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Aprire una libreria nell’era dell’online: a Viterbo la sfida di Le Due Lune nel cuore del quartiere medievale

Pubblicato: 12/10/2026 23:17

Aprire una libreria oggi significa scommettere su qualcosa che sembra appartenere a un altro tempo: il piacere di entrare in un negozio senza sapere esattamente cosa cercare, lasciarsi sorprendere da una copertina, sfogliare un romanzo, parlare di un autore. Significa soprattutto credere che i libri abbiano ancora bisogno di luoghi fisici, di persone che li consiglino e di comunità che li facciano vivere. È questa la scommessa di Cristina della Rosa, che sabato 24 ottobre inaugurerà Le Due Lune, una nuova libreria indipendente nel cuore medievale di Viterbo, in via San Pellegrino 36.

Una scelta controcorrente, in un’epoca dominata dagli acquisti online e dalla progressiva trasformazione delle abitudini di consumo. Ma anche una decisione che racconta un’idea precisa di città, nella quale il commercio non rappresenta soltanto un’attività economica e i negozi possono tornare a essere luoghi di relazione. Perché una libreria, soprattutto quando nasce in un centro storico, non è mai soltanto un negozio. È una finestra sulla strada, una luce accesa, un motivo in più per attraversare un quartiere e fermarsi a viverlo.

Le Due Lune sorgerà a San Pellegrino, uno dei quartieri medievali più suggestivi e riconoscibili d’Italia. Un luogo straordinario dal punto di vista architettonico, che conserva un’identità fortissima e che proprio per questo può diventare terreno fertile per nuove esperienze culturali. Qui Cristina della Rosa, nata a Latina, vissuta a Montefiascone e Roma e trasferitasi a Viterbo nel 2020, ha deciso di mettere a frutto la propria esperienza nel settore librario per costruire un’attività indipendente.

Una libreria indipendente come presidio culturale

Il progetto nasce da una convinzione: la presenza fisica delle librerie continua ad avere un valore fondamentale per la vita delle città. Nonostante la comodità delle piattaforme digitali, esiste una dimensione dell’esperienza culturale che non può essere sostituita da un algoritmo. È quella della scoperta inattesa, del consiglio personale, della conversazione che nasce davanti a uno scaffale.

Per Cristina della Rosa, l’indipendenza rappresenta una parte essenziale dell’iniziativa. La volontà è quella di costruire uno spazio capace di sviluppare una propria identità, lontano dalle logiche commerciali delle grandi catene e profondamente legato al territorio. Una libreria che possa diventare un punto di riferimento per chi legge, ma anche per chi cerca occasioni di incontro e di partecipazione culturale.

C’è poi una questione più ampia, che riguarda il destino dei centri storici italiani. Troppo spesso il dibattito sulla loro vitalità si concentra esclusivamente sui flussi turistici, sulle attività commerciali e sulla capacità di attrarre visitatori. Sono aspetti importanti, naturalmente, ma un centro storico non può essere soltanto una scenografia da ammirare. Deve continuare a essere un luogo nel quale succedono cose, nascono progetti, si incontrano persone e si costruiscono relazioni.

In questo senso, l’apertura di una libreria a San Pellegrino assume un significato che va oltre la singola iniziativa imprenditoriale. È un piccolo investimento sulla possibilità di restituire funzioni culturali e sociali a uno spazio urbano. Un modo per ricordare che la bellezza architettonica, da sola, non basta a garantire la vitalità di un quartiere. Servono attività, idee, iniziative e soprattutto persone disposte a investire sul futuro dei luoghi.

Una libreria indipendente può contribuire a questo processo proprio perché non si limita alla vendita di prodotti. Può costruire un pubblico, alimentare curiosità, favorire incontri tra generazioni diverse e diventare un punto di riferimento quotidiano. Non risolve da sola i problemi di un centro storico, naturalmente, ma aggiunge qualcosa di prezioso: una ragione culturale per frequentarlo.

Dalle letture collettive ai ritiri letterari nella Tuscia

Le Due Lune non sarà soltanto un luogo dove acquistare romanzi, saggi e raccolte poetiche. Il progetto prevede un calendario di iniziative pensate per trasformare la lettura in un’esperienza da condividere.

