
Nuovi dettagli emergono dagli atti depositati nell’ambito della chiusura delle indagini su Andrea Sempio. Tra il materiale acquisito figurano diverse intercettazioni ambientali che riguardano l’indagato e i suoi genitori, Daniela Ferrari e Giuseppe Sempio. Le conversazioni, risalenti alla fine del 2025, affrontano alcuni dei temi centrali dell’inchiesta sul delitto di Chiara Poggi, dall’orario dell’alibi alle nuove consulenze, fino alle preoccupazioni della famiglia per gli sviluppi giudiziari.
Una delle conversazioni più delicate è quella del 7 novembre 2025, quando Daniela Ferrari viene registrata all’interno dell’abitazione. La donna ricorda una trasmissione televisiva e collega quanto ascoltato allora alla posizione del figlio, il cui nome, alla fine del 2016, era ancora coperto dal segreto investigativo.
«C’è una trasmissione, io lo ricordo perfettamente», dice Ferrari, indicando poi una data precisa: «Era il 22 dicembre, un giovedì su Telelombardia e c’era l’avvocato questo qua di Garlasco che diceva che praticamente c’era il dna di questa persona, non ha fatto il tuo nome ma io l’ho capito in quel momento lì che eri te!».
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Il confronto sull’alibi
Un’altra conversazione intercettata risale al 16 dicembre 2025 e riguarda direttamente la ricostruzione dell’alibi di Andrea Sempio. La madre insiste sull’orario in cui il figlio sarebbe andato via, richiamando un episodio che dice di ricordare con precisione.
«Tu ricordati tu mi hai sempre detto che sei andato via verso le 10, guarda che io ti ho dato le chiavi, io sono entrata dieci meno dieci ti ho dato le chiavi in mano e ho guardato l’ora. Quindi non sei andato via verso le dieci, sei andato via alle dieci al massimo meno otto minuti».
Poco dopo ribadisce il proprio ricordo: «Quello che ho sempre dichiarato, dieci meno dieci, che a quell’ora lì sono sicura che ho guardato l’orologio».
Il tema dell’orario assume quindi un ruolo centrale nella conversazione tra madre e figlio, mentre gli investigatori raccolgono le dichiarazioni nell’ambito degli accertamenti sulla posizione di Sempio.

Le preoccupazioni per le nuove consulenze
Dalle conversazioni emerge anche la preoccupazione della famiglia per gli sviluppi dell’inchiesta e per gli accertamenti effettuati a distanza di anni dai fatti. In particolare, Daniela Ferrari commenta la convocazione dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo e il rilevamento delle misure di Sempio.
«Venerdì l’hanno chiamato a prendere le misure… ma perché non gliele avete prese a Stasi? A mio figlio gli prendete le misure venti anni dopo…venti anni dopo che è venti chili in più… e che cavolo… eh sì… eh sì, eh… e l’unica cosa che gli è rimasta uguale all’epoca è il numero di scarpe che aveva il 44 all’epoca e ce l’ha ancora adesso… ma il resto del fisico cambia».
In un’altra conversazione, sempre del 7 novembre, il riferimento diventa più esplicito alle conseguenze che l’inchiesta potrebbe avere sulla famiglia. Giuseppe Sempio era all’epoca coinvolto in un’indagine per corruzione.
Daniela Ferrari dice: «Ma sì, fa quello che vuoi, arrangiati… se poi incasiniamo di più l’Andrea… andremo a portargli le arance in galera».
Il marito replica: «Il figlio non di sicuro, il figlio dipende tutto dal dna».
La donna torna quindi sulla vicenda che riguarda il marito: «E allora come hai fatto a decidere di andare là a pagare in nero se nessuno ti ha chiesto di portargli i soldi in nero? È stata una tua iniziativa?».

I riferimenti a Garofano e Sapone
Nelle intercettazioni compaiono anche riferimenti ad alcuni protagonisti delle precedenti fasi investigative sul caso Garlasco. Tra questi ci sono l’ex generale Luciano Garofano e il carabiniere Silvio Sapone.
Il fascicolo collegato agli accertamenti precedenti era transitato da Brescia a Pavia dopo l’archiviazione dell’ex aggiunto Mario Venditti. Nelle conversazioni vengono richiamati anche i rapporti con l’ex sostituto procuratore generale di Milano Laura Barbaini, che aveva sostenuto l’accusa nel processo che portò alla condanna di Alberto Stasi.
Venditti, secondo quanto riportato negli atti, avrebbe commentato il proprio coinvolgimento nella vicenda: «Eh.. poi c’è la Barbaini perché era quella che mi… era il mio consulente… quella che mi spingeva a chiedere l’archiviazione».
Andrea Sempio, parlando del carabiniere Sapone, ricostruisce invece un contatto avuto in relazione al caso: «Mi voleva parlare del caso Garlasco… e io gli dico: eh ma è un interrogatorio? No, no, parliamo così».
Nella stessa conversazione aggiunge: «Sono le cose per cui sono finiti in galera Scoppetta e quelli lì».
Il riferimento a Garofano viene invece accompagnato da un giudizio personale di Sempio: «Era pappa e ciccia con Capra della parte civile, e secondo me Garofano tra virgolette ci aveva un po’ venduti».
Anche la madre interviene più volte sul tema, criticando l’ex generale e l’avvocato dei Poggi. Nel resoconto degli investigatori, vengono riportate le sue considerazioni sulla possibilità che emergano nuovi elementi sulla responsabilità di Stasi: «Hanno paura che esca fuori un’altra verità rispetto alla colpevolezza di Stasi».
Secondo quanto annotato dai carabinieri, la donna «non si spiega come mai hanno paura se sono certi di aver fatto le cose fatte bene all’epoca». Ferrari, inoltre, non comprenderebbe «per quale motivo loro devono seguire la strategia di Tizzoni».
Cosa succede ora
Le intercettazioni sono entrate negli atti della chiusura delle indagini a carico di Andrea Sempio. La loro presenza nel fascicolo non equivale, di per sé, a una prova di responsabilità: il loro contenuto dovrà essere valutato nel complesso degli elementi raccolti dall’inchiesta.
Sempio resta indagato e, dopo il deposito degli atti, i suoi difensori possono presentare ulteriori deduzioni e osservazioni, comprese quelle relative alle nuove consulenze. Le conversazioni della famiglia rappresentano quindi un ulteriore materiale acquisito agli atti, mentre la difesa si prepara a confrontarsi con gli elementi raccolti dalla Procura nella nuova fase dell’indagine sul delitto di Chiara Poggi.


