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La cupola invisibile sopra Kiev: così l’Ucraina ferma i droni russi con uno scudo da fantascienza

Pubblicato: 03/11/2026 13:26

Sopra Kiev è entrata in funzione una barriera che non si vede, non spara missili e non utilizza cannoni, ma può impedire ai droni russi di raggiungere i loro obiettivi. Ricorda gli scudi protettivi delle astronavi di Star Wars, ma è una tecnologia militare concreta, sviluppata dagli ingegneri ucraini per contrastare una delle minacce più difficili da neutralizzare: i nuovi droni Shahed a reazione, più veloci dei modelli tradizionali e capaci di essere guidati a distanza attraverso sofisticate reti di comunicazione. È una nuova frontiera della guerra, nella quale le onde radio possono diventare decisive quanto le armi convenzionali.

La notizia è stata annunciata il 2 novembre da Serhii Beskrestnov, conosciuto come Flash, esperto di radiotecnologie e consigliere del presidente Volodymyr Zelensky per le tecnologie della difesa. Le sue dichiarazioni sono state riprese dalla stampa ucraina, tra cui Ukrainska Pravda, Ukrinform, Suspilne e il sito specializzato Militarnyi. Secondo Beskrestnov, la realizzazione della cupola ha richiesto poche settimane, il coinvolgimento dei principali produttori nazionali di apparecchiature elettroniche e l’installazione di antenne in centinaia di punti della capitale. L’obiettivo è interrompere il collegamento tra gli operatori russi e i droni che sorvolano la città.

Come funziona la rete che guida i droni russi

Il problema affrontato dagli ucraini riguarda soprattutto la tecnologia Mesh, un sistema di comunicazione nel quale i droni possono scambiarsi informazioni e ritrasmettere segnali tra loro. A differenza dei collegamenti tradizionali, non dipende da un unico canale: se una connessione viene disturbata, i dati possono raggiungere il destinatario attraverso un altro apparecchio. Il portale tecnologico ucraino ITC spiega che questa architettura permette agli operatori russi di ricevere informazioni dai velivoli e modificarne la rotta durante il volo, senza affidarsi esclusivamente a coordinate prestabilite. È proprio questa flessibilità a rendere più complessa la difesa delle città.

Per neutralizzare la minaccia, Kiev ha puntato sulla guerra elettronica, realizzando un sistema distribuito di interferenze che ostacola le comunicazioni radio utilizzate dai droni. Non si tratta dunque di una vera barriera fisica, ma di una rete di apparecchiature che opera sulle frequenze elettromagnetiche. Secondo la stampa ucraina, al progetto hanno partecipato lo Stato maggiore delle Forze armate, i ministeri della Difesa e dell’Interno, il Consiglio nazionale di sicurezza e difesa e l’ufficio del presidente Zelensky. Le aziende coinvolte hanno lavorato giorno e notte per produrre e installare gli apparati necessari.

I numeri della guerra dei droni e i primi risultati dello scudo

La portata della sfida emerge dai dati diffusi dallo Stato maggiore ucraino il 2 novembre. Nel solo mese di ottobre, secondo i militari di Kiev, la Russia ha impiegato contro il Paese 6.473 droni della famiglia Shahed, nelle diverse versioni con motore tradizionale e a reazione. Le difese ucraine ne hanno abbattuti 4.859. Ancora più significativo è il confronto tra le due categorie: l’efficacia dichiarata delle contromisure contro i modelli a reazione è stata del 66%, mentre contro quelli convenzionali ha raggiunto l’89%. Dati nazionali che non misurano direttamente l’efficacia della nuova cupola sulla capitale, ma spiegano perché fosse necessario sviluppare una difesa aggiuntiva.

Beskrestnov sostiene che il sistema abbia già costretto i russi a interrompere temporaneamente alcune modalità di impiego dei droni, modificarne le caratteristiche e cercare nuove soluzioni. È una valutazione che arriva direttamente dal consigliere presidenziale e che, per il momento, non dispone di una verifica pubblica indipendente. Anche perché interrompere le comunicazioni radio non equivale necessariamente a distruggere un drone: alcuni velivoli possono continuare a seguire una rotta programmata attraverso altri sistemi di navigazione. La stessa stampa ucraina sottolinea che l’obiettivo della cupola è soprattutto impedire agli operatori russi di correggere il volo e individuare nuovi bersagli durante l’attacco.

L’annuncio ha sollevato anche una discussione in Ucraina. Il giornale Glavcom riferisce che alcuni utenti hanno criticato Beskrestnov per aver reso pubblica l’esistenza dell’operazione, temendo che le informazioni possano favorire le contromisure russe. Il consigliere ha difeso la scelta di raccontare i risultati raggiunti, senza tuttavia divulgare le caratteristiche tecniche degli apparati o le loro posizioni. È un equilibrio delicato: dimostrare alla popolazione che la difesa delle città continua a migliorare, evitando di offrire informazioni operative all’avversario.

La nuova cupola di Kiev rappresenta così un ulteriore capitolo della competizione tecnologica che accompagna la guerra in Ucraina. Ogni innovazione offensiva obbliga chi si difende a trovare una risposta, mentre ogni contromisura spinge l’avversario a modificare le proprie armi. Per i milioni di cittadini esposti agli attacchi aerei, il risultato più importante sarebbe ridurre il numero dei droni capaci di raggiungere edifici, abitazioni e infrastrutture. Uno scudo invisibile, dunque, che non rende invulnerabile la capitale, ma potrebbe aggiungere una protezione decisiva alla sua difesa antiaerea.

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