
Un’intervista iniziata tra ricordi e sorrisi si è trasformata in uno dei momenti più intensi di Verissimo. Nella puntata di domenica 1° novembre, Emanuel Lo, ballerino e coreografo noto al pubblico televisivo, ha raccontato a Silvia Toffanin aspetti privati della sua storia, soffermandosi sulla famiglia, sugli anni dell’infanzia e sui valori ricevuti dai genitori.
Abituato a comunicare soprattutto attraverso la danza, il compagno della cantante Giorgia ha scelto di affidarsi alle parole, ripercorrendo una crescita segnata dai sacrifici della madre e del padre. Un racconto personale, nel quale è emersa l’importanza delle origini e di quegli insegnamenti che continuano a guidarlo anche oggi.

Emanuel Lo a Verissimo, il racconto della sua famiglia
Il coreografo romano ha spiegato di essere cresciuto in una casa dove il lavoro occupava gran parte delle giornate, senza però cancellare la presenza dell’affetto. I genitori hanno lavorato duramente per assicurare serenità ai figli e lui, ha raccontato, non ha mai avuto dubbi sul loro amore: “Sono stato un figlio amato e lo sono ancora oggi. Me lo fanno sempre sentire”.
Con il passare del tempo, quel legame si sarebbe ulteriormente rafforzato. Per Emanuel Lo, il patrimonio lasciato dalla famiglia non riguarda soltanto i ricordi dell’infanzia, ma un modo concreto di affrontare la vita e le difficoltà, mantenendo saldo il rapporto con se stesso.

Il rapporto con il padre e gli anni con i nonni
Tra i passaggi più sentiti dell’intervista c’è stato il ricordo del padre, descritto come un uomo riservato. Emanuel Lo ha raccontato il ritmo impegnativo della sua famiglia e la presenza decisiva dei nonni durante la crescita: “Papà lavorava la sera come metronotte e poi di giorno andava al mercato a vendere le scarpe. Mia madre altrettanto, infatti ho vissuto tanto anche con i miei nonni. Con il tempo ho imparato a leggere lo sguardo di papà, che è un po’ più chiuso”.
Proprio gli anni trascorsi con i nonni hanno rappresentato un punto importante della sua infanzia, mentre entrambi i genitori erano impegnati al lavoro. Un contesto fatto di sacrifici quotidiani e di attenzioni che, secondo quanto emerso nel dialogo, ha contribuito a formare l’uomo e l’artista di oggi.

La domanda di Silvia Toffanin e la battuta del coreografo
La conversazione ha assunto un tono ancora più personale quando Silvia Toffanin gli ha chiesto: “Cosa ti hanno insegnato i tuoi genitori?”. Visibilmente coinvolto, Emanuel Lo ha provato a stemperare l’emozione con una battuta che ha sorpreso e divertito la conduttrice: “Venire qua per me è come andare dallo psicologo…”.
Toffanin ha replicato sorridendo: “Non so se sia una cosa positiva”. Dietro l’ironia del ballerino, però, c’era un riferimento alla capacità della padrona di casa di accompagnare gli ospiti verso domande intime e riflessioni profonde.
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«L’amore e la semplicità», i valori ricevuti dai genitori
Emanuel Lo ha poi chiarito il senso della frase pronunciata poco prima: “Nel senso.. entri dentro e dici ‘vabbè farò un’intervista’ invece poi ti rendi conto che ci sono delle domande, ma perché guardi in quel modo? Lanci la domanda e poi ti fa piangere”. La conduttrice ha risposto: “Ma io non sto facendo niente… Ho solo detto: ‘papà e mamma che eredità ti hanno dato’?”.
La risposta del coreografo ha racchiuso il cuore del suo racconto. Alla domanda sull’eredità ricevuta, Emanuel Lo non ha indicato risultati o beni materiali, ma valori essenziali: “L’amore e la semplicità delle cose… posso dormire in un castello o sotto un ponte e sono felice. So chi sono e posso andare in giro nel mondo cercando di essere sempre me stesso, non mi faccio spostare da quello che ho ma cercare sempre chi sono”.
Nonostante il successo nella danza, il percorso televisivo e la notorietà, la famiglia resta dunque il suo riferimento principale. I sacrifici dei genitori, la vicinanza dei nonni e il dialogo costruito nel tempo con il padre hanno segnato profondamente la sua storia: a Verissimo, il viaggio nei ricordi si è chiuso con una riflessione semplice e netta, quella di restare fedeli a se stessi anche davanti ai traguardi raggiunti.


