
Matteo Salvini promette di portare in Consiglio dei ministri la richiesta della Lega di fermare l’invio di soldi e armi all’Ucraina, se verrà rieletto segretario. È uno dei passaggi centrali del suo intervento al congresso straordinario del Carroccio, a Milano, segnato dal confronto con lo sfidante Massimo Garavaglia e dalle critiche di Giancarlo Giorgetti sulla perdita di consenso e sull’identità del partito. Salvini ha presentato anche la proposta per il nuovo simbolo: «Lega Italia federale», senza il proprio nome.
Ucraina, Salvini chiede il mandato ai delegati
Dal palco del centro congressi Allianz MiCo, Salvini ha legato la propria candidatura a una precisa iniziativa sulla politica estera. «Se sarò rieletto segretario», ha spiegato, il risultato rappresenterà «un mandato grazie al quale andrò in Consiglio dei ministri a portare la posizione chiara della Lega: non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina».
Il vicepremier ha quindi chiesto ai delegati di esprimere il proprio sostegno per alzata di mano, raccogliendo una larga maggioranza di consensi nella platea. L’impegno riguarda dunque la posizione che il leader intende sostenere all’interno del governo in caso di conferma alla guida del partito.
La questione ucraina diventa così una delle battaglie sulle quali Salvini cerca una nuova investitura politica, affiancando al confronto sulla segreteria una richiesta esplicita sulla linea da portare nell’esecutivo.
Il nuovo simbolo: «Italia federale» al posto di «Salvini premier»
L’altro annuncio riguarda il nome e l’immagine della Lega. Salvini ha mostrato un simbolo con la scritta Lega nella parte superiore, Alberto da Giussano al centro e la dicitura gialla «Italia federale» in basso.
«Proporrò questo simbolo, senza il mio nome», ha dichiarato, descrivendolo come una soluzione capace di tenere insieme «il passato, il presente e il futuro». La proposta mette al centro il richiamo federalista, uno dei temi più discussi nel confronto tra la leadership e gli esponenti che chiedono una maggiore valorizzazione dei territori.
Sul piano organizzativo, la prima giornata congressuale aveva approvato modifiche allo statuto che prevedono una segreteria politica di nove componenti e un coordinatore federale delle segreterie. Entrambe le figure organizzative fanno capo al segretario, al quale spettano i poteri di nomina e revoca.
Giorgetti: «Non va tutto bene». Il richiamo contro il nazionalismo
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha affrontato apertamente le difficoltà del partito. «Va tutto bene? No, non va tutto bene», ha detto, invitando a riconoscere i problemi e a cercare strumenti per recuperare consenso.
Per spiegare il malessere di una parte della Lega, Giorgetti ha contrapposto i risultati ottenuti nelle aree di più recente insediamento alle perdite registrate nei territori storici. Un 8% in Puglia, ha osservato, può essere accolto positivamente; diverso è il significato di un calo dal 50 al 20% a Bergamo.
La soluzione proposta passa dalla valorizzazione di chi dimostra di saper raccogliere voti: «Facciamo salire in squadra quelli che hanno dimostrato sul territorio di riuscire a produrre consenso». Il ministro ha inoltre rivendicato una distinzione politica: «Io credevo e credo in una Lega nazionale, ma non una Lega nazionalista».
Garavaglia: «Dobbiamo svegliarci». E apre a una squadra con Salvini
Lo sfidante Massimo Garavaglia, senatore ed ex ministro del Turismo, ha costruito il proprio intervento attorno alla necessità di invertire la tendenza elettorale. «Dobbiamo svegliarci», ha affermato, sostenendo che singoli provvedimenti non siano sufficienti a rilanciare il movimento.
La sua proposta è quella di una Lega «moderna e pragmatica», «liberale, popolana e non populista». Garavaglia ha ribadito che «la Lega non è estrema e l’estrema destra non è nel nostro dna», richiamando il ruolo di rappresentanza sociale e territoriale del partito.
Pur candidandosi in alternativa al leader uscente, ha indicato tra le persone che vorrebbe al proprio fianco Zaia, Durigon, Giorgetti e lo stesso Salvini. «Noi i fuoriclasse li abbiamo», ha spiegato, promettendo che un’eventuale vittoria non comporterebbe rappresaglie, punizioni o liste nere. Ai delegati ha chiesto di votare «liberamente e senza paura».
Il governo Draghi e la frecciata agli imprenditori
Salvini ha risposto anche sul rapporto con il mondo produttivo del Nord. Dopo che Garavaglia aveva citato gli apprezzamenti ricevuti dagli imprenditori per Giorgetti, il vicepremier ha osservato che ai riconoscimenti dovrebbe accompagnarsi il sostegno elettorale: «Se ci votassero non farebbe schifo».
Il ragionamento è tornato sull’ingresso della Lega nel governo Draghi, che Salvini ha definito una scelta della quale si assume la responsabilità e di cui si pente. «Mai più, mai più, mai più», ha ripetuto a proposito della partecipazione a un esecutivo con il Pd.
Nel suo intervento ha inoltre confermato la contrarietà a ius soli e ius scholae e difeso l’identità patriottica della Lega, accompagnandola a una critica radicale all’attuale Unione europea.
L’attacco alla stampa e gli appelli all’unità
Il confronto congressuale ha investito anche il rapporto con i giornalisti. Salvini ha rivendicato la decisione di collocare i cronisti in uno spazio separato dalla platea e ha attaccato una parte della stampa, accusandola di raccontare in modo ostile il partito. Ha inoltre sostenuto che il congresso sia la sede nella quale affrontare il dibattito interno, criticando polemiche, interviste, libri e interventi sui social.
Dai sostenitori della sua candidatura sono arrivati appelli alla compattezza. Silvia Sardone ha chiesto di chiudere la stagione degli attacchi quotidiani al leader, confermando il proprio voto a Salvini e la contrarietà a nuovi governi con il Pd o a esecutivi tecnici. Roberto Calderoli ha invitato a superare le divisioni dopo la competizione, mentre Giuseppe Valditara ha dichiarato il proprio sostegno al segretario uscente.
Il congresso ha così messo a confronto la richiesta di una rinnovata investitura avanzata da Salvini con le pressioni per una gestione più condivisa e un maggiore radicamento territoriale. A dare rilievo nazionale al dibattito è soprattutto l’impegno sull’Ucraina: una posizione che il vicepremier intende portare direttamente al tavolo del governo.


