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Yemen, i ribelli alzano il tiro: nuovi missili fino a 1.900 km e Trump minaccia l’Iran

Pubblicato: 14/10/2026 14:33

Gli Houthi dello Yemen starebbero cercando di sviluppare autonomamente missili balistici avanzati a medio raggio utilizzando componenti provenienti dalla Cina, con capacità sufficienti a colpire l’intera Arabia Saudita e potenzialmente anche Israele. È quanto emerge da un rapporto di Conflict Armament Research anticipato dal Wall Street Journal, in un momento di forte escalation regionale segnato da nuovi attacchi contro aeroporti e infrastrutture petrolifere saudite.

Secondo il rapporto, gli Houthi avrebbero ottenuto componenti utili alla realizzazione di una versione del Kheibar Shekan, missile iraniano a guida di precisione con una gittata di circa 1.900 chilometri. Le parti sarebbero state individuate in spedizioni intercettate e comprenderebbero elementi utili all’assemblaggio di sistemi più avanzati rispetto a quelli impiegati finora dal gruppo yemenita.

Gli attacchi contro Riad e Aramco

La notizia arriva mentre gli Houthi hanno rivendicato nuovi attacchi contro obiettivi sauditi, tra cui strutture della compagnia petrolifera Aramco e l’aeroporto internazionale King Khalid di Riad. Il gruppo ha annunciato l’intenzione di proseguire le operazioni in profondità nel territorio saudita, prendendo di mira aeroporti e infrastrutture energetiche.

Negli ultimi giorni gli attacchi hanno provocato vittime e danni e hanno aumentato la pressione sull’Arabia Saudita, che si trova nuovamente esposta a una minaccia missilistica e dronica proveniente dallo Yemen. La nuova escalation rischia inoltre di avere conseguenze dirette sui mercati energetici e sulla sicurezza delle rotte commerciali regionali.

Cosa dice il rapporto sulle componenti cinesi

Conflict Armament Research ha documentato negli ultimi anni centinaia di componenti di missili e droni recuperati in sequestri marittimi nel Mar Rosso. Il materiale analizzato mostra una presenza costante di parti di origine iraniana, ma anche l’utilizzo di componenti dual use provenienti da altri Paesi, compresa la Cina.

Secondo quanto riferito dal Wall Street Journal, alcune delle spedizioni intercettate avrebbero contenuto parti compatibili con la realizzazione di sistemi più sofisticati. Il timore è che gli Houthi stiano passando gradualmente da una forte dipendenza dalle forniture esterne alla capacità di assemblare e produrre in autonomia armi sempre più avanzate.

Arabia Saudita e Israele nel raggio d’azione

Una gittata di circa 1.900 chilometri consentirebbe a un missile di questo tipo di raggiungere praticamente ogni area dell’Arabia Saudita e anche parte del territorio israeliano. È questo l’aspetto che preoccupa maggiormente gli analisti, perché trasformerebbe ulteriormente gli Houthi in un attore militare capace di incidere sull’intero equilibrio regionale.

Il Kheibar Shekan, sviluppato dall’Iran, è progettato per essere mobile, relativamente economico e dotato di capacità di manovra nella fase terminale del volo, caratteristiche che possono rendere più complessa l’intercettazione da parte dei sistemi di difesa antimissile.

Meloni condanna gli attacchi Houthi

Anche Giorgia Meloni è intervenuta sull’escalation, condannando con fermezza gli attacchi contro l’Arabia Saudita e ribadendo la necessità di rafforzare il partenariato tra Europa e Paesi del Golfo.

La presidente del Consiglio ha ricordato che l’Italia ha messo a disposizione di alcuni Stati della regione assetti difensivi contro missili e droni e ha sottolineato la necessità di preservare stabilità, sicurezza energetica e libertà di navigazione.

Nel suo intervento in Parlamento in vista del Consiglio europeo, Meloni ha collegato direttamente l’instabilità del Golfo e del Medio Oriente all’aumento dei prezzi dell’energia e dei costi per le imprese europee.

Trump torna a minacciare l’Iran

Sul fronte americano, Donald Trump ha nuovamente alzato i toni contro Teheran. Il presidente ha accusato gli Houthi di comportarsi “molto male” e ha lasciato intendere che Washington potrebbe reagire all’escalation.

Trump ha inoltre ribadito che gli Stati Uniti non accetteranno che l’Iran arrivi a dotarsi di un’arma nucleare. Durante un comizio ha usato toni molto duri, affermando che Washington avrebbe “qualcosa in serbo” per Teheran e aggiungendo: “Ne abbiamo abbastanza”.

Il presidente americano ha anche sostenuto che un eventuale aumento dei prezzi del petrolio legato a una nuova escalation sarebbe un prezzo accettabile se servisse a impedire all’Iran di raggiungere una capacità nucleare militare.

Il nodo del petrolio e dei prezzi

La nuova escalation degli Houthi ha già effetti sul mercato energetico. Gli attacchi contro infrastrutture saudite e il rischio per le rotte del Mar Rosso si sommano alle tensioni nello Stretto di Hormuz e continuano a sostenere i prezzi del petrolio.

Il problema riguarda soprattutto diesel e prodotti raffinati, che restano sotto pressione per la riduzione dell’offerta e per i costi logistici sempre più elevati. È anche per questo che la crisi yemenita non viene più considerata soltanto un conflitto locale, ma un fattore capace di incidere direttamente sull’economia globale.

Una capacità militare in crescita

Il quadro che emerge dal rapporto di Conflict Armament Research è quindi quello di un movimento che negli ultimi anni ha rafforzato progressivamente le proprie capacità tecniche e industriali. Gli Houthi dispongono già di droni, missili antinave e sistemi balistici, ma l’eventuale capacità di produrre in autonomia missili a medio raggio segnerebbe un ulteriore salto di qualità.

Le autorità occidentali stanno ora cercando di capire quanto avanzato sia realmente il programma e quale ruolo abbiano avuto fornitori esterni nella catena di approvvigionamento. Per il momento, il dato più rilevante resta l’aumento della pressione militare degli Houthi proprio mentre il Medio Oriente attraversa una delle fasi più instabili degli ultimi anni.

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