
Un messaggio WhatsApp comparso all’improvviso, una frase decisamente sopra le righe e un riferimento a quanto accaduto poche ore prima nell’aula della Camera dei deputati. È bastato uno stato pubblicato su un numero istituzionale per trasformare un episodio parlamentare in un piccolo caso politico. A sorprendere non è stata soltanto la scelta delle parole, ma soprattutto il fatto che a utilizzarle sia stato un esponente di primo piano del governo, protagonista di un momento piuttosto movimentato durante i lavori parlamentari.
La vicenda risale alla serata del 14 ottobre, quando diversi giornalisti hanno notato un aggiornamento insolito su WhatsApp. Sullo schermo è comparsa un’immagine molto semplice, con poche parole bianche su uno sfondo azzurrino. Nessuna fotografia, nessuna spiegazione e nessun riferimento esplicito al contesto. Soltanto una frase che, per il linguaggio utilizzato, è apparsa immediatamente distante dai toni generalmente associati alle comunicazioni di un rappresentante delle istituzioni.

Messaggio choc sullo stato di Whatsapp, bufera sul politico italiano
A rendere ancora più particolare l’episodio è stata la modalità con cui il contenuto è diventato visibile. Non si trattava infatti di un messaggio inviato privatamente a un singolo destinatario, ma di uno stato WhatsApp pubblicato attraverso un numero utilizzato anche per le comunicazioni istituzionali. Di conseguenza, l’aggiornamento è risultato accessibile anche a numerosi cronisti che avevano salvato quel contatto. La sorpresa è stata inevitabile, soprattutto perché quelle parole sembravano rivolgersi a una persona ben precisa, probabilmente qualcuno con cui il protagonista aveva una certa confidenza.
Per comprendere il significato di quel messaggio bisogna però tornare indietro di qualche ora, quando alla Camera si era appena concluso un importante passaggio parlamentare. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva terminato la propria replica nell’ambito delle comunicazioni in vista del Consiglio europeo. Subito dopo, un rappresentante dell’esecutivo era intervenuto per esprimere i pareri del governo sulle risoluzioni presentate dai diversi gruppi. Un adempimento istituzionale che avrebbe dovuto svolgersi senza particolari difficoltà, ma che si è trasformato in una situazione di evidente nervosismo.

Il protagonista dell’episodio è Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei ed esponente di Fratelli d’Italia. È stato proprio sul suo stato WhatsApp che, nella serata del 14 ottobre, è comparsa la frase destinata a suscitare sorpresa: “Sii orgoglioso. Ho sdoganato il cazzo alla Camera”. Un messaggio breve, apparentemente rivolto a un amico o comunque a un contatto personale, con il quale il ministro sembrava rivendicare in maniera scherzosa quanto accaduto durante il suo intervento parlamentare.
Ma che cosa era successo esattamente? Mentre stava illustrando i pareri del governo sulle risoluzioni, Foti aveva incontrato alcune difficoltà nella gestione dei documenti. Prima gli erano caduti alcuni fogli, poi aveva confuso numeri e nomi delle risoluzioni. A complicare ulteriormente la situazione erano arrivate le correzioni del presidente della Camera, Lorenzo Fontana, intervenuto per segnalare alcune inesattezze. Il ministro, visibilmente infastidito, aveva quindi manifestato il proprio disappunto per il materiale che gli era stato consegnato.

È stato proprio in quel momento che Foti si è lasciato andare a un’espressione decisamente insolita per l’aula parlamentare. Rivolgendosi al presidente della Camera, ha esclamato: “Ragazzi io ho quello che mi avete dato, se poi date delle cose sbagliate… ma questi sono atti della Camera… che cazzo!”. Uno sfogo pronunciato mentre cercava di districarsi tra documenti che, secondo quanto lamentato dallo stesso ministro, non erano aggiornati correttamente.
Il collegamento con lo stato WhatsApp è apparso quindi evidente. Con quella frase pubblicata poche ore dopo, Foti sembrava fare riferimento proprio alla parolaccia pronunciata durante la seduta, presentandola come una sorta di primato personale. Il tono del messaggio suggerisce un intento ironico, anche se non è stato chiarito a chi fosse originariamente destinato né per quale motivo sia stato condiviso attraverso uno stato visibile anche ai contatti professionali.
L’episodio ha così finito per attirare l’attenzione non tanto sui contenuti politici delle risoluzioni discusse alla Camera, quanto su un momento di irritazione del ministro e sulla successiva comunicazione via WhatsApp. Una vicenda singolare, nella quale una difficoltà durante i lavori parlamentari si è trasformata, attraverso poche parole pubblicate su uno smartphone, in un episodio destinato a far discutere anche fuori da Montecitorio.


