
Il problema del centrosinistra italiano non sarebbe soltanto la difficoltà di costruire un programma comune, ma anche quella di individuare una leadership condivisa e riconosciuta da tutte le forze della coalizione. È questa la lettura proposta da Silvia Salis, sindaca di Genova, che in un’intervista a 7, il settimanale in edicola con il Corriere della Sera, analizza le divisioni interne al campo progressista e le difficoltà che, a suo giudizio, ne condizionano le possibilità di vittoria a livello nazionale.
Nel ragionamento della prima cittadina genovese, la frammentazione politica si intreccia con le ambizioni dei diversi esponenti, le rivalità tra i partiti e l’assenza di un metodo condiviso per individuare chi debba guidare la coalizione. Un problema che, secondo Salis, non si risolve necessariamente attraverso una competizione aperta tra i candidati. La sindaca guarda invece alla necessità di una scelta politica capace di comporre le differenze, evitando che il confronto sulla leadership finisca per indebolire ulteriormente le forze del centrosinistra.
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Silvia Salis e le difficoltà del centrosinistra: «Manca un leader riconosciuto»
La sindaca di Genova individua nella cultura politica della coalizione una delle ragioni delle difficoltà incontrate dal centrosinistra nelle competizioni nazionali. «Perché nei decenni ha elaborato anticorpi potentissimi contro la vittoria. C’è fastidio verso la figura del leader. E c’è il meccanismo perverso di dover abbattere le peculiarità di ogni partito per tenere insieme tutti. E quasi l’idea che il concetto stesso di vittoria sia qualcosa di destra».
Una valutazione netta, che mette in discussione il modo in cui le forze progressiste hanno gestito negli anni il rapporto tra identità dei partiti e necessità di presentarsi unite agli elettori. Secondo Salis, la ricerca di un equilibrio tra le diverse componenti rischia di trasformarsi in un ostacolo quando impone di ridimensionare le caratteristiche dei singoli soggetti politici per preservare l’unità della coalizione.
A questo si aggiunge, nella sua analisi, la mancanza di una figura in grado di raccogliere un consenso sufficientemente ampio. «Manca un leader riconosciuto del centrosinistra – aggiunge -. E manca una cultura del leader. Ci sono molte persone che pensano di poter fare quel lavoro, ma siccome non si mettono d’accordo, allora si decide di aprire una competizione interna».
Il problema, dunque, non sarebbe soltanto individuare un nome, ma stabilire prima ancora un metodo per arrivare alla scelta. Una questione che riguarda direttamente i rapporti tra i principali partiti della coalizione e le ambizioni dei rispettivi rappresentanti.

Elly Schlein, Giuseppe Conte e la competizione per la leadership
Nel quadro delineato dalla sindaca trovano spazio le diverse figure che potrebbero aspirare a guidare il centrosinistra. Salis riconosce le ambizioni della segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, ma richiama anche il ruolo del presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, e delle altre componenti politiche che compongono il cosiddetto campo largo.
«La segretaria Pd Elly Schlein ha legittime ambizioni – spiega Salis – Così come Giuseppe Conte, che ha già fatto il premier due volte, pur avendo dieci punti in meno del Pd. E poi ci sono il mondo riformista e quello di Avs, che hanno il diritto di riconoscersi in una leadership».
Il riferimento è a una coalizione nella quale convivono sensibilità differenti, ciascuna interessata a mantenere un peso politico e a vedere riconosciuta la propria identità. La difficoltà, secondo Salis, consiste nel trovare una sintesi che non si traduca in una competizione permanente tra i partiti.
La sindaca confronta questo scenario con quello del centrodestra, sostenendo che la forza del principale partito della coalizione abbia contribuito a ridimensionare il peso degli altri soggetti politici. «A destra il partito principale, FdI, ha cannibalizzato gli altri. Noi, invece, abbiamo frammentato il Pd».
Nel suo ragionamento, le tensioni interne al Partito democratico avrebbero contribuito a limitarne il potenziale elettorale. «Se il Pd fosse stato più inclusivo e avesse contenuto le tensioni interne, oggi sarebbe un partito che non avrebbe problemi a stare al 30 per cento».
Si tratta di una valutazione politica della sindaca, che individua nella gestione dei rapporti interni e nella capacità di valorizzare le diverse sensibilità alcuni fattori decisivi per il futuro della principale forza progressista.

