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“Ucciso!”. Attentato all’ambasciata di Israele. Tutto in pochi atroci secondi

Pubblicato: 28/10/2026 09:00

Quando il buio della notte viene improvvisamente squarciato da un’esplosione di violenza davanti alle sedi più protette del potere diplomatico, l’ombra del terrore torna a stendersi con forza sul cuore dell’Europa continentale. Tra la pronta reazione di chi è chiamato a difendere le istituzioni a prezzo della propria vita, la corsa contro il tempo per blindare i punti sensibili delle metropoli e l’angosciante interrogativo sulle radici di una radicalizzazione sempre più imprevedibile e strisciante, la sicurezza internazionale piomba nuovamente in uno stato di massima emergenza. Un blitz drammatico che riaccende i riflettori sulla vulnerabilità degli obiettivi strategici globali.

Un assalto fulmineo e sventato sul filo dei secondi ha scosso la capitale Belgrado poco dopo la mezzanotte, quando un individuo armato di lame si è scagliato contro una guardia della Gendarmeria serba a presidio dell’ambasciata di Israele.L’assalitore è stato neutralizzato e ucciso sul colpo dalle forze dell’ordine immediatamente intervenute sul posto. Stando a quanto ufficializzato dal ministro dell’Interno Ivica Dacic, l’autore dell’azione sventata sarebbe un giovanissimo minorenne non ancora identificato. Prima di sferrare l’attacco, il ragazzo si sarebbe scagliato contro l’agente impugnando due coltelli e urlando a gran voce «Allahu Akbar». Il poliziotto aggredito ha reagito con prontezza facendo fuoco con l’arma d’ordinanza e riportando soltanto lievi ferite.

L’episodio è trattato dalle autorità come un potenziale atto terroristico. L’esecutivo ha reagito con fermezza innalzando il livello di allarme al massimo grado e schierando presidi rafforzati attorno a obiettivi sensibili e sedi diplomatiche.

L’allerta rossa e le indagini sui network estremisti

Le indagini proseguono a ritmo serrato per ricostruire la rete di contatti dell’aggressore. Il ministro Ivica Dacic ha confermato il passaggio al livello di minaccia «allerta rossa», spiegando che «ciò comporta controlli di sicurezza più rigorosi e una maggiore presenza delle forze dell’ordine in siti sensibili, incluse infrastrutture e luoghi frequentati da grandi folle».

Mentre gli investigatori cercano di dare un nome al minorenne e individuare eventuali mandanti, l’innalzamento delle misure difensive punta a garantire la massima tutela delle infrastrutture strategiche del Paese.

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