
Dodici mesi trascorsi senza riuscire a ottenere le risposte che cercano. Per una famiglia, l’assenza di notizie sui propri figli può trasformarsi in un’attesa che scandisce ogni giornata, alimentando interrogativi e dolore. Il tempo passa, ma restano le domande sulle condizioni dei bambini, sulla loro quotidianità e sulla possibilità di riabbracciarli. È il quadro raccontato da due genitori che, a un anno dall’intervento delle autorità, continuano a chiedere informazioni sui loro figli, oggi di 9 e 5 anni.
La vicenda riporta al centro il delicato equilibrio tra la tutela dei minori, le scelte educative dei genitori e il ruolo delle istituzioni quando vengono ritenute necessarie misure di protezione. Da una parte ci sono una madre e un padre che denunciano la mancanza di informazioni; dall’altra un provvedimento giudiziario che ha disposto l’allontanamento dei bambini dal nucleo familiare. Ricostruire questa storia significa tenere distinti il dolore raccontato dai genitori, le ragioni alla base dell’intervento e gli aspetti che, secondo quanto riferito, restano ancora da chiarire.
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Caprese Michelangelo, un anno dall’allontanamento dei due fratellini
Era il 16 ottobre 2025 quando le forze dell’ordine e gli assistenti sociali intervennero nel casolare in località La Creta, a Caprese Michelangelo, in provincia di Arezzo. In quell’abitazione vivevano Harald Leo Valentin, di origini altoatesine, la moglie Nadzeya, originaria della Bielorussia, e i loro due figli. L’intervento, eseguito in pochi minuti, portò al prelievo dei bambini in attuazione di un provvedimento del Tribunale per i minorenni di Firenze.
Secondo la ricostruzione della vicenda, al momento dell’arrivo degli operatori uno dei fratellini era impegnato nello studio, mentre l’altro stava giocando. Da quel giorno i genitori non vivono più con loro e, stando alle dichiarazioni della coppia, non avrebbero ancora ricevuto informazioni sufficienti a conoscere le condizioni e la situazione attuale dei figli.
La misura era stata disposta nell’ambito di una valutazione relativa allo stile di vita familiare e alle condizioni di crescita dei minori. La coppia era legata al movimento «Noi è, io sono», descritto come contrario al riconoscimento delle istituzioni statali.
Tra gli elementi alla base del provvedimento sarebbero state considerate l’assenza di frequenza scolastica ordinaria, la mancata registrazione dell’istruzione parentale presso il Comune, l’assenza di copertura vaccinale per il bambino più piccolo e le limitate occasioni di socializzazione al di fuori della comunità familiare. Questi aspetti si collocano al centro della valutazione che ha portato all’intervento delle autorità.

La madre Nadzeya: «Non sappiamo ancora nulla»
A riportare l’attenzione sulla vicenda è stata anche la trasmissione televisiva Fuori dal coro, condotta da Mario Giordano, che ha raccolto le parole della madre. La donna ha espresso la propria angoscia per l’assenza di notizie sui figli, sottolineando di non sapere come stiano vivendo e quali siano le loro condizioni quotidiane.
«Non sappiamo ancora nulla. Nessuna notizia su dove e come stanno, su cosa mangiano, se sono insieme o se li hanno divisi».
È una dichiarazione che restituisce il punto di vista della famiglia e il senso di incertezza denunciato dalla madre. Nadzeya ha raccontato anche che, nell’abitazione, sono rimasti i letti dei bambini, in attesa di un possibile ritorno.
La ricostruzione della vicenda è stata approfondita anche dal quotidiano La Nazione, che ha ripercorso le circostanze dell’intervento e le reazioni dei familiari. Il nodo centrale resta quello delle informazioni sulle condizioni dei due fratellini e sulla loro situazione attuale, aspetti sui quali i genitori chiedono risposte.
Il libro di Harald Leo Valentin e le accuse alle istituzioni
Nel tentativo di rendere pubblica la propria posizione, Harald Leo Valentin ha deciso di raccontare la vicenda nel libro Il grande inganno. Il padre ha accompagnato la pubblicazione con interventi sui social network e con un video diffuso su Facebook, attraverso i quali ha esposto la propria ricostruzione dell’accaduto.
Nel suo racconto, Valentin sostiene che l’operazione del 16 ottobre dello scorso anno fosse stata inizialmente concepita con obiettivi ancora più severi nei confronti della coppia.
«Il programma prevedeva l’arresto di noi genitori, salvo poi aggiustare il tiro con l’allontanamento dei figli».
Si tratta della versione fornita dal padre, che attribuisce alle autorità intenzioni e responsabilità sulle quali non vengono riportati ulteriori riscontri nella ricostruzione disponibile.
Nel libro, Valentin contesta inoltre l’operato di psicologi, garanti ed esponenti delle forze dell’ordine coinvolti nella vicenda. Il genitore descrive la separazione dai figli come un «sequestro», una definizione che esprime la sua posizione personale e la contestazione del provvedimento subito.
Le sue dichiarazioni si inseriscono in una battaglia pubblica attraverso la quale la coppia cerca di portare all’attenzione dell’opinione pubblica la propria situazione. Le accuse rivolte alle istituzioni restano tuttavia da distinguere dagli atti ufficiali e dalle motivazioni giudiziarie che hanno accompagnato l’allontanamento.

Il futuro dei bambini e le domande ancora aperte
A un anno dall’intervento a Caprese Michelangelo, la vicenda continua a sollevare interrogativi sul rapporto tra la protezione dei minori e il diritto dei genitori a conoscere la loro situazione. La separazione è avvenuta sulla base di un provvedimento giudiziario, mentre la famiglia denuncia di non disporre di informazioni sufficienti sulle condizioni dei bambini.
La questione coinvolge aspetti particolarmente delicati: l’istruzione, la salute, le opportunità di socializzazione e il contesto in cui i due fratellini sono cresciuti. Sono proprio questi gli elementi che, secondo la ricostruzione, avevano contribuito alla decisione delle autorità di intervenire.
Dall’altra parte, i genitori chiedono di sapere dove si trovino i figli, come stiano e se siano ancora insieme. La madre racconta una quotidianità segnata dall’attesa, mentre il padre ha scelto di affidare la propria versione dei fatti a un libro e a interventi pubblici.
La vicenda resta quindi sospesa tra il provvedimento che ha disposto l’allontanamento, le ragioni di tutela richiamate nella sua ricostruzione e le richieste di chiarimento avanzate dalla famiglia. Per i genitori, la priorità dichiarata è ottenere notizie sui bambini; per comprendere pienamente il caso, resta essenziale distinguere le loro testimonianze dalle informazioni documentate sul percorso giudiziario e sulle condizioni attuali dei minori.


