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Elicottero precipitato, la notizia su una delle vittime italiane: si scopre ora

Pubblicato: 30/10/2026 15:18

Una vita trascorsa ad aiutare gli altri, tra ospedali, sale operatorie e missioni di soccorso. Per Franco Adriano Zecchillo, la medicina non era soltanto una professione, ma una vera e propria missione, portata avanti con dedizione per decenni e mai abbandonata neppure dopo il pensionamento. Avrebbe potuto finalmente rallentare, godersi il tempo libero e mettere da parte gli impegni professionali. Aveva invece scelto di continuare a rendersi utile, mettendo la propria esperienza al servizio di chi aveva bisogno. Una scelta che racconta molto dell’uomo, oltre che del professionista, e che rende ancora più dolorosa la sua improvvisa scomparsa nell’incidente dell’elicottero militare precipitato in Bosnia, costato la vita a quattro persone.

Tra le vittime della tragedia c’è proprio il tenente del Corpo militare della Croce Rossa Italiana, una figura molto conosciuta e apprezzata negli ambienti sanitari e del volontariato. Nato a Milano nel 1961, Zecchillo avrebbe compiuto 65 anni il 31 ottobre, appena un giorno dopo l’incidente. Una coincidenza che aggiunge ulteriore tristezza a una vicenda già drammatica. Infermiere tecnico perfusionista, aveva costruito una lunga carriera nell’ambito della cardiochirurgia, distinguendosi per competenza, professionalità e capacità di trasmettere il proprio sapere. Il suo contributo è stato particolarmente importante per l’ospedale di Legnano, dove aveva lavorato dal 1999 al 2022, partecipando alla nascita e allo sviluppo del servizio di perfusione e assistenza cardiochirurgica.

Prima di approdare a Legnano, Zecchillo aveva maturato una significativa esperienza anche al San Raffaele di Milano, dove aveva lavorato al fianco del cardiochirurgo Germano Di Credico, oggi direttore dell’Unità operativa di Cardiochirurgia dell’Asst Ovest Milano. È stato proprio Di Credico a ricordare il collega attraverso alcune dichiarazioni all’Ansa, sottolineandone il ruolo fondamentale nella crescita del reparto legnanese. «Lavorava con me già al San Raffaele e ha organizzato il servizio di perfusione e assistenza a Legnano. Era una persona eclettica con mille interessi e capace di trasmettere le sue conoscenze», ha raccontato. Parole che restituiscono il ritratto di un professionista preparato, ma soprattutto di una persona capace di lasciare un segno nel proprio ambiente di lavoro.

La sua attività, tuttavia, non si esauriva nelle sale operatorie e nell’assistenza ai pazienti. Accanto alla professione ospedaliera, Zecchillo aveva coltivato anche una forte vocazione per la formazione dei futuri professionisti sanitari. Era infatti diventato docente della scuola di perfusione dell’Università dell’Insubria, mettendo a disposizione degli studenti le competenze maturate in tanti anni di esperienza sul campo. Un impegno che dimostra quanto considerasse importante trasmettere conoscenze e preparare le nuove generazioni. Di Credico lo ha ricordato anche per il suo carattere particolare: «Era una persona molto corretta, un po’ schiva. Se organizzavi una cena magari non veniva, ma se gli chiedevi qualcosa si faceva in quattro». Una descrizione semplice, ma efficace, che racconta la generosità di un uomo poco incline a mettersi in mostra e sempre pronto a intervenire quando serviva davvero.

Accanto alla carriera sanitaria, infatti, c’era un’altra grande passione: il volontariato e il soccorso. Il suo percorso era iniziato nel 1983, quando era entrato nella Croce Bianca come soccorritore. Un anno più tardi, nel 1984, aveva scelto di entrare anche nel Corpo militare della Croce Rossa Italiana, prendendo servizio presso il III Centro Mobilitazione di Milano. Da quel momento le due dimensioni della sua vita, quella professionale e quella del volontariato, avevano proceduto parallelamente. Da una parte il lavoro in ambito cardiochirurgico, dall’altra la disponibilità a partecipare alle attività di assistenza e alle operazioni di emergenza. Due strade diverse, unite dalla stessa convinzione: essere presenti quando qualcuno ha bisogno di aiuto.

E nemmeno il pensionamento aveva cambiato questa impostazione. Nel 2022, dopo aver concluso la propria attività all’ospedale di Legnano, Zecchillo avrebbe potuto considerare terminata una carriera lunga e impegnativa. Aveva invece continuato a lavorare in alcune strutture sanitarie private e a partecipare alle attività della Croce Rossa, intensificando ulteriormente il proprio coinvolgimento nel mondo del soccorso. Un dettaglio emerso anche dal racconto di Di Credico, che aveva incontrato l’ex collega pochi mesi prima della tragedia. «Abbiamo preso un caffè e mi ha raccontato che era di servizio in qualche struttura privata e con la Croce Rossa sia sulle ambulanze sia sull’elicottero», ha ricordato il cardiochirurgo. Un incontro apparentemente ordinario, diventato oggi un ricordo particolarmente prezioso.

Proprio quell’ultimo caffè restituisce l’immagine di una persona che non aveva mai davvero smesso di lavorare per gli altri. Anche dopo il pensionamento, continuava a mettere a disposizione competenze, tempo ed energie, alternando i servizi in ambulanza alle attività di soccorso in elicottero. Un impegno che aveva accompagnato gran parte della sua esistenza e che rappresentava ormai una componente irrinunciabile della sua identità. La notizia della sua morte nell’incidente in Bosnia ha quindi suscitato profonda commozione tra quanti avevano condiviso con lui anni di lavoro, esperienze professionali e attività di volontariato. Il suo nome resta legato non soltanto alla crescita di un importante servizio ospedaliero, ma anche a una lunga storia di disponibilità verso il prossimo.

Il cordoglio è arrivato anche dall’Asst Ovest Milano, la cui direzione e l’intera azienda sanitaria hanno espresso vicinanza per la scomparsa del professionista, ricordandone il contributo alla cardiochirurgia dell’ospedale di Legnano. Un riconoscimento che si aggiunge ai ricordi dei colleghi e di quanti hanno avuto modo di conoscerlo e apprezzarne le qualità umane e professionali. Zecchillo aveva contribuito a costruire un servizio specialistico, formato altri professionisti e continuato a prestare assistenza anche quando avrebbe potuto dedicarsi esclusivamente alla propria vita privata. Una testimonianza concreta di come la vocazione per la medicina e il soccorso possa andare ben oltre i confini di un contratto di lavoro o di una carriera.

A rendere ancora più amaro il ricordo resta quella data, il 31 ottobre, quando avrebbe dovuto festeggiare il traguardo dei 65 anni. Un compleanno che si sarebbe trasformato in un’occasione per celebrare una vita ricca di esperienze, impegno e dedizione e che invece sarà accompagnato dal dolore per una perdita improvvisa. Franco Adriano Zecchillo lascia il ricordo di un uomo che aveva fatto dell’aiuto agli altri una scelta quotidiana, prima in ospedale e poi sulle ambulanze e sugli elicotteri della Croce Rossa. Una vita spesa al servizio della medicina e del prossimo, interrotta tragicamente mentre era ancora impegnato in quel mondo che non aveva mai voluto abbandonare.

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