
Una scena d’inaudita ferocia ha sconvolto la quiete delle campagne modenesi, lasciando la comunità di Mirandola sotto shock di fronte a un massacro che supera ogni umano intendimento. Il duplice delitto si è consumato all’interno di una residenza colonica in via Imperiale, dove i cadaveri di due anziani coniugi sono stati rinvenuti in condizioni spaventose: entrambi decapitati e legati. L’allarme è rimbalzato rapidamente dai telefoni cellulari alle chat di quartiere, prima che i residenti si rendessero conto che l’incubo si era materializzato a pochissime centinaia di metri dai loro cancelli. La casa era completamente a soqquadro, i coniugi legati mani e piedi e mutilati. Sembra che le teste fossero in un’altra stanza rispetto ai corpi.
A perdere la vita nell’aggressione sono stati Vincenza Giannini, di 74 anni, originaria di Bovino in provincia di Foggia, e il marito Pietro Ferdinando Casari, 83 anni, nato a San Felice sul Panaro. Gli investigatori dell’Arma e della Polizia di Stato hanno subito stretto il cerchio attorno al nucleo familiare, concentrando le attenzioni su Daniele Tavoni, 55 anni, figlio della donna nato da una precedente relazione e principale indiziato del massacro. L’interrogatorio nella notte e infine il fermo.

Lo sconcerto ha travolto chi vive nella zona e conosceva di vista la coppia nella quotidianità della vita di campagna. Un residente, Luca, trasferitosi da poco nel quartiere, ha testimoniato il clima di incredulità che si respira lungo la via: «Li vedevamo spesso stendere il bucato, quando andavamo a fare la spesa, oppure quando andavamo a fare la spesa. Ma anche qui, proprio qui sulla strada. So che il figlio non stava molto bene, che aveva dei problemi. Me lo hanno detto. Lo vedevo col cane, ma non so molto altro perché ci siamo trasferiti qui da poco».
Le tensioni economiche e la posizione del cinquantacinquenne
Gli accertamenti della Squadra Mobile stanno facendo luce sulle dinamiche interne alla famiglia e sui rapporti logorati tra la settantaquattrenne e il cinquantacinquenne. Un conoscente della vittima, che ha preferito mantenere l’anonimato, ha tracciato un ritratto cupo dell’uomo: «Daniele era in un vortice abbastanza nero ultimamente». La stessa fonte ha poi aggiunto dettagli importanti sul contesto di disagio e sui frequenti contrasti domestici: «Dei litigi ce n’erano. Perché il figlio non lavorava, o meglio lavorava solo quando gli andava e Vincenza di fatto lo manteneva. E su questo c’erano delle discussioni».

La gravità del delitto ha suscitato l’immediata reazione delle istituzioni cittadine. La sindaca di Mirandola, Letizia Budri, ha espresso il profondo cordoglio della città: «Questa è una tragedia che sta scuotendo nel profondo la nostra comunità, soprattutto per la dinamica. Poco fa ho parlato con il questore e resto in attesa di aggiornamenti. La nostra comunità è stata colpita da una tragedia che ci scuote profondamente e ci lascia sgomenti. In questo momento di grande dolore è fondamentale esprimere vicinanza e rispetto, evitando ogni ricostruzione prematura. È necessario che siano le autorità competenti a fare piena luce sull’accaduto, nel rispetto delle persone coinvolte e del lavoro di chi sta conducendo le indagini».
Le indagini proseguono senza sosta per ricostruire con esattezza le ultime ore di vita di Vincenza Giannini e Pietro Ferdinando Casari, mentre la Polizia Scientifica completa i rilievi nell’abitazione sigillata per isolare ogni elemento utile a definire le responsabilità di Daniele Tavoni in questo orribile duplice omicidio.
Il racconto del vicino
A tracciare un primo ritratto del nucleo familiare è stato un vicino di casa, rientrato attorno alle 20.30 di giovedì 15 ottobre: “Io ero appena tornato a casa dal lavoro alle 20.30 e ho visto i vigili del fuoco, polizia e ambulanze davanti alla via di casa. Poi mi ha chiamato mio fratello e mia ha detto che avevano ammazzato decapitandoli una coppia di anziani. E’ stato scioccante. Io non li conoscevo perché io e la mia compagna ci siamo trasferiti qui da nemmeno 2 mesi. Vedevo loro o il figlio quando portava fuori il cane, era sempre sulla ciclabile. Com’era il figlio? Apparentemente sembrava una persona tranquilla, anche se alcuni vicini dicevano che lo vedevano fuori in strada parlare da solo o urlare. Dicono avesse dei problemi”. Le indagini proseguono a ritmo serrato nel massimo riserbo per fare piena luce sul terribile massacro.
La sindaca di Mirandola: “Una tragedia che scuote nel profondo la comunità”
La sindaca di Mirandola Letizia Budri, allertata, è in contatto con le forze dell’ordine, in attesa di sviluppi e di aggiornamenti. L’unico elemento noto, dalle prime indiscrezioni sul posto, è che i corpi degli anziani coniugi avevano ferite molto profonde al capo. Tanto da far dire che erano decapitati. Ogni pista viene esaminata ma con ogni probabilità si è trattato di un duplice omicidio.
”Questa è una tragedia che sta scuotendo nel profondo la nostra comunità, soprattutto per la dinamica. Poco fa ho parlato con il Questore e resto in attesa di aggiornamenti”, ha detto all’Adnkronos Letizia Budri.


