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“Orgogliosa di essere chiamata così!”. Giorgia Meloni sbotta: è una furia contro il politico

Pubblicato: 08/10/2026 11:00

Un attacco politico che diventa anche una rivendicazione delle proprie origini. Il post pubblicato da Giorgia Meloni nasce da quanto accaduto durante una seduta del Consiglio comunale di Pontedera, dove un esponente del Partito democratico ha utilizzato un’espressione riferita alla presidente del Consiglio che ha provocato la reazione della stessa Meloni. Da quel momento, il confronto si è spostato dal piano politico a quello dell’identità e dell’orgoglio territoriale.

Nel suo intervento, Meloni ricostruisce prima il lungo elenco degli insulti che, sostiene, le sono stati rivolti nel corso degli anni. Poi concentra l’attenzione su una parola precisa, “ciociara”, contestando con forza l’idea che possa essere utilizzata come termine dispregiativo. La presidente del Consiglio ribalta così l’accusa e trasforma quella definizione in un motivo di orgoglio, richiamando la storia e le personalità legate alla Ciociaria.
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Lo scontro nato in Consiglio comunale

Il racconto di Meloni parte dagli attacchi personali ricevuti nel corso degli anni. Nel suo post elenca una serie di appellativi con i quali, afferma, sarebbe stata descritta.

“Borgatara, pesciarola, ortolana.
E poi tanto altro: “regina di Coattonia”, “vacca”, “rana dalla bocca larga”, “str****”.”

La presidente del Consiglio sostiene che gli attacchi non si siano limitati alle sue posizioni politiche, ma abbiano riguardato anche il fisico, la famiglia e le origini.

“E così via. In questi anni ho ricevuto epiteti di ogni tipo.
Personali, sul mio fisico, sulla mia famiglia, sulle mie origini.”

È però sul riferimento alla sua provenienza che, secondo Meloni, il caso assume un significato diverso. La presidente del Consiglio racconta infatti quanto avvenuto durante una seduta del Consiglio comunale di Pontedera, indicando nel consigliere del Partito democratico Floriano Della Bella l’autore dell’espressione contestata.

“Ma oggi si cambia registro. E il livello cambia.
Perché un signore del Partito democratico, tal Floriano Della Bella, ha detto in una seduta del Consiglio comunale di Pontedera che la Meloni è una “ciociara, nella maniera più dispregiativa”.”

La frase, secondo quanto riportato dalla presidente del Consiglio, avrebbe provocato anche l’intervento del presidente dell’aula, a sua volta esponente del Pd.

“E per questo è stato richiamato dal Presidente dell’Aula, altro esponente del Pd, che aggiunge: “Per favore, usi termini consoni al suo ruolo”.”

La parola “ciociara” al centro della polemica

È proprio da questo episodio che Meloni sviluppa la parte più politica della sua riflessione. La presidente del Consiglio contesta infatti l’idea che definire qualcuno ciociaro o ciociara possa rappresentare un’offesa e soprattutto che il termine non debba essere utilizzato in un contesto istituzionale.

“Quindi, per questi signori, essere “ciociari” è una vergogna e se lo dici a qualcuno equivale ad insultarlo. Non solo: è addirittura un termine che non va pronunciato in un luogo istituzionale.”

Meloni prende quindi le distanze dall’interpretazione attribuita ai protagonisti dell’episodio e chiarisce quale sia, invece, il proprio punto di vista.

“Mi spiace per loro, ma io non la penso così. E sono orgogliosa di essere definita ciociara.”

La presidente del Consiglio trasforma così il termine utilizzato durante la seduta di Pontedera in un elemento di rivendicazione identitaria. Nel suo post, la Ciociaria viene descritta attraverso il patrimonio storico e culturale del territorio, con un elenco di figure che, secondo Meloni, ne rappresentano il valore.

L’orgoglio per la Ciociaria

Il passaggio successivo è dedicato proprio alla storia della Ciociaria. Meloni rivendica l’importanza del territorio e ne sottolinea il contributo alla storia italiana.

“Perché la Ciociaria è uno dei territori più belli, antichi e straordinari della nostra Italia. Terra di Papi e condottieri, di Santi e artisti, di letterati e poeti.”

Nel suo elenco compaiono alcune delle personalità che, secondo la presidente del Consiglio, testimoniano la rilevanza storica e culturale della zona.

“Cicerone, Caio Mario, Bonifacio VIII, San Tommaso d’Aquino, Marcello Mastroianni, Vittorio De Sica, Nino Manfredi e tanti altri uomini e donne che nel corso del tempo hanno fatto la nostra storia.”

Il riferimento alle origini diventa quindi il centro della risposta politica di Meloni. Da una parte c’è la frase pronunciata nel Consiglio comunale di Pontedera, dall’altra la rivendicazione di un’identità territoriale che la presidente del Consiglio considera motivo di orgoglio e non certo di vergogna.

La replica al Partito democratico

Nella parte conclusiva del post, Meloni allarga la critica e collega l’episodio ai temi del popolo, del rispetto e della coesione, accusando gli esponenti del centrosinistra di contraddire, con quanto accaduto, i valori che dichiarano di difendere.

“Si riempiono la bocca di popolo, rispetto e coesione. Ma poi insultano, in un colpo solo, quasi mezzo milione di italiani definendoli inferiori, ignoranti, cittadini di serie B.”

La presidente del Consiglio chiude quindi con un attacco diretto nei confronti di chi, secondo la sua ricostruzione, avrebbe utilizzato il termine “ciociara” con intento offensivo.

“Ma ad essere ignoranti sono solo loro.”

Il post termina con una frase breve, che riassume il senso della risposta e trasforma definitivamente la parola finita al centro della polemica in un simbolo di appartenenza.

“Viva la Ciociaria!”

La vicenda resta così legata a una doppia dimensione: da una parte il confronto politico nato dalle parole pronunciate in un’aula consiliare, dall’altra la rivendicazione dell’identità ciociara da parte di Meloni. Il caso, partito da una frase rivolta alla presidente del Consiglio, diventa nel suo racconto una discussione più ampia sul modo in cui vengono considerate le origini territoriali e sul confine tra critica politica e insulto.

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