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Caso ricina, Gianni Di Vita è uscito dalla procura: le sue parole, pazzesco

Pubblicato: 29/09/2026 13:55

Nuovi accertamenti nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vito, le due donne morte dopo essere state avvelenate con la ricina a Pietracatella, in provincia di Campobasso, nei giorni a ridosso del Natale scorso. Gli uomini della Squadra Mobile di Campobasso hanno perquisito i due studi professionali di Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara. L’uomo, però, non risulta indagato nell’inchiesta per duplice omicidio.

La prima perquisizione è avvenuta nello studio di Di Vita a Pietracatella, in via Risorgimento, proprio di fronte all’abitazione dove si consumò l’avvelenamento. L’operazione è iniziata intorno alle 8.30 ed è terminata circa mezz’ora più tardi. Gli investigatori della Squadra Mobile e del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato hanno agito su mandato della Procura di Larino.

Successivamente gli agenti si sono spostati nel secondo studio del commercialista, situato in via D’Amato a Campobasso. Qui gli accertamenti sono durati più a lungo, fino alle 10.45 circa. Di Vita è stato quindi accompagnato in Questura per la sottoscrizione del verbale di sequestro e, dopo circa un’ora, ha lasciato gli uffici della polizia.

Nel corso delle operazioni sarebbe stata acquisita anche una borsa appartenuta ad Antonella Di Ielsi, rimasta nello studio professionale dopo la morte della donna, avvenuta il 28 dicembre scorso. L’oggetto rientrerebbe tra gli elementi che gli investigatori stanno esaminando per ricostruire la vita della 50enne, la sua attività professionale e i rapporti personali e relazionali precedenti alla tragedia.

Al momento, Gianni Di Vita non è iscritto nel registro degli indagati nell’ambito del fascicolo aperto dalla Procura di Larino. L’inchiesta per duplice omicidio volontario, avviata a carico di ignoti dalla procuratrice Elvira Antonelli, prosegue quindi senza che all’uomo siano contestati reati. Durante le perquisizioni e la successiva firma del verbale non era presente il suo legale, Vittorio Facciolla.

Di Vita: “Sono serenissimo”

«Sono serenissimo e non ho nulla da dichiarare», aveva detto nel pomeriggio parlando con i giornalisti mentre usciva dalla questura di Campobasso. «La magistratura ha inteso dare seguito alle attività di ricerca della prova attraverso le perquisizioni di alcuni vani e immobili a disposizione dell’intera famiglia Di Vita e non del solo Gianni», le parole del suo avvocato Vittorino Facciolla dopo le attività svolte questa mattina dalla Squadra Mobile e

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Gli investigatori stanno inoltre proseguendo gli accertamenti sulla presenza della ricina nell’abitazione della famiglia Di Vita. Nelle indagini sono stati coinvolti anche gli specialisti tedeschi del Koch-Institut, che stanno analizzando non soltanto gli alimenti sequestrati, ma anche vestiti e altri oggetti presenti nella casa, compresi i mobili. Di Vita era risultato negativo alla ricina e aveva raccontato di essersi sentito male insieme alla moglie e alla figlia.

Particolare attenzione è rivolta ai circa 70 alimenti sequestrati nell’abitazione. Gli investigatori attendono il rapporto degli specialisti tedeschi, mentre sono circolate indiscrezioni, non confermate ufficialmente, su presunte anomalie individuate nei campioni. L’eventuale identificazione del vettore della ricina potrebbe rappresentare un elemento importante per ricostruire la dinamica dell’avvelenamento.

Nel frattempo prosegue anche il lavoro degli investigatori sulle testimonianze e sui rapporti personali della famiglia. In Questura sono state raccolte diverse dichiarazioni, con particolare attenzione a eventuali contraddizioni, omissioni o elementi da chiarire. Tra le persone ascoltate figurano familiari e conoscenti di Di Vita, oltre a persone vicine alla famiglia, mentre gli inquirenti stanno cercando di ricostruire anche il clima familiare nei giorni dell’avvelenamento.

Sul caso resta inoltre aperto un secondo fronte giudiziario. Oltre ai cinque medici del Cardarelli, indagati per omicidio colposo in relazione alla gestione sanitaria delle due donne, nell’inchiesta sul duplice omicidio risulta una persona indagata per favoreggiamento: si tratta di una cara amica di Antonella. Gli accertamenti proseguono dunque su più direzioni, mentre gli investigatori cercano di ricostruire con precisione cosa accadde nei giorni di Natale e di individuare l’origine della ricina che provocò la morte di madre e figlia.

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Ultimo Aggiornamento: 29/09/2026 19:24

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