Primarie del centrosinistra, Salis teme lo scontro interno
Tra i punti più significativi dell’intervista c’è la posizione di Silvia Salis sulle primarie del centrosinistra. La sindaca esprime dubbi sulla possibilità che una consultazione aperta tra i diversi aspiranti leader possa favorire la costruzione di una leadership condivisa.
«Si rischia una guerra civile ai gazebo».
La frase sintetizza la sua preoccupazione per una competizione che potrebbe trasformarsi in uno scontro tra gruppi e partiti, lasciando in secondo piano l’obiettivo di rafforzare la coalizione. Per questo Salis propone un metodo alternativo, affidando la decisione ai vertici delle forze politiche coinvolte.
Il leader dovrebbe essere scelto «dai capi politici del centrosinistra, in una stanza. Così funzionavano i partiti che funzionavano».
La proposta punta quindi su un accordo tra i principali rappresentanti della coalizione, anziché su una competizione pubblica tra candidati. Una posizione che apre inevitabilmente il confronto sul ruolo degli elettori nella selezione della leadership e sul rapporto tra accordi tra partiti e partecipazione democratica.
Per Salis, tuttavia, la priorità sembra essere evitare che il percorso per individuare il candidato alla guida del governo si trasformi in una nuova occasione di divisione. La sfida, nella sua prospettiva, è arrivare a una scelta capace di tenere insieme le diverse componenti del centrosinistra.
Silvia Salis e la candidatura a premier: «Io ho detto no a tutto»
L’intervista affronta anche il tema di una possibile candidatura della sindaca di Genova alla guida del governo. Interpellata da Claudio Bozza sulla possibilità di scendere in campo qualora i leader del campo largo glielo chiedessero, Salis ribadisce che il suo impegno attuale è rivolto alla città che amministra.
«Io ho detto no a tutto. Ho un incarico, sono stata eletta per governare Genova. Farò campagna elettorale per il centrosinistra, senza sosta. Ma da sindaca».
Una risposta che sottolinea la volontà di concentrarsi sul mandato ricevuto dagli elettori genovesi, senza annunciare la disponibilità a una candidatura nazionale. Salis distingue il proprio sostegno politico alla coalizione da un eventuale ingresso diretto nella competizione per Palazzo Chigi.
La sindaca, tuttavia, non trasforma questa posizione in una chiusura assoluta rispetto a qualsiasi scenario futuro. «Per gli incarichi da premier bisogna essere preparati – ha aggiunto – E deve essere il momento giusto».
Per spiegare il senso della sua risposta, richiama la propria esperienza sportiva: «Anche quando ero atleta mi chiedevano se avrei voluto vincere le Olimpiadi: chi risponderebbe no? Quindi evito le risposte assolute».
Le sue parole non costituiscono un annuncio di candidatura, ma lasciano aperta una riflessione sulle condizioni necessarie per assumere un incarico di quella portata. Al momento, Salis conferma il proprio ruolo di sindaca e l’intenzione di sostenere il centrosinistra nelle future campagne elettorali.
Nilde Iotti, Roberta Pinotti e Lilli Gruber: le donne di riferimento
In chiusura, Silvia Salis indica anche le figure femminili che considera parte del proprio pantheon politico. I nomi citati sono Nilde Iotti, Roberta Pinotti e Lilli Gruber.
La scelta riunisce tre personalità con percorsi differenti, accomunate dalla presenza nella vita pubblica italiana. Il riferimento completa il quadro dell’intervista, nella quale la sindaca affronta sia le difficoltà organizzative del centrosinistra sia il tema della leadership e del proprio futuro politico.
Il messaggio complessivo riguarda soprattutto la necessità di superare le divisioni interne e trovare una modalità condivisa per individuare chi debba guidare la coalizione. Secondo Salis, senza una figura riconosciuta e senza un accordo tra i partiti, il rischio è che le ambizioni individuali prevalgano sulla costruzione di un progetto comune.
La sua analisi riporta così al centro il confronto sul futuro del campo largo, sul ruolo di Schlein e Conte e sulle regole con cui il centrosinistra intende scegliere il proprio candidato alla guida del governo. Quanto a una sua eventuale candidatura, la sindaca mantiene il focus sull’amministrazione di Genova, evitando di escludere in termini assoluti ogni possibilità futura.


