
Quando la marea del dissenso sociale e della rabbia giovanile torna a travolgere le arterie nevralgiche delle principali metropoli, il delicatissimo confine tra il diritto di scendere in piazza e la tutela dell’ordine pubblico si sfilaccia fino a toccare un punto di non ritorno. Tra imponenti sbarramenti blindati, il boato assordante dei fumogeni e i presidi a oltranza delle forze dell’ordine chiamate a sventare il rischio di devastazioni, l’intero Paese si è ritrovato a vivere ore d’altissima tensione. Un sabato di passione ad elevata carica esplosiva che ha mobilitato apparati investigativi ed elicotteri, lasciando sul campo un imponente bilancio di fermi, cariche di alleggerimento e contestazioni giudiziarie pesantissime.
Il quadro complessivo tracciato dal Dipartimento della Pubblica sicurezza al termine della giornata di sabato 24 ottobre restituisce la dimensione di un’operazione di contenimento senza precedenti: nove arresti, 87 denunce e ben 4.292 persone identificate in tutta Italia. I controlli straordinari hanno portato all’interno degli uffici di polizia ben 371 soggetti, tra cui si contano 110 minorenni e 69 cittadini stranieri. Nonostante i violenti disordini scoppiati a Torino, Roma e Bologna, l’azione preventiva ha impedito il ripetersi delle devastazioni e dei saccheggi verificatisi la settimana precedente.
A Milano, epicentro dei controlli con 2.885 identificati, 3 arresti, 41 denunce e 167 accompagnamenti in questura,l’attenzione degli investigatori si è concentrata sul presunto promotore del Movimento 17 ottobre. In serata è infatti scattato il fermo per Youssef Siher, 30 anni, ricercatore e giornalista freelance, ritenuto l’amministratore della pagina social del gruppo. Le pesantissime ipotesi di reato formulate dalla Procura comprendono l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e la violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche; la moglie risulta indagata a piede libero per le medesime contestazioni.
Guerriglia urbana e idranti nelle piazze italiane
Se nel capoluogo lombardo i cortei contro il carovita e il riarmo sono sfilati sotto stretto monitoraggio, a Torino si sono vissuti veri e propri momenti di guerriglia: alcuni gruppi hanno lanciato pietre, bottiglie e fumogeni per sfondare i blocchi tra ponte Mosca e il quartiere Aurora, provocando la dura risposta degli agenti con lacrimogeni e cariche. Il bilancio sotto la Mole parla di un arresto, 22 denunce e 421 identificati.
Scenari analoghi si sono registrati a Roma, dove al termine del corteo «Fuori l’Italia dalla guerra» un gruppo di manifestanti ha tentato di deviare verso il Circo Massimo; gli scontri nell’area di largo di Santa Susanna hanno costretto le forze dell’ordine a fare uso degli idranti per disperdere la folla, portando a 96 accompagnamenti e 11 denunce. A Bologna, infine, una carica di alleggerimento ha impedito ai manifestanti di raggiungere la stazione dopo un fitto lancio di sassi e petardi: durante i concitati momenti un giovane ha accusato un malore ed è stato trasferito in codice giallo all’Ospedale Maggiore. Operazioni e controlli con fermi ed identificazioni si sono estesi anche nelle città di Napoli, Padova, Bergamo e Firenze.


