
La legge elettorale e i suoi possibili effetti sugli equilibri costituzionali, ma anche il futuro del centrosinistra e la necessità di trovare un’intesa sulla leadership in vista delle prossime elezioni. Rosy Bindi interviene su entrambi i fronti, esprimendo forti preoccupazioni per lo Stabilicum e invitando le opposizioni a superare le divisioni interne per costruire un’alternativa alla destra. Al centro della sua proposta c’è anche un nome preciso: Pier Luigi Bersani, indicato come possibile figura di garanzia per favorire un accordo tra Elly Schlein e Giuseppe Conte.
Sul nuovo sistema elettorale, l’ex ministra solleva dubbi che riguardano il rapporto tra il governo e il Parlamento, la rappresentatività del voto e il rischio di una concentrazione eccessiva del potere. Sul versante politico, invece, ritiene che la scelta del candidato premier non debba trasformarsi in una contesa capace di compromettere l’unità della coalizione. Due questioni diverse, ma entrambe decisive per gli equilibri politici dei prossimi mesi.
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Stabilicum, Rosy Bindi denuncia i rischi per la Costituzione
Il giudizio di Bindi sulla riforma elettorale è netto. L’ex ministra definisce lo Stabilicum «è una manomissione della Carta con legge ordinaria», contestando un impianto che, a suo avviso, potrebbe alterare principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale.
Le criticità individuate riguardano soprattutto il premio di maggioranza e il ruolo del Parlamento. Bindi considera particolarmente problematici «un premio di maggioranza esorbitante, che viola il principio secondo il quale i voti sono tutti uguali, e il Parlamento che diventa ininfluente rispetto allo strapotere del capo del governo, investito direttamente dal voto popolare».
La preoccupazione riguarda dunque la possibilità che il nuovo meccanismo elettorale rafforzi eccessivamente il presidente del Consiglio, riducendo parallelamente il peso dell’assemblea parlamentare. Secondo questa impostazione, il problema non si limita alle modalità con cui vengono assegnati i seggi, ma investe il funzionamento complessivo delle istituzioni e il bilanciamento tra i poteri dello Stato.
Nel ragionamento dell’ex ministra entra anche il ruolo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha firmato la legge dopo 24 ore. Bindi interpreta la rapidità della firma come un elemento che potrebbe consentire alla Corte costituzionale di esaminare in tempo i ricorsi già predisposti.
L’obiettivo, nelle sue parole, è permettere alla Consulta di pronunciarsi prima delle prossime elezioni, evitando che il Paese si trovi con un Parlamento eletto sulla base di una normativa successivamente dichiarata illegittima.
La questione della legge elettorale assume così una rilevanza che va oltre il confronto tra maggioranza e opposizione. Per Bindi, la tutela dei principi costituzionali deve rimanere centrale anche nella definizione delle regole attraverso cui i cittadini scelgono i propri rappresentanti.

Elezioni e primarie, l’appello a Schlein e Conte
Sul futuro del centrosinistra, Bindi invita le forze politiche che intendono allearsi a contrastare la maggioranza di governo a non trasformare la scelta del candidato premier in un motivo di rottura.
La sua posizione è esplicita: «chi ha deciso di dare vita a una coalizione per battere questa destra pericolosa, che vuole comandare occupando tutte le cariche di garanzia compreso il Quirinale, non può fare della scelta del premier una questione spinosa al punto da rendere impossibile un accordo».
Il riferimento è alla competizione tra Elly Schlein, segretaria del Partito democratico, e Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 stelle, entrambi considerati potenziali candidati alla guida del governo. Bindi riconosce il peso politico di tutte e due le figure, ma ritiene che la contrapposizione rischi di diventare un ostacolo alla costruzione di un progetto comune.
Quando le viene chiesto chi dovrebbe guidare il centrosinistra, la sua risposta chiarisce sia la preferenza personale sia la disponibilità a considerare alternative: «Io voterò per una donna a Palazzo Chigi, ma per me sono legittimati entrambi. Schlein è la segretaria del partito più grande e Conte ha già governato. Ma poiché la decisione diventa un elemento divisivo, si scelga un padre nobile del centrosinistra e gli si affidi il compito di unire attraverso la squadra e il programma. Poi tutti a fare campagna, da subito».
L’idea è quindi individuare una personalità autorevole, in grado di favorire la convergenza tra le diverse componenti della coalizione. In questa prospettiva, la priorità non sarebbe stabilire quale dei due leader debba prevalere, ma individuare una soluzione che consenta di superare le rivalità e concentrarsi sulla campagna elettorale.

Bersani come figura di garanzia per il centrosinistra
Tra i possibili nomi alternativi, Bindi torna a sostenere Pier Luigi Bersani, già segretario del Partito democratico ed ex presidente del Consiglio incaricato. La proposta punta su una figura con esperienza politica e istituzionale, che possa svolgere una funzione di mediazione tra le diverse anime del campo progressista.
Bindi esclude invece che la soluzione possa consistere semplicemente nell’individuare un altro esponente politico già potenzialmente interessato alla competizione per la leadership. Il ragionamento riguarda anche Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, del quale riconosce le capacità amministrative.
Su Gualtieri, l’ex ministra afferma che è un «ottimo sindaco», ma chiarisce di non considerarlo la soluzione al problema della leadership. La stessa valutazione viene estesa a Silvia Salis, Gaetano Manfredi e Antonio Decaro, tutti indicati come possibili protagonisti di una competizione interna.
La posizione di Bindi è riassunta nella sua osservazione: «il terzo nome non può essere quello di Gualtieri, Salis, Manfredi o Decaro, sono tutti potenziali concorrenti alle primarie e perché mai i due più titolati dovrebbero cedere? Ci vuole uno al di sopra delle parti».
Il punto, quindi, non sarebbe individuare un candidato aggiuntivo da contrapporre a Schlein e Conte, ma trovare una figura capace di ridurre le tensioni e rendere possibile un’intesa. Da qui il ritorno su Bersani, nonostante la sua prudenza rispetto all’ipotesi di assumere direttamente questo ruolo.
Bindi insiste sulla propria convinzione e conferma la proposta: «Siccome io sono testarda, sì, insisto su Bersani, anche se lui giustamente si schermisce. Il presupposto è un atto di generosità di Schlein e Conte. Il mondo è grande e il tempo è lungo».
La sfida del campo largo tra programma e unità politica
L’intervento di Rosy Bindi mette in evidenza due questioni centrali per il dibattito politico: la contestazione dello Stabilicum sul piano costituzionale e la ricerca di un accordo nel centrosinistra in vista delle prossime elezioni.
Da una parte, l’ex ministra richiama l’attenzione sui possibili effetti della legge elettorale sull’uguaglianza del voto e sul ruolo del Parlamento. Dall’altra, invita le forze di opposizione a evitare che il confronto sulla leadership comprometta la possibilità di presentarsi unite agli elettori.
La proposta di Bersani si inserisce proprio in questo tentativo di mediazione. L’obiettivo è superare le rivalità personali e costruire un’intesa fondata su un programma condiviso e su una squadra di governo riconoscibile.
Resta da capire se Schlein e Conte saranno disponibili a valutare una soluzione di questo tipo e se il nome dell’ex segretario del Pd potrà raccogliere il consenso necessario. Per Bindi, tuttavia, il problema non può essere rinviato all’infinito: il centrosinistra deve trovare una sintesi politica e cominciare a lavorare alla campagna elettorale, senza lasciare che la scelta del candidato premier diventi il principale fattore di divisione.


