completamente. Proprio per questo la Procura di Torino è impegnata nel confronto tra le dichiarazioni e gli altri elementi raccolti nell’indagine, con l’obiettivo di ricostruire con precisione la sequenza degli avvenimenti e il ruolo di ciascuno.
Nell’ordinanza, il gip Antonio Borretta ha parlato di “disinvoltura” e “pervicacia” riferendosi alle condotte contestate. Secondo il giudice, la preoccupazione degli indagati sarebbe stata rivolta “tanto a disfarsi del cadavere quanto a reperire e consumare droga”.

Le videochiamate con l’ex compagna
Un ulteriore tassello arriva dalla testimonianza dell’ex compagna di Morando, Miruna Ene. La donna ha raccontato agli inquirenti diversi contatti avuti con il 26enne nei giorni successivi alla morte.
“Matheus mi ha fatto una videochiamata su WhatsApp in cui l’ho visto in forte stato confusionale – si legge nella testimonianza riportata nell’ordinanza del gip di Torino Antonio Borretta – non si capiva bene cosa stesse dicendo. Mi parlava di cemento, che avrebbe dovuto comprare del cemento per l’esattezza. Poi mi mostrava in una frazione di secondo dei guanti e dello scotch”.
La videochiamata risalirebbe a mercoledì 23 settembre. “Si trovava in un’abitazione che io non conosco. Non era in compagnia di nessuno o almeno dalla videochiamata non sembrava. Io mi sono un po’ allarmata di questa situazione”.
Il giorno successivo sarebbe arrivato un altro contatto. “Mi ha fatto una videochiamata alle 18 circa dove si vedeva che lui era in un negozio e ho visto che stava comprando del cemento. Lui mi detto che era per aiutare un suo amico ma poi mi ha detto: ‘Non mi fare pensare che mi vengono i conati di vomito’. In quel momento è diventato di nuovo scosso e ha spento la videochiamata dicendo che doveva andare a pagare”.
L’incontro con la madre
Secondo la testimonianza dell’ex compagna, già il 22 settembre Morando le aveva inviato un messaggio audio. La donna avrebbe percepito nel giovane forte agitazione. Il 26enne avrebbe parlato di un “danno” ormai avvenuto e della necessità di sistemare la situazione prima di rivolgersi alla polizia, sostenendo di essere a sua volta in pericolo.
Alle 21.03 del giorno successivo, Morando avrebbe effettuato un’altra breve videochiamata, chiedendo alla donna di incontrarlo. Poco dopo le avrebbe comunicato che sarebbe uscito e che avrebbe avvisato anche la madre.
L’incontro sarebbe avvenuto intorno alle 21.35 nei pressi di un supermercato. I due si sarebbero poi spostati verso piazza Rebaudengo, dove sarebbe arrivata anche la madre del giovane.
“È stato Matheus stesso ad avvisare la madre, voleva parlare con entrambe”, ha raccontato Ene.
Durante quell’incontro, secondo la testimonianza, Morando sarebbe rimasto “molto vago”. La donna ha spiegato: “Avevo capito che era successo qualcosa di brutto ma nello stesso tempo non volevo saperlo e lo interrompevo mentre parlava dicendogli di rivolgersi a chi di competenza, in quanto io non volevo essere coinvolta nei suoi casini”.
Poi la descrizione dello stato emotivo del giovane: “Matheus piangeva, si disperava era in stato di forte shock”.
Le testimonianze riportate nell’ordinanza di custodia cautelare offrono dunque ricostruzioni che presentano anche elementi differenti tra loro. Saranno gli accertamenti della Procura di Torino a dover stabilire la successione dei fatti e a chiarire il ruolo delle persone coinvolte nella morte di Fabio Colapietro.