Tra gli appuntamenti ci saranno i silent reading party, incontri durante i quali le persone si ritrovano nello stesso ambiente per leggere ciascuna il proprio libro. Una formula che può sembrare paradossale, perché mette insieme il silenzio individuale e la dimensione collettiva, ma che rappresenta una maniera originale di vivere la lettura. Non servono necessariamente conferenze, presentazioni o dibattiti: qualche volta basta condividere uno spazio e il piacere di leggere.

Sono inoltre allo studio ritiri di lettura nella Tuscia, iniziative che potrebbero intrecciare la passione per i libri con la scoperta del territorio. Un’idea interessante anche dal punto di vista della valorizzazione culturale di una provincia ricca di paesaggi, borghi e luoghi capaci di offrire esperienze diverse dal turismo tradizionale.

Cristina della Rosa intende inoltre collaborare con altre realtà culturali del territorio, a cominciare dai giovani di Poesia in piazza, e sta lavorando alla possibilità di organizzare un festival culturale insieme alle associazioni locali. Un programma ambizioso, che punta a costruire progressivamente intorno alla libreria una rete di persone, iniziative e interessi condivisi.

È proprio questa, probabilmente, una delle prospettive più interessanti del progetto. Una libreria non deve necessariamente aspettare che siano i lettori a entrare: può essere essa stessa a creare occasioni per avvicinare le persone ai libri. Può proporre esperienze nuove, incuriosire chi legge poco, mettere in relazione chi possiede interessi comuni e contribuire a rendere la cultura una pratica quotidiana anziché un appuntamento occasionale.

Il contesto nazionale, del resto, racconta quanto sia importante lavorare sulla diffusione della lettura. Secondo i dati Eurostat relativi al 2022, in Italia soltanto il 35,4% degli adulti ha letto almeno un libro nell’arco dell’anno, contro una media europea del 52,8%. Numeri che fotografano una distanza significativa rispetto al resto dell’Unione europea e che ricordano come la promozione della lettura rappresenti ancora una sfida aperta.

Naturalmente, non basta inaugurare una libreria per aumentare il numero dei lettori. Ma è altrettanto evidente che la diffusione della cultura passa anche dalla possibilità concreta di incontrarla. E una città che dispone di spazi dedicati ai libri, alla musica, al cinema e alle arti offre ai suoi cittadini maggiori occasioni per sviluppare interessi e curiosità.

Investire nella cultura significa anche investire nella qualità della vita urbana. Non soltanto attraverso grandi manifestazioni o eventi capaci di richiamare migliaia di persone, ma attraverso una rete di luoghi accessibili, riconoscibili e frequentati durante tutto l’anno. Le librerie indipendenti possono essere una componente importante di questa rete, soprattutto quando riescono a trasformarsi in laboratori di idee e relazioni.

Nel frattempo, Le Due Lune ha già cominciato a raccontare la propria nascita sui social network. Attraverso Instagram e Facebook, Cristina della Rosa ha condiviso le diverse fasi dell’allestimento, dal montaggio dei mobili alla sistemazione degli spazi, senza nascondere dubbi, emozioni e difficoltà legati all’avvio dell’attività. Un racconto che permette di seguire da vicino la costruzione di un progetto imprenditoriale, ancora prima della sua inaugurazione.

L’appuntamento è dunque per sabato 24 ottobre, in via San Pellegrino 36. Nel cuore medievale di Viterbo si accenderà una nuova insegna, ma soprattutto nascerà un luogo nel quale i libri potranno tornare a essere strumenti di incontro, di scoperta e di partecipazione.

In fondo, la sfida di Le Due Lune riguarda una questione molto più grande del futuro di una singola libreria: quale ruolo vogliamo riconoscere alla cultura nella vita delle nostre città. Perché un centro storico vive davvero quando, accanto ai monumenti da conservare, ci sono nuove storie da scrivere. E aprire una libreria, oggi, è già un modo per cominciare a scriverne una.

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